Shirtlifter

15 novembre 2013, Pride n. 155 - Maggio 2012

Il primo titolo non giapponese della benemerita etichetta bolognese Renbooks, specializzata nella pubblicazione di fumetti glbt, è anche il loro primo libro a colori e raccoglie due delle uscite americane della serie Shirtlifter, arrivata negli Usa al quarto numero.

Ma è una tavolozza scarna, tagliente e asettica, quella usata dal canadese - californiano di adozione - Steve MacIsaac nelle sue tavole, quasi fosse timoroso che delle tinte troppo sgargianti e “leccate” potessero distogliere l'attenzione del lettore dalla vera essenza delle sue storie, che sono quanto di più onesto e lucidamente spietato si sia visto di recente in un fumetto gay occidentale “drammatico” (la spudorata comicità del tedesco Ralf König fa caso a sé). Le storie brevi di MacIsaac ricordano piuttosto l’opera del francese Fabrice Neaud e il suo Journal: stessa attitudine all'autobiografia disincantata e feroce, stesso montaggio secco e medesimo uso disinvolto delle didascalie, alle quali l’autore affida il commento in prima persona delle immagini. Questo espediente scaraventa il lettore all’interno delle vicende narrate senza dargli scampo, salvandolo soltanto con una buona dose di (auto)ironia sottile e inesorabile, che faceva difetto al giovane Fabrice degli anni Novanta ma che invece è una delle doti del quarantaduenne MacIsaac.

La prima e più lunga sequenza del libro, “Letti Disfatti”, è la cronaca di uno spaesamento culturale e di coppia, una specie di Lost in Translation in chiave gay. Derek, attore californiano fallito, comincia a pentirsi di aver seguito a Tokyo il fidanzato Michael a causa del suo lavoro per una multinazionale, contando i giorni che lo separano dal ritorno negli Usa. Così trascorre il tempo in palestra, insegnando inglese ai giapponesi e raccattando in chat qualche incontro fugace di sesso, ma solo scopando con altri americani, visto che i giapponesi non gli piacciono. Quando Michael gli comunica che il suo lavoro va bene e che medita di accettare una promozione che lo tratterrà in Oriente ancora per lungo tempo, Derek si sente mancare la terra sotto i piedi; la sua reazione sarà inaspettata…

Come spiega lo stesso MacIsaac in appendice, questa storia è la meno direttamente autobiografica del volume, nonostante anche lui come Derek abbia trascorso un periodo in Giappone. Nelle altre novelle a fumetti il racconto si personalizza in maniera estrema quando è lo stesso autore a farsi personaggio con le proprie fattezze, ma il gioco dei rimandi alle sue reali esperienze di vita diventa solo uno sfizioso accessorio: quel che conta davvero è che il racconto di un coming out rimandato troppo a lungo, delle difficoltà di una famiglia ad accettare il figlio gay, della colpevolizzante ma liberatoria esperienza del sesso bareback, della compulsività sessuale degli incontri online perde la contingenza del momento e diventa uno spaccato universale e senza tempo della comunità gay di oggi. Fa specie registrare anche stavolta che l’occhio attento e sincero di MacIsaac non si può scindere dalla sua sottocultura di appartenenza, quella ursina, rappresentata generosamente nell’aspetto e nei dialoghi dai suoi personaggi muscolosi e pelosi.

Non lasciatevi sfuggire Shirtlifter: ne vale davvero la pena.


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