Hotel Oasis

13 marzo 2005, "Babilonia", 199, maggio 2001 (box dell'articolo, "Da uomo a uomo", intervista a Gianni De Martino)

Quando nel 1988 uscì Hotel Oasis – nella collana «Mouse to Mouse» della Mondadori, curata da Pier Vittorio Tondelli – Gianni De Martino ottenne non poche soddisfazioni. Le recensioni, tra cui quelle di Alberto Moravia e di Georges Lapassade, furono sostanzialmente concordi nel sottolineare le qualità, strutturali e formali, del libro. Hotel Oasis è ora ristampato da Zoe, un editore che si sta imponendo nel mercato gay.

A distanza di anni, il libro di De Martino continua a mostrarsi stimolante e denso di un fascino tutto particolare. Diviso in 12 capitoli e un epilogo, narra le vicende di Peter, un pittore che vive a Milano, da poco sposato con Matilde, con la quale ha condiviso molte avventure erotiche. Ben presto, però, Matilde comincia a rifiutare quel tipo di coppia aperta. Nella speranza di ritrovare gli stimoli del passato, i due partono alla volta di Kebira, una città del Nord Africa indistinta ma dalle innegabili fattezze maghrebine. Lì Peter spera di incontrare nuovamente il giovane Aliwa col quale, quando era un hippie, ebbe una splendida avventura e del quale è ancora fortemente innamorato. Rimasto solo, dopo che Matilde ha preferito ritornare in Italia, Peter continua a cercare Aliwa, forse partito per la Germania, perdendosi nelle viuzze intricate della medina di Kebira, nei suoi caffè e sulle sue spiagge; così, nella ricerca di quell’amore-miraggio della sua giovinezza, si imbatte in tanti ragazzi del luogo che, con i loro corpi trasudanti eros, in maniera diversa ma ugualmente provocante, si offrono a lui.

Una ricerca, quella di Aliwa, serrata quanto vana, scandita dalla scoperta della società islamica, nella quale Peter tenta, nonostante tutto, di radicarsi. Nel suo confrontarsi profondamente con quella società, dove l’amore omosessuale è sì vissuto con pienezza dei sensi ma senza che se ne possa parlare apertamente, Peter ne scopre lentamente i codici che, sia pure in modi differenti dall’Occidente, si esprimono attraverso ritualità alla fin fine non meno soffocanti e castranti. Tutte osservazioni che vengono messe per iscritto in una sorta di diario e in un «Manifesto dell’etno-sessuologia» stilato da un personaggio della vicenda, il professor Pierre Labalu.

Intrigante nella struttura, a metà romanzo e a metà saggio etnografico, Hotel Oasis spazia naturalmente su più registri stilistici, che si modellano fluidamente in ragione degli stati d’animo di Peter, la voce narrante: da quello dettagliato – ma non noiosamente didattico – del pamphlet etnografico, ad uno sognante e lirico, talvolta addirittura mistico, fino a uno referenziale e franco, in particolare nelle scene di sesso. Frutto della grande esperienza sul campo di De Martino Hotel Oasis mette efficacemente a fuoco la rottura esistenziale di un “figlio dei fiori” che vaga alla ricerca di un’atmosfera magica, che forse mai più ritroverà, e di una generazione che ha fatto del viaggio e dell’esotismo il perno della propria visione del mondo.
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Altre recensioni per Hotel Oasis. Regraga

titoloautorevotodata
Hotel OasisGiulio Maria Corbelli19/03/2005

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