Ritratto di Marcel Proust. Ovvero: come si diventa Proust

30 dicembre 2011

Mi spiace per chi ha commentato fra le recensioni di Anobii che il libro non corrisponde affatto alle sue aspettative. Bastava leggere nel risvolto chi è Edmund White e avrebbe subito capito che non poteva certo trovarsi di fronte a un'altra Colomba pugnalata.

White è il più grande scrittore gay post-Stonewall, cioè il maggiore - fino ad oggi - che non solo è gay, ma ha fatto della propria identità omosessuale il tema di fondo della sua narrazione, accanitamente, forse noiosamente per chi gay non è, con la incredibile e ristorante franchezza tipica degli scrittori americani.


White si confronta con quello che legittimamente può essere indicato come il maggiore scrittore del '900 (per quel che valgono queste classifiche, dove del resto non credo sia mai stato messo fuori dalla prima cinquina), il quale era a sua volta gay, prima che essere gay significasse tutto ciò che significa per noi e per White, e che inoltre nella Recherche ha voluto anche fare una analisi (parecchio ingenerosa, tra l'altro) dell'omosessualità.

Mi spiace per quelli che non avvertono alcun interesse per questo confronto, ma è enorme.


Come mi è capitato di scrivere per la biografia di Rimbaud (il quale è stato omosessuale in modo molto diverso e dissimile da come lo si è oggi, ma anche di come lo era Proust), White fa alla biografia di Proust esattamente le domande che avrei fatto io, e credo molti miei amici gay, se non tutti i gay con la fissa per la lettura e la tentazione della scrittura.

Alcune anche un po' impertinenti e pettegole, lo ammetto: White non si tira indietro neanche lì; non è uno scrittore elegante e sempre superiore, mette le mani in pasta, se le sporca.


Nessun altro mi avrebbe descritto con lo stesso stato d'animo il duello alla pistola voluto da Proust con Jean Lorrain, romanziere decadente e omosessuale che gli aveva dato del frocio (!).

"Nessuno ebbe nulla da dire sull'assurdità insita nel fatto che un omosessuale 'accusasse' un altro uomo di essere omosessuale, assurdità che a sua volta ne aveva determinata un'altra, vale a dire un duello con lo scopo di restituire alla parte 'lesa' la propria 'reputazione'" (p. 78).

Inoltre, e questo è di interesse più generale, White cerca di capire come nasce un grande scrittore.

Non come si diventa scrittori (su questo potrebbe dire molto anche solo parlando di sé, e lo ha fatto) ma come si diventa un Proust.

Si risponde, credo, che niente e nessuno può prevedere la nascita di un gigante della letteratura.


Sulla soglia della intensa e tutto sommato breve stagione di scrittura da cui è nata la più influente opera del Novecento, Proust aveva scritto pochissimo e cose di scarso interesse, aveva letteralmente tutto in mente, ma lo sapeva solo lui.


Cosa consolantissima per tanti di noi che covano alcune belle idee ma non sono ancora riusciti a metterle giù ;-).

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