If you fuck with the bull, you get the horn

22 marzo 2012

"Mala Noche" è il film d'esordio di Gus Van Sant, tratto da un racconto "beat" e autobiografico di Walt Curtis e realizzato con un budget ridottissimo. Ambientato a Portland, è la storia di Walt (Tim Streeter), un cassiere dichiaratamente gay, che si fa carico di Johnny (Doug Cooeyate) e Roberto (Ray Monge), due giovani ragazzi messicani clandestinamente immigrati. Di Johnny è innamorato perdutamente, mentre di Roberto si serve semplicemente per arrivare a Johnny.


Spesso indicato come il film capostipite del "New Queer Cinema", risulta difficile da ascrivere a un genere classico. Sembra iniziare come un'atipica commedia sentimentale: Walt si innamora di Johnny e si dichiara in modo disinvolto, dietro la cassa della drogheria in cui lavora; per tutta risposta, Johnny ruba mentre esce dal negozio. Forse Walt se ne accorge, ma è troppo rapito per reagire. Così il film procede per una ventina di minuti, stabilendo le dinamiche del rapporto tra i due: più che non ricambiato, l'amore di Walt per Johnny è impossibile e consapevolmente autolesionista. Johnny è eterosessuale: si è talvolta concesso sessualmente ad altri uomini in cambio di soldi, ma ciò che Walt gli propone va oltre l'aspetto genitale - ed è per questo che Johnny oppone il proprio continuo rifiuto, dandosi arie da "macho" per tenere le dovute distanze dal "gringo puto" (= "finocchio americano"). "Davvero ho bisogno di lui? Sono davvero così disperato?", si chiede Walt in un improvviso moto d'orgoglio. Passa qualche secondo, e si risponde con tono gioioso e trasognato: "Of course I am".


Poi Johnny improvvisamente scompare, e il film si trasforma per i quaranta minuti successivi in un ibrido, metà noir e metà road movie. Cifra della cinematografia di Van Sant, l'inseguimento prolungato del protagonista in cammino è reso più impenetrabile dal bianco & nero - oltre che più introspettivo dalla fotografia di John Campbell, che spesso si affida alla luce delle insegne al neon o di una lampadina intermittente e appesa a un filo. La scelta di girare senza colori risponde all'esigenza di separare, in modo evidente anche sotto l'aspetto visivo, la notte dal giorno: la notte è il momento in cui Walt fa l'amore con Roberto, o meglio "con Johnny, per interposta persona"; di giorno, però, Roberto reagisce in modo violento a un bacio datogli sul fondoschiena da Walt.


In più occasioni, "Gracias a la vida" parte ironicamente in sottofondo. Intanto Walt tenta di impartire a Roberto una lezione di guida: l'automobile e i due passeggeri finiscono contro un palo, fuori strada. Fine del road movie. Intanto Roberto vive degli spiccioli che Walt gli concede e dei modesti illeciti che compie per strada - ma una sera viene scovato e ucciso a sangue freddo da due poliziotti, senza motivo e nonostante un tentativo di soccorso di Walt. Fine del noir.


Alla tematica omosessuale si sovrappongono quindi quella multietnica e quella interclassista, senza però sovrastarla come era successo nel cronologicamente vicinissimo "My Beautiful Laundrette" di Stephen Frears. L'amore dei due lavandai voleva essere rivoluzionario e si proponeva come alternativa punk alla tradizione del "matrimonio all'indiana", ma rimaneva un fatto privato (se non per una leccatina dietro l'orecchio) e non osava pronunciare il proprio nome. L'amore messo in scena da Van Sant è tutt'altra cosa: Walt dice subito che "I'm gay", chiaro e tondo; lo è in negozio, in casa, per strada, con un amico gay in un bar, ovunque; le scene di sesso sono esplicite. Walt, con la sua perseveranza e con la sua gioia di vivere, con la sua voglia di imparare lo Spagnolo e innamorarsi di un bel ragazzo messicano, è la negazione vivente dell'ordine costituito e della manifestazione di presunta virilità messa in atto dalle forze dell'ordine.


Ma "if you fuck with the bull, you get the horn": questo l'avvertimento contenuto in una didascalia inserita tra i titoli di testa e la sequenza iniziale. Solo nei minuti finali si arriva a comprendere la duplice valenza della raccomandazione. A prima vista, si riferisce al personaggio di Roberto: a forza di clandestinità, furtarelli e spaccio di marijuana, è stato nuovamente punito dai rappresentanti dell'ordine pubblico - questa volta con due pallottole mortali. "I ragazzi poveri non vincono mai", aveva già avuto modo di sentenziare Walt, riferendosi all'impossibilità di una relazione serena e stabile tra lui stesso e Johnny - e questa sua frase conduce dritti al secondo significato dell'epigrafe incipitaria, esplicitato nella sequenza finale del film. Johnny, una sera, torna in città e viene nuovamente accolto da Walt nel suo appartamento. Lì i due inscenano una corrida casalinga, per celebrare il loro ricongiungimento: Walt si finge torero, con una maglia tra le mani a mo' di drappo, mentre Johnny lo segue a ruota impersonando un toro, con due corna prese in prestito da un animale imbalsamato. Il siparietto si interrompe quando Johnny chiede a Walt notizie di Roberto.


In quel momento, i rapporti di potere tornano a capovolgersi: Walt ha, dalla sua, la forza dei (pur pochi) soldi, di un (pur umile) lavoro, dell'essere out of the closet e della cittadinanza - ma è Johnny, squattrinato e clandestino, a tenere le redini del loro rapporto. La notte è appannaggio di Walt, che ha la sicurezza del suo appartamento, luogo dell'amore e del sogno - ma è Johnny a comandare di giorno e in pubblico. Per i due ragazzi messicani la notte è, in fin dei conti, "mala". Incredulo alla notizia della morte di Roberto, Johnny prima ride nervosamente, poi incolpa Walt: scappa via, fuori dalla porta, dopo averci inciso la parola "puto" con un coltellino.


Puntualmente, la mattina dopo, Walt si mette alla guida della sua automobile per cercarlo di nuovo. Lo trova per strada. Gli chiede di passare a trovarlo. Per tutta risposta, e senza nemmeno salutarlo, Johnny gli volta le spalle. Walt non si perde d'animo, e accenna un sorriso.

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