Fede oltre il risentimento

Coscienza cattolica e coscienza gay: risorse per il dibattito. Così recita il sottotitolo del libro, evidenziando in tal modo il desiderio di fornire spunti di riflessione, e approcci diversi e creativi, a un tema che potremmo sintetizzare in: "chiesa cattolica e questione omosessuale".

Nella prefazione l'autore esplicita subito il proprio punto di partenza laddove scrive:

"Mi sarebbe tuttavia stato impossibile diventare teologo e persona preoccupata di esprimere la verità se non fossi stato anche pronto a cercare di essere sincero riguardo a ciò che significa essere credente come uomo gay".

Di qui l'importanza di trovare modi per raccontare la verità in una cultura dove l'ipocrisia e l'uso dello scandalo producono effetti terribili in tutti.

Egli sostiene che non vi è alcun bisogno di attaccare la Chiesa, anche perché il rischio che si corre è quello di

"incoraggiare quelli che si sentono attaccati a innalzare muri ancora più impenetrabili e a considerarsi "vittime", "eroi", "martiri della verità" in un mondo che li disprezza".

La strada da percorrere resta dunque quella di una rilettura critica delle Scritture, della legge naturale e della teologia morale.

Il primo testo preso in esame è il capitolo 9 del Vangelo di Giovanni, in relazione alla guarigione del cieco nato. Partendo dall'esclusione dalla comunità del cieco che, in quanto menomato e frutto di "un" peccato, non può far parte del popolo di Israele, Alison evidenzia la capacità sovversiva di Gesù; egli agisce di sabato, infrangendo le regole e dimostrando che la creazione è un processo ancora in corso, ma soprattutto riammette nella comunità colui che mai ne aveva potuto far parte per un pregiudizio di peccato secondo cui chi nasce con una deformazione è sicuramente il frutto di una colpa.
In questo ribaltamento di prospettiva tra "buoni" e "cattivi" (che vede i farisei, in un primo tempo spiazzati, coalizzarsi di nuovo contro il guarito e il guaritore) l'autore sottolinea un passaggio fondamentale:

"il peccato cessa di essere un difetto che esclude e diventa invece la partecipazione al meccanismo di esclusione".

Alison riprende poi la storia di Giona, soffermandosi sulla sua fuga iniziale, dettata dalla vergogna e dal timore che la parola del Dio vivente potesse fare scempio dell'odio verso gli altri, e della paura di se stesso.
E qui l'autore inscrive la propria storia personale: la violenza subita all'interno di un'istituzione ecclesiastica che trasmette ai gay il messaggio "ama e non amare; sii e non essere" che ancor più di una chiara condanna destabilizza l'essere fino all'annientamento.
Ma, da

"quell'esilio in cui molti uomini gay spediscono se stessi - mentre la battaglia tra orgoglio e vergogna dimena incessantemente le loro vite come fossero la coda di un misero cane -"

l'autore riesce a riemergere e a proporre la terrificante novità di una coscienza slegata e libera.

Per spiegarlo ricorre a una similitudine estrema: quella dei sopravvissuti all'Olocausto che, pur spogliati di ogni umanità, nel momento in cui riuscivano a mettere in piedi un "noi" riacquistavano un'umanità che diveniva indomabile.

Così egli ricorda la forza acquisita nel sentirsi parte di una comunità accogliente, quella di un'associazione di gay e lesbiche credenti di Chicago; in cui per la prima volta si sentì partecipe "di una liturgia come ospite invitato a una festa invece che come spettatore tollerato alla festa di qualcun altro".

A questo punto però la trasformazione diventa fondamentale: anziché indulgere nell'autocommiserazione è proprio l'esperienza di essere stati in qualche modo "uccisi" che non solo autorizza, ma obbliga, chi ci è passato, a imparare a raccontare una nuova storia con una profondità che la rende davvero una buona novella per gli altri.

Direi che questo è lo snodo fondamentale del libro: l'importanza di una comunità (in questo caso di credenti) per poter elaborare il percorso di conoscenza e di accettazione di sé e la consapevolezza della forza e della determinazione che ne deriva.


Un punto di vista che mi sembra in consonanza con quanto scriveva Foucault nel secondo volume della Storia della sessualità quando nella prefazione egli svela la propria intenzione di fare

"un'analisi delle pratiche attraverso le quali gli individui sono stati spinti a fermare l'attenzione su se stessi, a decifrarsi, riconoscersi e dichiararsi soggetti di desiderio, mettendo in gioco gli uni con gli altri un certo rapporto che permette loro di scoprire nel desiderio la verità del loro essere".

