Oh boy! Si ride, ci si commuove, ci si sorprende. Non basta?

30 dicembre 2011

In teoria i protagonisti sarebbero i tre orfani Morlevent: Siméon, Morgane e Venise, 14, 8 e 5 anni.

In realtà l'attenzione è tutta sul loro fratellastro (figlio di un'altra madre) Barthélémy, 26 anni, gay, bellissimo e frivolo, a cui giudice e assistenti sociali vorrebbero affidare i minori, che lo preferiscono di gran lunga alla sorellastra (figlia di un altro padre) Josiane.


E' nel tratteggio di Bart e nell'evoluzione del personaggio che si rivela tutta la bravura dell'autrice.

Bart quando compare non è simpatico. E' superficiale, ignorante, egoista.

E' molto bello, attira l'attenzione su di sé e sul suo sorriso tutto fossette (me lo immagino perfettamente).

Schecca in modo evidentissimo e il libro non tace nessuna delle reazioni che questo atteggiamento provoca: dalla simpatia un po' forzata e si direbbe quasi ideologica di alcuni, al fastidio malcelato di altri, all'ostilità al limite del bullismo di molti.

Ma Bart è abituato, è consapevole di sé e tira dritto.


Alla fine conquista, perché è sincero e il suo buon cuore viene fuori più nettamente che per noi tutti, che abbiamo cura di metterlo subito bene in vista.


Sorprendono in questo libro, rivolto ai ragazzi, la naturalezza con cui si mostra un personaggio gay complesso e le affermazioni, sparse qua e là, sull'inevitabilità che prima o poi si arrivi all'adozione anche per le coppie gay. A volte smbra di leggere un libro marziano.


Colpisce anche la descrizione credo fedele del modo in cui la Francia gestisce la sua omofobia diffusa: cioè senza avvalli istituzionali; e, cavolo, conta parecchio.

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