Nude si muore

19 marzo 2012

Un tipico esempio di come il cinema di genere e commerciale dell’epoca, specie in Italia, sfruttasse ogni prurito possibile per fare cassetta. Il film, scritto da Mario Bava ed eseguito con approssimazione da Margheriti, per certi versi anticipa di qualche anno la moda degli slasher, ambientando in un collegio isolato sulla Costa Azzurra la vicenda di un omicida che fa strage di ragazzine (e non solo). La trama procede con sprezzo della verosimiglianza e l’identità dell’assassino (nonché il fatto che si tratti di un uomo travestito da donna) è evidente nel momento in cui pronuncia la prima battuta, nella prima sequenza, con risibile voce baritonale.

Ma poco importa, perché la vicenda serve solo a mettere in serie qualche brivido e una manciata di pruriti. Le solite sequenze con prolungate soggettive dell’assassino si alternano così a un’abbondante serie di gambe al vento e ragazzine in vestaglia o in costume da bagno.

Col biglietto, in omaggio due lesbiche: la direttrice di mezza età e la sua giovane assistente. Il rapporto fra le due (che hanno camere comunicanti) è alluso con battute e sguardi ammiccanti quando la prima si dice particolarmente soddisfatta della seconda (che ascolta in mutande): «Lei è diventata per me un’ottima collaboratrice e mi sarà utile averla vicina», dice abbassando lo sguardo là dove la macchina da presa e lo spettatore ideale avrebbero voluto abbassarlo ma non potevano.

In modo ancora più gratuito, un po’ oltre la giovane assistente in questione si concede a sua volta un lungo sguardo interessato su una ragazzina che si appresta a fare la doccia, con conseguente soggettiva che parte dalla punta dei capelli e scende senza fretta fino alla punta dell’alluce. Uno sguardo messo in coda a una scena che sarebbe già finita, pura attrazione giustificata pretestuosamente con il lesbismo del personaggio e resa più ammiccante dal saxofono che la accompagna.

Insomma, le tipiche lesbiche come carne per eterosessuali voyeuristi. La fame di nudo, allora, era ancora tanta per gli spettatori italiani, e del resto al lesbismo stesso si poteva ancora solo accennare.

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