Goldrake: alle origini del fumetto porno

6 settembre 2013

Goldrake è la serie che fa da ponte tra il fumetto nero alla Diabolik (ispirato a una lunga tradizione di eroi criminali e di spietati vendicatori che aveva nutrito la letteratura d’appendice e il cinema seriale degli anni Dieci) e quello erotico-pornografico, di cui è il fortunatissimo iniziatore.

Goldrake è un agente segreto (poi investigatore privato) molto “sensibile” al gentil sesso (tanto che alcuni numeri sono intitolati Goldrake Playboy), palesemente ispirato a James Bond (quello di Fleming più ancora che quello cinematografico). Il volto è però quello di Jean Paul Belmondo, mentre la sua collaboratrice Ursula è ricalcata sull’omonima interprete della prima Bond-girl (il fumetto inaugura così anche la prassi di prendere ispirazione da celebri star del cinema nel dare letteralmente corpo a questi eroi di carta, ovviamente senza chiedere alcun permesso o preoccuparsi di eventuali violazioni di copyright).

Come Bond, anche Goldrake lotta di puntata in puntata in tutto il mondo contro diabolici criminali oppure intere associazioni malavitose o sovversive (nell’episodio Cosa nostra risolve persino l’annoso problema della mafia, quanto meno di quella americana). Non di rado in entrambi i casi si tratta di comunisti, ma non quelli russi: negli anni della distensione erano ormai quasi amici, tanto che Ursula stessa è un agente del KGB. I comunisti contro cui combatte Goldrake sono quindi o terroristi e bombaroli, come nel caso di Giongi Suonatos (ispirato a Giangiacomo Feltrinelli subito dopo la sua morte nell’episodio Il bombardiere rosso, del 1972), oppure adepti del comunismo reale cinese, spesso rappresentati come pederasti (lo insegnava una delle frottole più grossolane della propaganda americana). È il caso dello stesso Mao, che nell’avventura Ping-pong con Mao troviamo a letto col giovane Ciapp-Ciapp e ha per assistente tale Lekka-Kul.

Ma queste paranoie da guerra fredda declinate in barzelletta sconcia sono nulla al confronto della fobia del complotto (di ottocentesca memoria) riesumata nell’episodio 31 (il n. 22 della seconda serie), risalente al novembre 1967 e intitolato Terzo sesso. La terribile associazione a delinquere di turno, intenta a mettere a soqquadro l’intero pianeta, è infatti qui composta interamente da omosessuali che vivono sull’improbabile isola greca di Fallus, vestono come i loro antenati dei tempi di Socrate e sono guidati dal Supremo, «un eccentrico miliardario ateniese noto negli ambienti internazionali del terzo sesso». Il Supremo è ispirato al Nerone de Il segno della croce (Sign of the Cross, 1932) di De Mille, e cioè a Charles Laughton (al quale, se fosse stato ancora vivo, sarebbe certamente venuto un infarto, non per essere finito in un fumetto erotico ma per essere stato vittima di un outing così sfacciato). Il suo piano prevede l’eliminazione di tutte le donne, l’individuazione di un sistema per fare rimanere incinti gli uomini (allo scopo gli accoliti del terzo sesso stanno rapendo le migliori menti del pianeta) e la conversione in gay di tutti gli eterosessuali tramite un portentoso (ed efficace) «generatore di energia protonica sintetizzata». Ovviamente tutti gli omosessuali sono effeminatissimi e inseguono il maschio eroe urlandogli improperi al femminile, minacciando al più di graffiarlo (è quanto fa, tramite il suo micio, persino il Supremo durante una sessione di tortura: una scena cui fa riferimento anche la copertina, sostituendo però l'eroe con una procace fanciulla più consona ad attirare la massa dei lettori di questi fumetti).

Per meglio distinguersi da questa congrega di «invertiti» e «culattoni» (i due termini esauriscono il repertorio lessicale degli autori), Goldrake assume i panni di un celebre ginecologo, ma gli sceneggiatori mostrano di avere le idee confuse sulla differenza che passa tra ginecologia e psicoanalisi, o semplicemente fermo sprezzo del ridicolo, giacché l’unica paziente che si presenta è una donna divenuta ninfomane dopo essere stata stuprata da un «rapinatore negro» e che vorrebbe smettere di tradire il marito. Forse perché non le è rimasto nessuno, essendosi già sollazzata (l’elenco è suo) con il gasista, il giardiniere, un «marinaio reduce dal Vietnam» (dove marinaio immagino volesse tradurre marine), un pugile e uno stewart (!). E ovviamente Goldrake, che non si lascia scappare l’occasione.

L’episodio si limita a rispecchiare tutti gli stereotipi dell’epoca chiamandoli a raccolta semplicemente per ridere degli omosessuali, simpatizzando con un eroe che per la correttezza politica ha la stessa considerazione che in Terzo sesso mostra per la deontologia medica. I produttori non si erano ancora accorti (ma lo avrebbero fatto presto) che gli omosessuali erano anche potenziali acquirenti: Terzo sesso è quindi scritto e disegnato per compiacere esclusivamente il lettore modello (maschio eterosessuale) di questi prodotti che conoscono un immediato successo di pubblico e assurgono presto alle cronache come esempi di quanto di peggio possa produrre l’industria di massa.

Nonostante tutto, la serie è di una qualità superiore alla media di questi fumetti e il successo le ha consentito di attraversare senza crisi tutti gli anni Settanta. Goldrake viene chiusa solo nel 1980, ma subito torna in edicola con ristampe in numeri doppi intitolate Goldrake collezione. Terzo sesso, ad esempio, ha così rivisto la luce nell’ottobre 1980, nel sesto fascicolo (oltre a essere già riapparso nel 1970 nel volume Maxi Goldrake Playboy n. 6, intitolato Vieni che ti graffio). Nel frattempo la rappresentazione dell’omosessualità era mutata sensibilmente persino all’interno di molti fumetti pornografici, che sarebbe un errore grossolano accomunare tutti con affrettato disprezzo. Ma di questi mutamenti non si trova traccia in Goldrake, rimasto sino alla fine fedele a se stesso, e cioè a quel tipo di eroe superomistico che, consapevolmente o meno, per semplice imitazione di modelli inveterati o per convinzione, odorava di fascismo commisto a montagne di dollari. Oltreché anticomunista, Goldrake infatti (lo si sarà compreso) è maschilista, razzista e talmente omofobo da schifarsi persino quando vede due lesbiche che si baciano al bar, ed è proprio il colmo in un porno eterosessuale! Puntualmente, non gli viene fatta mancare una ricorrente nemica saffica, Madame Brutal, rappresentata sempre in tenuta intima, con una maschera che le copre il volto e la frusta in mano. Insomma una villain come poteva immaginarla Von Masoch.

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