Sognando Beckham

23 agosto 2006

Da qualche anno la commedia inglese sta scoprendo il potenziale comico della società multietnica, e tra tutte le comunità di immigrati quella indiana si presta particolarmente bene allo scopo per ovvie ragioni storico-culturali. Lo ha insegnato la fortunata serie televisiva Goodness Gracious Me (1998-2000), che derideva gli sforzi compiuti dalle nuove generazioni di immigrati indiani per adeguarsi alle tradizioni culturali inglesi, e viceversa l'attaccamento alle tradizioni delle generazioni più vecchie, nonché i compromessi e le piccole e grandi ipocrisie di entrambe. L'idea ha avuto successo ed è passata presto al cinema, con East is East (1999), e quindi con Sognando Beckham che, con la sua storia del brutto anatroccolo che vuole a tutti i costi seguire la sua strada, sfrutta anche il recente successo di un'altra commedia inglese, Billy Elliot (2000). Il pretesto in questo caso è quello di una ragazzina fissata con Beckham che vuole a tutti i costi diventare una calciatrice professionista: i genitori la vorrebbero sposata e avvocato, lei si impunta e fa tutto di nascosto, con la parziale complicità della sorella maggiore e con l'appoggio di un amico coetaneo, sempre di origini indiane, che a un certo punto le confida di avere anche lui una passione per Beckham, ma non in quanto calciatore...

In parallelo seguiamo la storia di un'altra giovane calciatrice, inglese questa volta, che ha anche lei qualche problema a far accettare alla madre la sua passione. La preoccupazione di sua madre è volutamente identica, alla fine, a quella della madre indiana: pensano entrambe al matrimonio ("chi se la sposa una ragazza che ha più muscoli del potenziale marito?", dice la madre inglese). Inoltre, a un certo punto la donna si convince che la figlia e la sua amica indiana siano lesbiche: dapprima tenta di affrontare lo shock, poi cede ai nervi, infine, scoperta la verità (entrambe le ragazzine si sono invaghite del coach della squadra, e ne hanno ben donde), si scusa con buona dose di ipocrisia sostenendo di non avere nulla contro le lesbiche, tanto da aver tifato per la Navratilova anche quando sapeva che "non era normale".


Nell'insieme una commedia gradevole, che ovviamente gioca sugli stereotipi (etnici), deridendone altri (ad esempio l'idea che le calciatrici debbano necessariamente essere lesbiche), un po' come, dall'altra parte dell'oceano, ha fatto Mambo italiano (2003) con gli immigrati italiani in Canada. Ed è curioso che in tutte queste commedie sulle famiglie etniche (East is East incluso) ci scappi regolarmente il personaggio gay. Forse perché si presta bene a rappresentare l'alternativa alla famiglia soffocante che opprime con la tradizione obbligatoria del matrimonio, specie se la famiglia è di stampo matriarcale, per quanto eventualmente dissimulato. O forse perché una certa correttezza politica in questa direzione compensa il gioco con gli stereotipi etnici, che poi sono sempre gli stessi: madri opprimenti fissate con la cucina tradizionale e la religione, e padri dall'apparenza severa ma in realtà succubi delle mogli e alla fine più arrendevoli e comprensivi, ma in ogni caso vittime dello spettro della rispettabilità e del buon nome della famiglia presso parenti e conoscenti. Pertanto i due sposini possono rotolarsi in auto ben prima delle nozze, l'importante è che nessuno lo sappia (soprattutto la mamma). Famiglie così lontane e così vicine alle nostre, tradizioni così poco esotiche e anche meno dissimili dalla nostra borghesia, piccola o grande: non stupisce il successo internazionale.

In ogni caso non si deve ovviamente chiedere a questi film il livello di un'indagine sociologica, o la finezza tragicomica di un Mike Leigh, ma solo una satira bonaria, che nel caso di Sognando Beckham è certo più sfocata e meno pungente di quella di Goddness Gracious Me, per il semplice fatto che il film si offre a un target più ampio rispetto alla serie tv, che era fatta da indiani immigrati su indiani immigrati, con poche preoccupazioni di comprensibilità e godibilità all'estero.
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