Capri Pagana

Anche con Capri Pagana, com'era accaduto in occasione dell'uscita di Ernesto e gli altri, Claudio Gargano dimostra di conoscere a fondo la narrativa e i narratori omosessuali di quel particolare periodo pre e post giolittiano che fu tanto frizzante quanto irripetibile.

A differenza del resto d'Europa, l'omosessualità in Italia non era più reato già a partire dal 1889, anche se, a dire il vero, il Sud era stato già prima esentato dall'introduzione dell'articolo 425 previsto dal codice penale del Regno di Sardegna; anche per questo motivo luoghi meravigliosi e città stupende come Venezia, Roma, Firenze, Capri, Taormina divennero mete di un turismo sessuale piuttosto sostenuto, composto da intellettuali ed abbienti di diverse nazionalità ed in particolare tedeschi, americani e francesi.

Attraverso il saggio (Ed. La Conchiglia 2007, pp. 300, 22 euro) l'autore ci accompagna nella Capri di fine Ottocento - inizio Novecento, dove gli uranisti vi si recavano per più o meno lunghi periodi pronti a cogliere le bellezze naturalistiche dell'isola di Tiberio.
A Capri si sorvolava sui gusti sessuali e sulle birichinate di quegli avventori dal portafoglio grosso, a patto che fosse conservata una sorta di etichetta, un codice non scritto improntato sulla discrezione, sul "si fa ma non si dice"; Oscar Wilde, che, dopo essere uscito di prigione si era recato a Capri con Alfred Douglas nel 1897, venne cortesissimamente invitato a lasciare l'hotel in cui alloggiava per via della sua cattiva fama.
Gargano ci racconta di un Christian W. Allers, che, innamorato dell'isola e dei giovani isolani vi si stabilì e vi costruì pure una villa, salvo poi fuggire in tempo (e prontamente allertato) per evitare i carabinieri che lo cercavano per via dei suoi rapporti con i modelli un po' troppo giovani; ed ancora di Gide, von Platen, James, Douglas, del trio Maugham - Benson - Brooks, di Prokosh, Makenzie e molti altri artisti, poeti ed amanti del Bello che nella Capri di allora cercavano forse la fuga da un mondo che non li amava abbastanza.

E' interessante nel libro l'analisi da più angolazioni del caso von Krupp e dello scandalo ad esso correlato: il magnate tedesco (che a Capri lasciò il segno) venne messo alla berlina sugli organi di stampa perché, omosessuale, sfruttava per i suoi piaceri la gioventù dell'isola... ma fu vero o fu una campagna diffamatoria, vista la situazione politica e la quantità dei suoi averi? Fatto sta che Krupp tornò in Germania, dove morì poco dopo suicida o, come volle la famiglia, per un infarto.

Unica pecca del saggio è la parte che riguarda Adelsward-Fersen (che a Capri vi costruì la stupenda Villa Lysis) ed il giovanissimo Nino Cesarini: anche l'autore infatti cade nell'errore di affidarsi troppo a Roger Peyrefitte, il quale racconta in forma romanzata dell'incontro casuale a Roma fra il barone alsaziano ed il giovanissimo operaio; in realtà fu il fotografo tedesco von Plueschov, in seguito condannato per prossenetismo, a portare a Villa LysisCesarini, lavoro che faceva abitualmente; infatti von Plueschow fotografava sì i giovani ragazzi, ma per poi diffondere i cataloghi in tutta Europa e quindi guadagnare sulla presentazione dei modelli ai vari turisti che, sostanzialmente, giungevano apposta nel Bel Paese.

Capri Pagana. Uranisti e amazzoni tra Ottocento e Novecento
arricchisce il panorama storico omosessuale italiano ed è indicato per un lettore che, oltre ad amare la poesia, la letteratura e l'arte, vuole spingersi oltre e conoscere più da vicino i vizi e le virtù di quei viaggiatori impegnati nella perenne ricerca di sé stessi.
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Altre recensioni per Capri Pagana

titoloautorevotodata
Capri paganaDaniele Cenci
04/03/2008

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