recensione diGiovanni Dall'Orto
Porcellio a Milano, Il
Operina di poche pagine con qualche notizia biografia su Giannantonio de' Pandoni, detto il Porcellio (Napoli, prima del 1409 - Roma, dopo il 1485), il cui soprannome la dice tutta sulla fama che avesse tra i contemporanei.
Matteo Bandello ne fece addirittura il protagonista di una novella in cui sul lettodi morte, a Milano, si beffa del confessore chiamato dalla moglie per fargli confessare le sue pratiche "contro natura", cosa che il Porcellio rifiuta di fare in quanto, dichiara, a lui erano naturalissime.
Anche la presente operina tratta, attraverso tortuosi giri di parole, la questione, ripubblicando (senza tradurle) le accuse di sodomia contenute nei sonetti latini scagliati da Francesco Filelfo (già editi da Carlo de' Rosmini, Vita di Francesco Filelfo da tolentino, Mussi, Milano 1808, vol. 3, p. 44), nonché quelli, inediti, di suo figlio Gian Mario.
Gabotto osserva tra le altre cose, e verosimilmente a ragione, che la moglie milanese del Porcellio di cui parla Bandello è probabilmente un'invenzione letteraria.
Sia per la brevità, sia per la reticenza dell'autore, non è comunque l'opera risolutiva sul tema delle accuse di sodomia rivolte al Porcellio.