Sotto il cielo di Parigi

17 aprile 2005, "A qualcuno piace gay" (La libreria di Babilonia, 1995)

E' l'opera prima, ed ultima, del franco-algerino Michel Béna, morto di Aids a 41 anni prima che fosse presentata con successo alla Mostra di Venezia.

Lanciato con lo slogan: "Suzanne ama Marc, che ama Lucien, che ama Suzanne", il film in realtà solo superficialmente può essere ricondotto al solito, usuale triangolo. Al di là dell'atipicità, visto che uno dei due ragazzi è gay e che ognuno si innamora della persona sbagliata, ciò che lo distingue è che non vuol dare nessuna risposta. Fino alla fine, infatti, non si risolve quell'inestricabile puzzle di passioni né quell'ambiguità che colora ogni cosa, a cominciare dagli stessi sentimenti, che hanno sempre un margine di indefinito.

Così facendo, si evidenzia il disagio esistenziale dei personaggi, che sprecano i loro amori, non riescono ad essere veri amici ma, quel che è peggio, hanno paura della solitudine.

I tre sono molto diversi fra loro: il timido Lucien viene dalla provincia, vive con il padre vedovo, affettuosamente oppressivo; Suzanne è una ragazza rosa da un'incertezza cronica; Marc vive contraddittoriamente la propria omosessualità, con slanci sadomasochistici. Li accomuna però un senso di smarrimento che affida proprio all'amore le chance per trovare un approdo sicuro, ma che finisce con l'incanalare però le energie in modo errato.

La loro fragilità li costringe a differire - eccezion fatta per Marc che è l'unico che agisce e che organizza qualcosa - l'estrinsecazione dei desideri finché le tensioni non diventano insostenibili. E proprio quelli sono i momenti più belli del film, che vedono sempre protagonista Marc: piange sotto la doccia, abborda un ragazzo sul lungosenna, dichiara il suo amore a Lucien, balla un valzer con Suzanne in una sala buia e vuota.

Girato con uno stile sommesso, che lascia respirare i personaggi dando loro un'aura di autenticità, e spezzettato, con scene veloci e dialoghi calzanti, ma che lasciano molto di non detto, il film dà molto importanza simbolica ai luoghi. Come la piscina, luogo asettico per eccellenza (come il cielo di Parigi, limpido e terso), dove si scatenano i desideri: "E' un film liquido, su corpi che non sanno nuotare ma che non vogliono affogare" (A. Techiné).
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