I vizi morbosi di una giovane infermiera

27 maggio 2006

Dopo il positivo riscontro di pubblico riservato a L'appartamento del 13° piano, De La Iglesia ricorre ancora al thriller per proporre in chiave metaforica un suo commento sulla società contemporanea e lo fa riprendendo alcune idee di Arancia meccanica di Kubrick, rivisitate in modo molto personale. Il rimando al cinema di Kubrick è esplicito: le vittime dell'assalto degli pseudo-drughi di De La Iglesia guardano la tv mentre viene annunciata la messa in onda proprio di Arancia meccanica. La protagonista del film, poi, è Sue Lyon, attricetta di poca fortuna che aveva esordito con Kubrick in Lolita, tratto dall'omonimo romanzo di Nabokov che l'infermiera legge quando si reca in un locale dove le vecchie zitelle possono rimorchiare giovani marchette.

De La Iglesia affianca le vicende di un gruppo di teppistelli, e le ricerche di un medico relative a una versione più blanda della Cura Ludovico, con le imprese di un'infermiera serial killer che uccide giovani maschi frustrati e depressi per salvarli da una vita che non li soddisfa (il titolo originale - Una gota de sangre para morir amando - sintetizza molto bene il senso degli omicidi compiuti dall'infermiera, mentre quello italiano - I vizi morbosi di una giovane infermiera - cerca stupidamente di vendere il film come una sorta di pornocommedia all'italiana di quelle che andavano di moda da noi in quegli anni).


Tra le vittime c'è anche un giovane omosessuale che l'infermiera va a rimorchiare in un locale gay vestita da lesbica butch. In un film che, pur nella sua aria un po' scombinata, ribalta sistematicamente gli stereotipi e spiazza costantemente lo spettatore abituato ai luoghi comuni del cinema popolare, la protagonista non uccide il ragazzo in quanto gay, ma in quanto incapace di accettare positivamente la propria omosessualità. Quando lui le dice: «Forse potresti aiutarmi a cambiare», lei risponde: «La gente non dovrebbe aiutarsi a cambiare, la gente ha il diritto di essere se stessa», e dopo il loro rapporto aggiunge: «Non pensare di essere totalmente cambiato per questo. Sarai ancora solo. E sai perché? Perché non ti accetti per quello che sei».


Altrove il film deride gli stereotipi della mascolinità, sia attraverso il personaggio dell'attore fallito che si ritrova a pubblicizzare mutande leopardate (sotto la direzione di un regista particolarmente effeminato), sia attraverso li profilo dell'assassino stilato dalla polizia e sostenuto dal medico-criminologo che sta sperimentando la cura contro la violenza: visto che le vittime sono tutti ragazzi tra i diciassette e i venticinque anni, per loro l'omicida deve essere un gay depresso. Il finale, a suo modo brillante, riprende lo spot di biancheria per siglare il fallimento di una società omologante di stampo fascista che ovviamente rimanda al regime di Franco.


La riproduzione di questo testo è vietata senza la previa approvazione dell'autore.

Potrebbe interessarti anche…

Le recensioni più lette di questi giorni

  1. 1

  2. 4

    Relax (videoclip , 1983)

    di

  3. 5

  4. 8

    Dune (libro , 1984)

    di

  5. 10

    Spatriati (libro , 2021)

    di