Valentino: L'ultimo imperatore

18 marzo 2020

Un favolistico anacronismo di nome Valentino: è questo, in due parole, il soggetto del presente documentario di Matt Tyrnauer, risalente al 2008 e incentrato su un personaggio che non fa niente per risultare simpatico. Ma che lo diventa in quanto incarnazione della resistenza di un’individualità ipertrofica – con regole esclusivamente proprie, sia nel lavoro sia nella vita – che si scontra con un mondo sempre più impersonale. Un mondo fatto di grandi gruppi finanziari che, usando come grimaldello la democratizzazione della moda, si muovono in direzione opposta rispetto a quella che si direbbe essere la ragione di vita stessa dell’“ultimo imperatore” del titolo: rendere eterno l’effimero, attraverso un artigianato tanto sapiente quanto demodé.

Con uno stile tutto sommato neutro, ma con l’efficacia rivelatrice di un pedinamento implacabile e indiscreto, il documentario racconta due anni di vita del coutourier di Voghera fino alla titanica celebrazione del quarantacinquennale della sua carriera, nel 2007, nel cuore di Roma.

Visto in ottica LGBT, il ritratto di Valentino fornito da Tyrnauer è – per usare una parola un po’ avariata – edificante. Certo, la vita personale dello stilista ha ben poco a che fare con quella di centinaia di migliaia di gay “comuni”, e trova un rispecchiamento solo nel privato di un gruppo sparuto di omosessuali della sua generazione, che hanno costruito la propria bolla di privilegio prima della Gay Liberation. Ma questo non impedisce di apprezzare, nel documentario, la grazia con cui è rappresentato il rapporto – prima d’amore, poi di business, ma sempre di intesa e di solidarietà – tra Valentino e il suo storico partner Giancarlo Giammetti. Coloro che trovano inverosimile Il vizietto, dovranno ricredersi di fronte a questa coppia inossidabile.

Non che Valentino e Giammetti siano buffi, perché anche le intemperanze da “divina” del primo sono sempre improntate a una serietà e a una meticolosità cocciuta (talvolta pure a una certa durezza) che di buffo non ha proprio niente. La somiglianza sta piuttosto nella nettezza con cui i ruoli sono ripartiti: come Renato, Giammetti è il filtro – anzi, il vetro antiproiettile – tra la realtà e Valentino, mentre Valentino, come Albin, è lo slancio verso l’ideale; tanto che, se fosse possibile, Valentino il mondo se lo lascerebbe volentieri alle spalle, almeno per così com’è. Ed è simbolicamente quello che lo stilista fa alla fine del documentario, ritirandosi dopo il quarantacinquennale per potersi godere la propria “cage aux folles” espansa… oserei dire XXL, anche se cucita – ça va sans dire – su misura, come il favoloso mantello che Valentino offre in dono al giornalista André Leon Talley, il quale accoglie l’omaggio in un tripudio di gridolini che neanche lo stesso Michel Serrault nel Vizietto.

Tornando a Valentino e Giammetti, è commovente anche per lo spettatore la sequenza in cui il primo ringrazia il secondo – ma anche tutto il resto della sua famiglia allargata, lasciata malauguratamente sullo sfondo e fatta di ex-compagni ed ex-“musi ispiratori” con relative mogli e prole – durante il discorso per l’assegnazione della Légion d’Honneur. Alle modelle che gli chiedevano se avrebbe parlato anche di Giancarlo, Valentino aveva risposto con uno sprezzante «à la fin, à la fin». Ma prima di nominare il partner, lo stilista si blocca, fa forza su se stesso per non piangere, e pronuncia il ringraziamento a velocità decuplicata, visibilmente spaventato dall’idea di lasciarsi andare.

Se esistesse un corrispettivo gayo del Centro Cattolico Cinematografico, che valutasse i film in base al loro contenuto ideologico, basterebbe questo momento per segnalare Valentino: L’ultimo imperatore come un’opera “raccomandabile”.

La riproduzione di questo testo è vietata senza la previa approvazione dell'autore.

Potrebbe interessarti anche…

titolointerpreteanno
Contempery Eaton, Wallas1959
titoloanno
Yves Saint Laurent2014
autoretitologenereanno
Malcolm McLarne, Alan Moore, Antony Johnston, Facundo PercioFashion Beastfantascienza2016
Filippo ScòzzariPrimo Carnera1982
autoretitologenereanno
Gianni BassoGay livingmiscellanea2004
Mino CaudanaItalia nudasaggio1973
Massimo ConsoliKiller aidsbiografia1993
Filippo Tibertelli de PisisAdamo o dell'eleganzasaggio1998
Eleonora Del Vecchio, Giovanbattista BrambillaMaschi da dietrosaggio2002
Mario GuarinoVersace versus Versacesaggio2003
Daniel HarrisRise and Fall of Gay Culture, Thesaggio1997
Eric J. HobsbawmSecolo breve - 1914/1991, Ilsaggio2003
Angelo PezzanaDentro & Fuoribiografia1996
Marco Rubiola, Oliviero ToscaniHomofobicussaggio2006
Tutti i risultati (15 libri) »
titoloautoredata
Vanity BearMarco Albertini22/02/2011
titoloartistaanno
Being boringNeil Tennant, Chris Lowe1990
VogueMadonna, Niki Haris, Donna DeLory1990

Le recensioni più lette di questi giorni

  1. 1

  2. 5

    Lenny (film, 1974)

    di

  3. 8

    Relax (videoclip, 1983)

    di

  4. 9

    Accendimi di desiderio (libro, 2004)

    di Vari