Kinsey a San Francisco

7 luglio 2014

Negli anni Settanta, uno psicologo e un sociologo dell’Institute for Sex Research fondato da Alfred Kinsey si sono messi a indagare l’omosessualità ricavandone diverse pubblicazioni dense di dati statistici. Questa è la più ambiziosa e completa, riguarda sia uomini che donne ed è basata su interviste fatte a 1.500 persone dell’area di San Francisco. Il metodo è insomma quello del maestro: Kinsey aveva sconvolto l’America degli anni Quaranta e Cinquanta con i suoi due rapporti sulla sessualità di uomini e donne, e lo scopo di questa ricerca è il medesimo, ovvero sfatare luoghi comuni andando a scoperchiare il vaso di Pandora per vedere cosa contenga davvero. Invece di continuare a parlare di omosessuali e omosessualità come se fossero cose realmente note replicando in realtà comode credenze dure a morire, Bell e Weinberg hanno cercato di capire come vivessero davvero gli omosessuali, come organizzassero la loro vita e come sopravvivessero alle vessazioni della società.

Per l’epoca i risultati furono evidentemente rilevanti, oggi hanno un valore come repertorio documentale. Il campo dell’indagine mi pare pressoché completo e considera nell’ordine (il tutto separatamente per uomini e donne, tenendo in conto ulteriormente differenze di razza ed età, quando rilevanti): visibilità, attività sessuale, battuage, rapporti di coppia, livello di accettazione della propria omosessualità, lavoro, religiosità, politica, matrimonio, amicizia, attività sociali (militanza inclusa), difficoltà esperite nella società, livello di salute fisica e mentale. Il tutto aperto da un capitolo metodologico e da uno che riprende il discorso dai rapporti Kinsey, e chiuso da un’appendice dedicata all’“etnografia della scena omosessuale della Bay Area”.

Il risultato cui arrivano i due autori, esplicitamente offerto a politici e legislatori, è quello di sfatare senza mezze parole tutta una serie di luoghi comuni: gli omosessuali non sono malati, non vivono tutti nascosti, hanno più fantasia di quanta ne serva per scimmiottare i ruoli eterosessuali, a letto e fuori, ma non pensano solo al sesso, sono perfettamente in grado di formare legami stabili e famiglie, allevare bambini, operare nella società, non sono pericolosi e soprattutto non hanno come unica fissazione molestare fanciulli (su questo punto i due sono molto chiari: l’eterosessualità è infinitamente più pericolosa). Nulla ovviamente che non sapessimo tutti, ma per il resto del mondo molte di queste erano delle scoperte. Il punto era proprio questo: per una volta le informazioni sugli omosessuali, e sui diversi modi di vivere l’omosessualità (da cui il plurale del titolo), venivano dalla comunità vera anziché da quattro campioni in croce interrogati negli ospedali psichiatrici. Quanto questo potesse fare la differenza lo si capisce facilmente.

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