Ulrichs

3 giugno 2005, in "Pride", maggio 2005.

Il 29 agosto del 1867, nel corso del suo intervento ad un Congresso di giuristi a Monaco, Karl Heinrich Ulrichs, "con il cuore che gli batteva all'impazzata", trovò il coraggio di portare all'attenzione dei circa cinquecento giuristi presenti la richiesta di abolire le leggi che condannavano l'amore tra uomini e di fare pubblicamente il primo coming out della storia.

Non usò il termine "omosessuale", che sarà coniato due anni dopo dallo scrittore ungherese Karl Maria Kertbeny, ma ispirandosi al Simposio di Platone, egli parlava di "Urninghi" o "uraniani" per designare gli uomini attratti da altri uomini, "Dioninghi" (gli uomini attratti dalle donne), "Urninghe" (donne attratte da donne) e così di seguito con una serie di fantasiosi neologismi che non hanno avuto fortuna.

Il suo intervento fu interrotto da urla scandalizzate e da schiamazzi, le leggi antiomosessuali non solo non furono abolite, ma dopo la guerra franco-prussiana del 1870-71 e l'unificazione della Germania furono estese a tutto il paese, eppure la sua lotta appassionata, la sua insistenza sull'idea che la condizione "urninga" sia innata e naturale e quindi non perseguibile creava le basi di quello che sarà poi il movimento gay.

Nel 1867 aveva già pubblicato una serie di opuscoli sull'amore maschile basati sulla cosiddetta teoria del "terzo sesso", negli anni successivi ne scrisse altri sempre con l'intento di giustificare l'omosessualità, di indagarla scientificamente e di cancellarla dal codice penale. Sperò molto negli studi di Karl Westphal e di Richard von Krafft-Ebing che sembravano in parte dargli ragione, ma poi contestò con fermezza la loro insistenza sul concetto di "malattia", provò a fondare una rivista omosessuale e perfino a creare una forma di comunità stilando le "Regole per una Unione Uraniana".

Deluso e amareggiato dai numerosi insuccessi, ma mai rassegnato, prima di lasciare per sempre la Germania scriveva:

"Il secolo precedente ha portato alla maturità e alla vittoria due idee, l'abolizione della tortura e l'abolizione della stregoneria dalla lista dei crimini.

Il secolo presente ne porterà altre due alla maturità e inevitabilmente alla vittoria: l'abolizione della pena di morte e la liberazione dell'amore urningo dal codice penale".

Due anni dopo la sua morte, nel 1897, Magnus Hirschfeld fondava il Comitato Scientifico Umanitario, la prima organizzazione dei diritti degli omosessuali e l'anno dopo pubblicava in una nuova edizione tutta l'opera di Ulrichs del quale scriveva:

"Quando i posteri un giorno includeranno la persecuzione degli omosessuali in quel triste capitolo di altre persecuzioni di credenze religiose e razze - e quel giorno verrà è certo oltre ogni dubbio - allora il nome di Karl Heinrich Ulrichs sarà sempre ricordato come uno dei primi e dei più nobili che hanno combattuto con forza e con coraggio su questo campo per aiutare la verità e la chiarezza a guadagnare il posto che spetta loro di diritto".

Lasciata la Germania nel 1880, Ulrichs venne in Italia e visse gli ultimi anni della sua vita a L'Aquila, dove fondò una rivista in latino, Alaudae, senza abbandonare mai del tutto la sua militanza, anche se fu costretto a ridimensionarla e a limitarla alla corrispondenza con i pochi compagni di lotta rimasti in Germania.

Oggi le teorie di Ulrichs sono superate, ma è importante, e non solo per i gay, conoscere l'origine e lo sviluppo degli studi sull'omosessualità che coincidono con l'inizio della lotta per i diritti dei gay, perché l'appartenenza ad una storia e ad una cultura è essenziale nella costruzione di una propria identità, e questo ai gay è stata negato.

Per secoli siamo cresciuti senza una eredità culturale e anche i nostri eroi e i nostri precursori sono stati cancellati o non sono mai entrati nei libri di storia.

Il movimento nato con Ulrichs in Germania e poi continuato da Hirschfeld ed altri tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento scomparve negli anni Trenta, spazzato via dal nazismo, e questo dimostra la fragilità delle nostre conquiste e l'importanza, per noi più che per gli altri, della memoria della nostra storia.

Il libro di Hubert Kennedy, preciso, documentato, appassionato, segue l'evoluzione del pensiero di Ulrichs come viene maturando nel contesto culturale dell'Ottocento e ricostruisce con partecipazione la sua vita, dagli studi giuridici agli amori per i giovani soldati ai quali dedicava poesie appassionate, dalle persecuzioni subite ai viaggi, fino alla sua morte, all'oblio di decenni e alla riscoperta in tempi più recenti.

Pubblicato la prima volta negli Stati Uniti nel 1988, poi accresciuto e tradotto in vari paesi, l' Ulrichs di Kennedy arriva finalmente in Italia grazie a Roberto Massari, un piccolo editore che stampa i suoi libri in base ad una idea editoriale e a proposte culturali senza lasciarsi condizionare dalla effimera rincorsa alle vendite, e la collocazione del libro in una collana che si chiama "Il pensiero forte" accanto a monografie dedicate a Fourier, Blanqui, Marx, Freud, Marcuse, dà finalmente a Ulrichs il posto che merita tra i pensatori della modernità.

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