Per diventare gay, di Mines (2006).

La Retorica c'insegna che l'iperbole è quel tipo di figura retorica

"che consiste nell'esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l'amplifichino, per eccesso o per difetto".
Per esempio, dire "sono talmente stanco di cercare inutilmente una donna che faccia per me, che quasi quasi divento gay" costituisce un'iperbole.
Che sarebbe poi l'iperbole stessa su cui si basa questa canzone, che spiritosamente intende quantificare il grado d'esasperazione dell'io narrante attraverso un'esagerazione, per l'appunto, iperbolica. Alla ragazza di cui ha invano cercato di liberarsi, dunque, il cantante dice a muso duro:
"Sto studiando, sai, per diventare gay / ed essere felice anche se non ci sei. /
Sto studiando, sai, per diventare gay / e dire allegramente "Bambine mie, goodbye, bye!".
Ovviamente, e qui sta la natura umoristica dell'iperbole, mentre afferma il cantante nega, perché quel che sta dicendo in realtà è che è talmente attaccato alla persona la cui assenza lo rende infelice, che il solo modo per risolvere questo attaccamento sarebbe di una drasticità estrema, ossia smetterla di amare le donne tout-court:
"Cercavo il grande amore, e trovo solo sesso / con le bugiarde del Gran bar; /
cercavo un bell'amplesso, e trovo il grande amore / che mi sistema per un po'. / (...)
Sembravi una introversa - e invece eri solo persa; / sembravi una innocente, ma ti eri fatta il continente. /
Però ogni notte esco - perché non ho mai smesso /
di cercare una donna che mi faccia ancora fesso".
La musica, un allegro motivetto ballabile, accresce il carattere umoristico del pezzo, che a mio modo di vedere è pienamente riuscito, in quanto il cantante riesce a rendere chiarissimo il punto che gli sta a cuore.

Purtroppo, però, il videoclip che ha accompagnato questo brano ha rovinato tutto.
Perché dall'iperbole si è passati direttamente alla caricatura, che è tutt'altro tipo di figura retorica, la quale "storpia volutamente l'immagine della persona rappresentata, caricandone (da qui il termine) alcuni tratti caratteristici della fisionomia".
Questa fisionomia può addirittura essere del tutto immaginaria, come nel caso delle caricature naziste degli ebrei, che esageravano tratti inesistenti, se non nel pregiudizio razzista. In quest'ultimo caso, si parla di calunnia.
Che è esattamente ciò che presenta questo ripugnante video: non iperbole, non satira, ma puro e semplice linciaggio visuale.

Dei cento modi spiritosi e magari malandrini in cui si sarebbe potuto rappresentare visivamente il paradosso della canzone, si è scelto l'unico che avesse un contenuto deliberatamente ingiurioso nei confronti del mondo gay. Oltre tutto, per farlo, si era contraddetto lo spirito leggero e spiritoso con cui Mines aveva maneggiato il tema (e ciò, incidentalmente, mi fa pensare che l'approccio del video non sia affatto farina del suo sacco).
Nel video, il cantante va a scuola di omosessualità, che prevede insegnanti, banchi e tutto quanto.
Gli insegnanti? Degli "zombie" di travestiti talmente mostruosi che mai se ne vide traccia nel mondo gay neppure nel più sderenato spettacolino trash.
Le materie d'insegnamento? Trucco e parrucco, travestimento da donna, scheccata, urletti e gridolini, sculettamento e isteria di contorno.
Tutto questo, nel 2006, è quanto è riuscito a visualizzare un regista italiano quando gli è stata pronunciata la parola "gay". Rendendo palesi a chiunque, con un risultato di cui sono certo si vergognerà nel giro di pochi anni, i decenni di arretratezza culturale scontati da un ambiente culturale asfittico, bigotto, chiuso e incapace di osare come quello italiano.

Per chiudere, un piccolo aneddoto. Quando uscì il video, concordai un'intervista con il critico musicale della rivista che dirigevo all'epoca, "Pride".
Credevo di averne uno scambio di opinioni pungente, invece ottenni solo un'intervista "in ginocchio" che non chiedeva mai al cantante conto dell'immagine insultante che aveva dato di noi nel video.
Come direttore avevo la pessima abitudine di non censurare i punti di vista dei miei collaboratori, pertanto, pur dissentendo al massimo, la pubblicai lo stesso. Ma ovviamente mi guardai bene dal rinunciare a chiedere al collaboratore, in termini molto coloriti, se si fosse completamente bevuto il cervello, e se davvero quella porcata omofobica gli sembrasse il capolavoro che sembrava fosse, a leggere la sua intervista.
La risposta? "Ovviamente no, è orribile, però già nessuno vuole parlare di noi, se poi ci mettiamo a sparare addosso ai pochi che lo fanno, non riusciremo mai a far parlare dei nostri problemi".

Fu lì che capii come la "ragionevolezza", portata avanti da troppo tempo dal movimento gay per dimostrare che noi non eravamo "pericolosi estremisti", fosse nemica della Ragione. Perché se di me si deve parlare solo per calunniarmi e basta, allora io sto meglio se nessuno parla di me. Se non altro il silenzio non può peggiorare la situazione, a differenza di quanto fanno le calunnie.

Per questo sono lieto di poter dire e proclamare finalmente al mondo, qui, che questo è uno dei video più brutti, stupidi, ignoranti, provinciali, gretti e cretini che abbia mai visto in vita mia sul tema gay. E sto ancora usando eufemismi.
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