Zetsuai 1989 (vol. 1)

1 gennaio 2005

Fumetto giapponese shoonen ai (e il senso di lettura è quello giapponese, invertito), primo volume della pentalogia di Zetsuai (parola qui tradotta come "amore assoluto" ma che ho visto rendere, e forse in modo più adeguato, come "amore disperato").
Questo ciclo di fumetti, del 1989, è importante perché ha dato vita in tutto il mondo a un fenomeno cult, con tanto di video (OAV) con gli stessi personaggi, fans, gadgettistica, cd con le canzoni di uno dei due protagonisti del fumetto (Koji), e l'immancabile sequel: la serie "Bronze" (non tradotta in italiano). Ha anche influenzato la successiva serie di Kizuna, che ne riprende, sia pure in modo meno esasperato,
alcuni tratti.
Tutto ciò, a mio parere, immeritatamente - almeno in parte.


Diciamo subito che, al di là della nazionalità, è la personalità dell'autrice a dare a questo serie un tono inquietante che molti lettori hanno apprezzato come esotico e "decadente", ma che spesso è più che altro terribilmente depresso e deprimente.
C'è in tutta la vicenda un sottofondo sadomasochista, uno scoraggiante senso di tragedia incombente, di Fato avverso, di amore e morte, che bene si adatta ai toni dark di moda nell'epoca in cui la serie fu prodotta.
E fu prodotta da donne per donne, è bene ricordarlo una volta ancora, perché vista da un'ottica gay maschile l'omofobia palese dell'autrice, mescolata ai suoi gusti sadomaso, è una miscela esplosiva e velenosa: i gay sono nati per soffrire, gli etero forse hanno i loro guai (come la famiglia disfunzionale da cui viene uno dei protagonisti, Takuto) ma possono costruirsi famiglie decenti, come quella che ha adottato i fratellini di Takuto; a un gay invece si prospetta solo "amore disperato", sangue (versato a litri nel corso della vicenda), passioni inesprimibili, vergognose, distruttive ma anche insopprimibili, per culminare nella distruzione di sé e della persona "amata". La scena in cui alla fine i protagonisti riescono a finire a letto assieme è infatti anche una scena di stupro, e una scena in cui (metaforicamente?) "si riapre la vecchia ferita" della coltellata inferta dalla madre al figlio, il quale inizia a sanguinare. E forse a morire (magari!!!).
Un panorama da depressi cronici, a voler essere gentili. O da omofobi incalliti, a non volerlo essere.


A ciò si aggiunga il tratto del disegno. Qui l'ideale erotico del maschio "ingentilito" raggiunge la caricatura. Esseri diafani, anemici (si veda il bianco cadaverico della pelle nelle ultime due copertine), slungati come mantidi religiose... e con la medesima morale sessuale delle mantidi, oltre tutto.

Né aiutano i visi stucchevoli, tra l'infantile e il femminile, e le sempre-fluttuanti chiome da Maria Maddalena in penitenza. Ci si chiede come facciano a stare in piedi simili manichini anoressici, eppure a dire dell'autrice si tratterebbe di autentiche divinità di bellezza, adorate da tutte le ragazzine. E non solo da loro.
Davvero: tutti i gusti son gusti...


In compenso la grafica e l'impaginazione sono molto belle e originali, e il minimalismo dell'autrice raggiunge a tratti, con la sua essenzialità stilizzata, risultati stupendi (trovo sconvolgente l'ultima vignetta della serie, con una sedia rovesciata su una sciabolata di luce - o di tenebre? - piantata in diagonale su una doppia pagina bianca). E questo indubbiamente rialza la media dei voti..


Ma veniamo a questo primo volume. In esso conosciamo il sedicenne Koji Nanjo, un delinquentello incline alla violenza e all'alcol, ma
anche un cantante che sta avendo un enorme successo di pubblico.
Koji s'è innamorato, anni prima, d'una bambina un po' maschiaccio che ha visto giocare a calcio. Ora la reincontra, cresciuta, e scopre che non era una bambina ma un bambino: il diciassettenne Takuto Izumi.
Un ragazzo segnato da una tragedia: la madre s'è suicidata, dopo aver assassinato per gelosia il padre e ferito Takuto cinquenne che cercava di difenderlo.


Da allora Takuto vive solo per il calcio, cercando di diventare un campione (cosa che pare gli stia riuscendo) per riscattare la famiglia, cioè la sorellina e il fratellino minori, che sono stati adottati. Takuto studia, lavora, e gioca, e nella sua vita non c'è posto per altro (nemmeno per le ragazze) nel tentativo di lavare l'onore di famiglia e costruire un futuro a sé e ai fratelli.
Koji inizia ad essere ossessionato da Takuto, da un "amore assoluto", o disperato che dir si voglia. Trascura i suoi doveri e pedina l'amato - che lo ha salvato trovandolo svenuto per abuso d'alcol sotto la pioggia, evitandogli una polmonite quasi certa.
I giornalisti iniziano a cercare la star sparita, la trovano sul campo di calcio accanto a Takuto, indagano su di Takuto, e scoprono il suo passato. Ecco partire gli articoli scandalistici, che ipotizzano un flirt fra la rockstar e la sorellina di Takuto, "sputtanando" nel contempo la storia della famiglia Izumi, e danneggiandone l'onore (siamo in Giappone, dopo tutto...).
Tutto l'albo, dentro e fuori dagli ospedali (l'autrice non ha la mano leggera, con malattie e incidenti, ovviamente sempre mortali... o quasi) segue la crescita dell'amore di Koji per questo oggetto "impossibile", a base di "se lui fosse stata una ragazza avrei potuto essere amore", "se si ha davanti un ragazzo fare tutte quelle cose è decisamente anormale" o "cosa stavo per fare"...


Nel finale la vicenda rimane in sospeso, e l'esile albo dev'essere perciò rimpolpato da un racconto ("Ballad"): protagonista un Koji quattordicenne che mostra la sua totale indifferenza e insensibilità per gli altri esseri umani. Specie se di sesso femminile.

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