Otra vuelta de tuerca

18 giugno 2006

Dopo la serie di film sulla delinquenza giovanile, legati alla relazione tra il regista e il giovane attore José Luis Manzano, De la Iglesia si dedica a un film completamente diverso tornando al genere horror, che aveva frequentato nei suoi primi anni di attività. Si tratta però di un prodotto di tutt'altro tipo: qui non c'è infatti più niente di sensazionalistico e di cruento, e l'orrore è giocato invece tutto sulle tensioni psicologiche tra i personaggi. Recuperando le tonalità melodrammatiche a lui care e che avevano dato vita ai suoi film migliori nei tardi anni '70, De la Iglesia rilegge il popolare racconto Giro di vite di Henry James in chiave omosessuale, offrendone un'interpretazione molto personale e acuta. I fantasmi che ossessionano il protagonista Roberto, giovane tutore educato in un collegio di gesuiti, non sono altro che i rimossi dei desideri erotici che inconsciamente lo ossessionano e che lo portano a vedere risvolti morbosi in ogni comportamento della piccola Antonia e soprattutto del giovane Mikel, da cui si sente sempre più fisicamente attratto e che prende a perseguitare in risposta alle sue provocazioni disinibite, cercando di scavare al contempo in modo morboso nel suo passato. Roberto sembra insomma recuperare alcuni tratti del protagonista di El sacerdote e il vigore delle accuse di De la Iglesia rivolte alle repressioni del cattolicesimo non ha perso nulla negli anni. Anzi, benché privato di precise connotazioni storico-politiche, in Otra vuelta de tuerca è persino più tragico poiché non concede lieto fine.
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