La disfatta del genere.

Un manifesto politico, un'esortazione ad agire di concerto perché sia possibile creare nuovi modi in cui la realtà può darsi accettando la sfida di ignorare quale forma assumerà la nostra umanità

Questa raccolta di saggi edita da Meltemi rappresenta un po' una summa del pensiero della teorica e attivista americana; riprende infatti le fila di un discorso che da Gender trouble (Scambi di genere in italiano, edito da Sansoni) in poi ha travolto i confini dell'università di Berkley, dove Butler insegnava da precaria, e anche quelli del mondo accademico in generale, per porsi come una questione aperta da cui è difficile prescindere. Nel bene e nel male.

In questa ottica si comprende il saggio che riporta le pesanti pressioni del Vaticano alla conferenza delle ONG sulla condizione delle donne organizzata dall'ONU a Pechino nel 1995 affinché fosse cancellato dalla relazione finale il termine gender ormai considerato "sinonimo di omosessualità". E, possiamo aggiungere, nel 2003 l'attacco diretto dell'allora prefetto Ratzinger proprio alle teorie di J. Butler nella Raccomandazioni ai vescovi sulla collaborazione tra uomo e donna .

Ma cosa c'è dietro un tale interesse? E' Butler stessa a confessare che scrisse Gender trouble per una cerchia di colleghi e allievi, convinta che ne sarebbero state vendute al massimo duecento copie.
E' diventato un successo a livello mondiale, e le elaborazioni in esso contenute hanno spinto l'"Associazione Psicoanalitica Americana" e l'"Associazione Psicologica Americana" a modificare alcune delle loro idee sull'omosessualità.

Mi stupisce pertanto un passaggio della pur pregevole introduzione di Olivia Guaraldo quando sottolineando in La disfatta del genere la maturità raggiunta da Butler commenta: "siamo ben lontani dall'euforia dei tempi di Gender trouble".

Quello che fa a mio avviso Butler in questo libro è proprio partire dalle sue elaborazioni sul genere, sulla performatività che fa apparire come "naturale" ciò che è frutto di una violenza normativa, e che determina ciò che è intelligibile e che rientra nella sfera dell'umano, per coinvolgere altre realtà di esclusione, altre vite precarie in un progetto di cambiamento radicale.

Attraverso la vulnerabilità di corpi e identità, sempre in bilico tra rivendicazione e violenza subita, come quella di lesbiche, gay, transgender, intersessuali, lancia il messaggio di una vulnerabilità che dopo l'11 settembre ha drammaticamente coinvolto tutte e tutti, e riproposto l'urgenza di un approccio completamente diverso a una realtà che si è fatta molteplice e va letta in relazione e in chiave globale.

Moltiplicare la violenza e illudersi di poter conquistare in questo modo sicurezza, quando sempre più le nostre vite dipendono dal riconoscimento dell' "altro", appare infatti una pura follia.

Quando Butler si chiede quali sono le vite vivibili, quali le vite degne di essere celebrate e quanto valgono i milioni di morti per Aids in Africa, non dimentica tuttavia coloro che nell'introduzione di Gender trouble definisce i "morti in vita" a causa delle loro scelte sessuali.

Butler ha iniziato come filosofa anche se attualmente insegna retorica e ironizza sul fatto che quasi sempre le donne vengono "espulse" dai dipartimenti di filosofia; eppure il suo procedere è filosofico, sia nel riferirsi continuamente al senso della vita, sia nel desiderio di intervenire sulla realtà per modificarla, e soprattutto nel lasciare il campo aperto a nuove sollecitazioni, facendo tesoro degli spunti offerti dalle critiche altrui.

Senza stancarsi mai di problematizzare; lo fa sempre in riferimento a una comunità, quella delle donne, del movimento lgbt, e questa componente comunitaria segna profondamente il suo modo di procedere e di argomentare, e dà al suo pensiero un respiro collettivo difficilmente riscontrabile in ambito accademico.


Ed è per questo che Butler non si sottrae al confronto sul matrimonio e i diritti civili, mettendo in guardia il movimento dal ricreare al proprio interno le categorie dei "buoni" (i monogami, gli aspiranti al matrimonio) e dei "cattivi" (coloro che vivono una sessualità libera non riconducibile a un modello matrimoniale); e a questo proposito si chiede:

"Come è possibile opporsi all'omofobia senza abbracciare la norma matrimoniale come l'esclusiva, o la più rispettabile, sistemazione sociale per coloro che hanno una vita sessuale non conforme alla norma?"

Butler riprende poi il confronto con le femministe del Pensiero della Differenza Sessuale su un nodo fondamentale, quello della coppia "primaria" uomo e donna e del simbolico ad essa collegata, e che solo permetterebbe la crescita di figli esenti da nevrosi; e se non ci stupisce che a discuterne con enfasi su "Le Monde" sia una femminista etero francese, fa un po' specie trovare in Rosi Braidotti una paladina dell'eterosessualità, a suo avviso messa in pericolo dalle teorie di Butler.

La quale risponde alle critiche da lei avanzate in Metaformosi con una chicca sul desiderio butch che da sola varrebbe l'acquisto del libro.


Interessante anche il confronto sul tema dell'incesto a livello psicoanalitico e il confronto a distanza con la psicoanalista Jessica Benjamin, che abbiamo avuto modo di apprezzare anche in Italia grazie soprattutto a Legami d'amore.

O ancora gli assurdi diagnostici delle tabelle sulla disforia di genere; utilizzate per i trans mantengono in realtà un concetto di patologia che può avere gravi ripercussioni sul trattamento di giovani gay e lesbiche.

Anche se segue tutti gli altri, questo può essere un libro propedeutico per chi voglia avvicinarsi al pensiero di Judith Butler; a parte alcuni passaggi tecnici infatti l'intenzione appare quella di rivolgersi a una platea più ampia con cui poter interagire.

Butler scrive con la passione e l'energia che le sono propri, frutto di un partire da sé che mai rinnega il proprio status di "lesbica" in una rete di relazioni che risultano fondamentali.

"E questo perché vivere significa vivere politicamente, in relazione al potere, in relazione agli altri, nell'atto di assumersi la responsabilità di un futuro che è collettivo"

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