Building Bodies

10 agosto 2004

Pamela Moore ha raccolto in questo volume dieci saggi dedicati al corpo costruito in palestra come "luogo dinamico, politicizzato e biologico", crocevia di interazioni tra "potere, discorso, psicologia, tecnologia, sessualità e soggettività" (p. 2). Come scrive Jonathan Goldberg nel suo saggio su Arnold Schwarzenegger, "il bodybuilding è perseguitato dallo spettro dell'omosessualità" (p.223), non fosse altro che per il fatto che produce corpi maschili offerti allo sguardo di altri maschi, il che trasforma lo stesso Schwarzenegger in un "boytoy". Quindi non stupisce il fatto che in questi saggi si torni spesso a parlare di omosessualità.

Lo fa, in particolare, Novid Parsi nel suo saggio "Bodybuilding is So Queer", che è in buona sostanza una lunga recensione, quasi una rilettura commentata, dell'autobiografia di un culturista pentito, Samuel Fussell Wilson (Muscle: Confessions of an Unlikely Bodyduilder, New York, Avon Books, 1991). Parsi, culturista e gay, ripassa pagina per pagina il libro di Fussell per rilevarne - impresa tutt'altro che difficile - la diffusa omofobia. L'autobiografia di Fussell infatti altro non è che la descrizione del tentativo, in parte consapevole e in parte inconscio, di ricorrere al bodybuilding per fuggire la propria omosessualità, anzitutto costruendo un corpo tanto "virile" da poter nascondere alla vista altrui la propria natura profonda (di qui la delusione nello scoprire che, contrariamente a quanto assicurava il suo idolo Schwarzenegger e come gli dice invece senza mezzi termini un collega gay, "All gyms are gay"  - p. 109 - e quelli che le frequentano e non sembrano gay lo sono più degli altri, solo che non lo sanno ancora). Ottenuto lo scopo, Fussell tenta prima di rimuovere la parte non accettata di sé in quello che Parsi definisce "omoerotismo omofobico" - cioè il tentativo di assorbire la maschilità dalla frequentazione uomini dall'aspetto super-maschile, siano o no gay -, e infine si sforza inconsciamente di sublimare i propri desideri erotici in esercizi in coppia e nell'assunzione per via anale di steroidi. Ma ogni volta che Fussell crede di aver raggiunto il suo scopo originario, qualcuno o qualcosa lo costringe a riconoscere l'impossibilità di scindere corpo e sessualità, e in particolare culturismo e omosessualità, vanificando i suoi sforzi.

Ma il saggio più acuto è quello di Suan Bordo ("Reading the Male Body"). Nonostante alcune sue osservazioni sulla pornografia siano discutibili, così come la lettura della fotografia omoerotica che dà nella parte finale del saggio, Susan Bordo ci offre quaranta pagine fitte di osservazioni acute, e spesso ironiche, sui significati che la nostra cultura attribuisce al corpo maschile, al pene e ai muscoli, e commenta con particolare finezza il disagio del maschio eterosessuale a esporsi allo sguardo di altri maschi. L'autrice ha poi ripreso e ampliato le osservazioni di questo saggio trasformandole in un libro (The Male Body. A New Look at Men in Public and in Private, New York, Farrar, Straus and Giroux, 1999).

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