Modesty Blaise

7 giugno 2010

Modesty Blaise è probabilmente il più famigerato dei film di Losey, regista di teatro americano trasferitosi in Gran Bretagna, dove ha avviato una fortunata carriera cinematografica. Losey cerca di trarre un film da un fumetto di Peter O'Donnel e Jiom Holdaway, che vorrebbe essere una parodia in chiave pop delle imprese allora in voga di James Bond. Diciamo pure un Austin Powers ante litteram. Ma il risultato è mal riuscito, un pasticcio kitsch incredibilmente confuso e senza nerbo, anche a fronte di altri esperimenti bizzarri di Losey, magari non privi di accenti camp, come Boom! e Cerimonia segreta. Il problema è che nessuno sembra credere nel film, a cominciare dagli attori, molti dei quali fuori parte. È il caso soprattutto di Monica Vitti nel ruolo della ladra protagonista e di Rossella Falk in quello della sadica antagonista. Ma Losey riesce qui a offuscare la luce anche di attori quali Terence Stamp e Dirk Bogarde.

Il villain titolare del film è proprio Bogarde, che con Losey aveva subito instaurato un sodalizio professionale durato per tutti gli anni Sessanta e per cinque film. Basti dire che dei personaggi più o meno velatamente omosessuali interpretati dall'attore, da Il servo (1963), ancora di Losey, fino a Morte a Venezia (1971), questo è l'unico che indulga nella macchietta: esteta del delitto legato edipicamente alla mamma, effeminato e ossigenato, Gabriel non offre certo all'attore grandi possibilità di esprimere le sue doti professionali, né quella certa militanza che gli possiamo riconoscere in altri ruoli (benché avesse tenuto la propria omosessualità accuratamente confinata nella sfera privata).

Un film troppo spento anche per poter essere goduto in chiave camp.

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titoloanno
Servo, Il1963

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