Psycho

5 gennaio 2011

Hitchcock era sempre stato interessato alle anomalie sessuali e al loro rapporto con la cronaca nera: c'è quindi poco da dubitare del fatto che proprio le turbe sessuali di Norman Bates siano tra gli elementi del romanzo di Bloch che lo hanno sedotto.

Nonostante ciò, e nonostante punti a infrangere le norme della censura dell'epoca in materia di rappresentazione dell'eros e della violenza, Hitchcock non si spinge fino al livello di evidenza raggiunto da Bloch. Ma nonostante i freni che si impone, Hitchcock sfrutta consapevolmente l'ambiguità del personaggio offerta dal romanzo: a chi gli chiedeva se facendolo ancheggiare in modo un po' troppo vistoso quando sale le scale volesse offrire allo spettatore un indizio dei suoi disturbi, il regista rispondeva che «l'indizio basilare era nella natura femminea del personaggio nel suo insieme». La virilità di Norman è così messa a più riprese in discussione, ad esempio nell'alterco con la Madre e nella schermaglia verbale con Arbogast (limata nella versione italiana).

In particolare, nell'alterco udito da Marion, più che rimproverare il figlio, la Madre sembra volergli illustrare ciò che si aspetta da lui di fronte a una bella ragazza:

Madre: […] E a lume di candela immagino. In quel modo volgare e peccaminoso che piace tanto ai giovanotti dagli istinti morbosi come i tuoi. […] E poi che succederà? Dopo cena musica, sospiri, eh?

Norman: Mamma, è solo una forestiera. Non ha mangiato e sta piovendo.

Madre: "Mamma, è solo una forestiera". Come se le forestiere non fossero desiderabili.

Trattandosi di una voce interiore dello stesso Norman, si può pensare che egli stesso, di fronte alla bellezza di Marion, sia consapevole di cosa ci si aspetta da lui e che tutto ciò che consegue sia il risultato del suo sentirsi inadeguato a tali richieste. Ovvero, del suo non provare quel genere di interesse per Marion.

Il voyeurismo di Norman serve allora a operare un confronto tra sé e gli allettamenti cui Marion lo sottopone . Norman si mette alla prova ma, dopo aver osservato, appare più deluso che eccitato. Il fallimento rinnova il complesso di inferiorità rispetto alle attese della Madre: gli sguardi rivolti verso la casa comprovano che è a lei che sta pensando, non a se stesso o a Marion. Lungi dall'essere preda di impulsi irrefrenabili, si va a sedere in cucina a riflettere. La molla che scatena la rabbia di Norman e ne risveglia la furia omicida deve ancora scattare: non è la conseguenza diretta del suo voyeurismo, ma piuttosto delle meditazioni successive al suo fallimento.

L'assassinio di Marion, più che lo sfogo di un blocco edipico che non consenta di scaricare altrimenti il desiderio (interpretazione univocamente sostenuta dalla critica, sostanzialmente in accordo alle teorie esposte dallo psichiatra, che tiene a distinguere fra travestitismo e omosessualità), appare come la messinscena di un atto sessuale prescritto ma non altrimenti realizzabile (in assenza di desiderio), inteso a distruggere al contempo l'oggetto che costituisce il memento dell'alterità di Norman (interpretato da Anthnoy Perkins, la cui omosessualità non era di dominio pubblico ma era ben nota a Hitchcock).

(Rimando chi fosse interessato a una lettura più approfondita al mio Alfred Hitchcock. Psyco, in particolare alle pp. 101-112).

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nomeprofessioneautoreanni
Farley GrangerattoreVari1925 - 2011
titoloanno
Nodo alla gola1948
autoretitologenereanno
AA.VV.Out in Culturesaggio1995
Mauro GioriAlfred Hitchcock. Psycosaggio2009
Theodore PriceHitchcock e l'omosessualitàsaggio1995
Eric Rohmer, Claude ChabrolHitchcocksaggio1986

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