E' la forza di questa nuova consapevolezza acquisita che fa sì che possiamo tener testa ai molteplici tentativi di annientamento provenienti dall'esterno.

Uno di questi può essere ben esemplificato nell'episodio dell'indemoniato di Gerasa: Alison riprende l'interpretazione del filosofo René Girard, che vede nell'indemoniato il rappresentante di quella parte di noi che è stata scacciata, ma continua a vagare del tutto disumanizzata ai margini dell'immaginario sociale, incarnata in un essere errabondo, senza controllo, che interpreta il ruolo del maligno, affidatogli dal gruppo.

Ben sappiamo qual è il prezzo dell'accettazione di questo: ma altrettanto conosciuta è la reazione di molti gay non dichiarati che, volendo scacciare questa parte "immonda" da sé , si accaniscono contro gli altri gay.

Alison non si illude di poter cambiare le cose con un colpo di spugna: il suo tentativo è quello di tenere viva la consapevolezza della propria dignità e del proprio valore e di farsi portatori di speranza per gli altri.


Oltre ai passi citati molti altri ne presenta che sottolineano la forza eversiva del Vangelo nel privilegiare di volta in volta gli esclusi, i perseguitati, i "cattivi" di turno di contro alla "legge del Tempio".

Vorrei soffermarmi su questo concetto perché è un altro passaggio fondamentale del pensiero dell'autore e cercherò di spiegarlo nel modo più semplice anche correndo il rischio di banalizzare.
Alison attraverso una serie di passi evangelici evidenzia quella che definisce la "straordinaria indifferenza" di Gesù al Tempio; egli infatti rende la libertà di immaginare la maniera di pascere al meglio il suo gregge.
Il Nuovo Tempio non è affatto un Tempio. E il costante smantellamento della tendenza umana a lasciarsi risucchiare in sistemi di fascinazione mimetica che offuscano le nostre facoltà intellettive e smorzano la nostra immaginazione e ci intrappolano in forme e strutture sacrali.
Con un accostamento azzardato alla realtà di oggi si potrebbe dire che facendo riferimento a un Gesù che non sia indifferente al tempio ma suo rivale, il rischio è quello di vedere il Papa e il Vaticano, o chi per loro, occupare il posto di Anna, Caifa o degli altri farisei, attribuendo loro un potere di coercizione che potrebbe portare al risentimento con la conseguenza di stare ad arrovellarsi continuamente per mostrare la loro indegnità di contro alla natura eroica dei loro oppositori.
Di nuovo bloccati al centro di una fascinazione mimetica.

Alison supera il gap spiegando che il Tempio è rappresentato non tanto dal Papa quanto da Pietro, l'antieroe per eccellenza, l'uomo debole, sempre pronto a vacillare. Egli sottolinea quanto sia interessante vedere che Dio ha scelto di rendere la Sua forza e la Sua salvezza accessibili a coloro a cui non infastidisce trovarsi in compagnia di antieroi, di deboli, di persone che vacillano.

"Naturalmente sono proprio gli antieroi ad agire da bulli. Più noi saremo forti e adulti, più impareremo a lasciarli fare e a non reagire al loro comportamento".

In questa ottica si collocano anche i riferimenti e le considerazioni dell'autore ai diversi documenti vaticani sulle raccomandazioni ai politici in materia di diritti civili, o le norme sull'accesso ai seminari dei gay.

Sono convinta che il libro abbia pienamente centrato l'obiettivo di arricchire un dibattito, che soprattutto in Italia è finito ancora prima di iniziare: e lo fa con rigore e passione.

Ecco perché ne consiglio la lettura a tutte e a tutti; anche a coloro che, pur non reputandosi credenti, come chi scrive, credono fermamente nella possibilità di migliorare il mondo insieme alle donne e agli uomini di "buona volontà".

Concludo con le parole di James Alison che mi sembrano un'ottima base su cui provare a costruire qualcosa:

"Il risentimento è una modalità del desiderio per cui il risentito si trova a preoccuparsi molto di più dell'ostacolo al suo progetto che del progetto stesso.
Il segno della grazia si riconosce con la riforma del desiderio in modo che ciò che rappresentava un ostacolo diventi relativamente poco importante e la persona riformata si ritrovi ancora più libera di intraprendere un progetto nuovo e creativo".

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