Principesse azzurre, n. 2

17 marzo 2005, traduzione francese su: "Inverses" n.5, 2005, pp. 368-370

Delia Vaccarello, giornalista e scrittrice [Gli svergognati. Vite di gay, lesbiche, trans&storie di tutti, 2002], animatrice della pagina glbt "Uno, due, tre... liberi tutti" sul quotidiano progressista L'Unità, ha da qualche anno catalizzato intorno a sé il meglio della narrativa breve italiana a tematica lesbica, che proprio ora comincia a cantare a piena voce passioni troppo a lungo represse e rese invisibili.

La cosa è ancor più felicemente sorprendente nel caso delle "principesse" debuttanti: la stringente selezione a cui la curatrice sottopone le aspiranti produce i suoi saporosi frutti, tanto che vediamo le storie più "acerbe" gareggiare per forza e bellezza con quelle delle più mature "sorelle".

L'introduzione - Miracoli - è intessuta di quella sapenzialità e gioiosa rabbia a cui Vaccarello ci ha da anni abituato, con un ricca tavolozza linguistica ed uno stile musicale carico di azzeccate metafore: è ancora una volta una variazione sul vissuto lesbico e la liberazione della scrittura.

Caterina Bonvicini in Corpo ricorda ci presenta un'anziana vedova, Viola, con due figli all'estero preoccupati per la sua solitudine: che invece verrà esorcizzata da una bella, intima amicizia con l'anticonformista Marta.

In Ricette, Spav & Lesta descrivono sei spassosi appuntamenti tra due amiche in cui si fondono eros e gastronomia in gustose alchimie.

La Cutrufelli in Silenzi e segreti narra la storia di due zie che da sempre amano la reciproca compagnia, in un clima familiare che ha protetto come in un bozzolo la loro relazione, senza mai sospettarne la reale natura.

Ne La casa di Magda la Santangelo intercetta la coraggiosa resistenza di due lesbiche che, dopo aver preso casa in un quartiere degradato, dimostrano col loro amore di essere più forti di un ambiente ostile e omofobico.

Sara Zanghì in Vita all'aria aperta - un elogio dell'androginia - da voce a due gemelli, Violetta e Fiore (il maschietto) che, con sguardo innocente, non comprendono perché tutti insistano a differenziarli, nei giochi e nelle attitudini, in base al sesso, mentre a loro piace scambiarsi d'abito e di genere:

"Diversi e uguali... come fosse unica la loro sostanza d'anima e di corpo e solo in apparenza differenziata".

Poi Fiore si farà prete, ma con la consapevolezza che amare un altro uomo non sarà più un peccato; e Violetta metterà su un commercio di ceramiche col complice amore di una donna inglese che per lei ha mollato tutto.

In Stelle e stelline Marc de' Pasquali ci avvince nel flusso di coscienza di una "Mrs. Dalloway" barbona che ha deciso che questa sarà la sua ultima giornata. E rievoca, con un linguaggio barocco carico delle luci e delle ombre della follia, la sua storia: negli anni '20 lei e il suo antico amore, giovani operaie, vennero scoperte e licenziate. L'amica preferì farsi una famiglia, e lei per il dolore uscì fuori di testa. Liberata negli anni '70 con l'abolizione dei manicomi (legata alle lotte dell'antipsichiatra Basaglia), trascorrerà gli ultimi anni della sua esistenza tra lucidità e pazzia.

In Le parole che lei mi ha detto l'incantevole Iceblues ci fa incontrare una donna che, da bambina, quando le chiedevano cosa volesse fare da grande, rispondeva: "Voglio diventare una lesbica", arrivando a scriverlo anche nel tema d'esame di quinta elementare, grazie al benefico influsso di una maestra che pare il prototipo della butch perfetta. Inutilmente la madre aveva provato a sconsigliarla dicendole che quello della lesbica "non è un mestiere sicuro".

Poi il racconto ripercorre tutte le conquiste amorose che "da grande" otterrà incontrando donne delle diverse regioni d'Italia, per chiudersi col quotidiano amore di due compagne.

Webless di Laddor ci trasporta in ambientazione fantascientifica che richiama Città della notte rossa di Burroughs: qui l'universo del web è stato congelato, e su tutto domina il mortifero ordine del "pensiero unico" del Grande Fratello mediatico. Ma il corpo di una senzatetto lesbica, ingigantendo e invadendo la metropoli, restituirà finalmente la parola alla gente contro le Pattuglie del Silenzio e la Celere del Vuoto.

In Aggressione scritta a mano, che nelle introduzioni ai vari capitoli richiama la struttura de Le onde della Woolf, Delia Vaccarello inscena la passione di Ombra e Ilaria; mentre Barbara Alberti in Diavoli a Versailles svela le lesbiche trame della Duchessa di Montespan, amante ufficiale di Luigi XIV, con Madame de Maintenon: la loro passione, ricca di colpi di scena, si servirà del "pupazzo regale" come di un inconsapevole tramite per la loro tresca.

In Racconto di fine anno, la Mandolfo ricorda un tempo in cui le donne imparavano a farsi compagnia, inventando strategie per il loro riscatto da una società fallocentrica.

In Lettera di sola andata, Valeria Viganò indaga sul senso dell'ultima lettera d'amore, quella che suggella la fine d'ogni rapporto: semplice dichiarazione d'infelicità o cancellazione di un essere umano?

Chiudono in bellezza due teoriche e studiose lesbo-femministe, Rosanna Fiocchetto (Estrema Tule) e Margherita Giacobino (Tracce di vita intelligente su Lesbiangeti) che ci donano due capolavori di "fantaironia".

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