Myra Breckinridge

7 giugno 2005

Myra Breckinridge approda a Hollywood con un piano preciso in mente, scellerato e sadico, folle e utopico ad un tempo: scegliere un uomo e distruggerlo per demolire simbolicamente, con lui, l'ideale virile che ha soffocato la civiltà occidentale moderna, in modo da porre le premesse per l'avvento di una nuova umanità fondata su un diverso equilibrio tra i sessi e risolvere al contempo il problema della sovrappopolazione.

Myra odia gli uomini e ha deciso di ribaltare i ruoli, e alla fine le sue vittime maschili in realtà sono tre: se stessa (ha chiuso i conti col proprio passato facendosi operare per cambiare sesso); lo "zio Buck", ex star radiofonica e ora direttore di una scuola per future star, che in otto anni di attività non ha prodotto nemmeno una star ma che vale un sacco di soldi, e Myra ne vuole la metà; il virile Rusty, suo allievo e vittima sacrificale designata che Myra decide di rovinare, sabotando anzitutto il suo amore per l'ingenua Mary-Ann. Rusty e Mary-Ann sono gli unici due allievi dotati di qualche talento e in più formano una perfetta coppia tradizionale, macho lui, aspirante casalinga remissiva lei. E così mentre Buck indaga sul passato di Myra, la quale si presenta come la moglie di suo nipote Myron, che però lui ricordava essere un "syssy kid" e un "little fag", Myra porta avanti il suo piano: prima insinua in Rusty e Mary-Ann dubbi sulla loro integrità eterosessuale, quindi umilia ripetutamente e addirittura violenta Rusty con un dildo, infine seduce Mary-Ann.


Myra è uno dei personaggi più mostruosi e ad un tempo più spassosi creati dalla perfida ironia di Vidal: tramite il cinico sadismo della sua eroina, lo scrittore spara con innegabile talento narrativo (e altrettanto innegabile vena comica) su tutto ciò che non gli va a genio, dai ruoli sessuali tradizionali alle velleità di una rivoluzione sessuale ancora agli albori, dalla televisione, che mortifica il potenziale mitico del cinema, alla psicanalisi. Quest'ultima, ad esempio, è derisa in modo impietoso: Myra è infatti in cura da uno psicanalista freudiano (per il quale dice di scrivere quella sorta di diario che è il romanzo) che è anche il suo dentista e che si lascia manipolare volentieri in cambio di un congruo compenso.


Vidal riserva una certa dose di ironia anche alla letteratura stessa, giocando con lucidità e consapevolezza con le convenzioni narrative (soprattuto all'inizio e alla fine) e con il lettore, cui Myra si rivolge direttamente chiamandolo a testimone dei suoi proponimenti, ma che di fatto inganna, al pari di tutti i personaggi che hanno a che fare con lei, facendogli credere fino all'ultimo che lei e Myron siano due persone diverse, un tempo sposate, mentre Myron non è altro che l'uomo "ucciso" da Myra operandosi per vendicare tutta una vita di passività.

Anche in senso strettamente sessuale: tra le altre molte cose, Myra Beckinridge è un romanzo esplicito e disinibito, al punto che Harold Bloom ha parlato per quest'opera di "neopornografia". Myra non censura nulla dei gusti sessuali di Myron, né tace dei propri e di quelli di tutti coloro che la circondano, tra cui un insegnante omosessuale (più esattamente "Negro queen") e un'altra "profoundly lesbian", uno studente che organizza orge e un'agente masochista - Letitia - capace di raggiungere il suo orgasmo definitivo e perfetto quando viene scaraventata da un rampa di scale e finisce all'ospedale. Allo stesso modo, Myra non ci nasconde nulla delle minuziose esplorazioni del corpo del povero Rusty, bello almeno quanto tonto.


Ma non tutto va come previsto da Myra. Rusty, ad esempio, proprio in conseguenza della violenza subita da Myra diventa una star, si scopre omosessuale e si trova un compagno (il tutto anche grazie all'intervento di Letitia, che gli spiana la strada verso il successo e allo stesso tempo gli offre un corpo disponibile su cui sfogare la propria umiliazione). Né Myra aveva programmato di innamorarsi perdutamente di Mary-Ann. Tantomeno aveva previsto che sarebbe tornata a essere Myron (poi protagonista del sequel scritto da Vidal sei anni dopo e intitolato appunto Myron)...


Sebbene Myra Beckinridge sia una romanzo spassoso e godibilissimo (non fosse altro che per il suo intreccio folle e improbabile, degno di una soap), per apprezzarlo appieno occorrono un certo gusto cinefilo e una buona conoscenza del cinema classico hollywoodiano. Infatti l'io-narrante Myra è anche un aspirante critico cinematografico e alle star degli anni '30 e '40 fa continuo riferimento per spiegare, illustrare, descrivere e commentare fatti e personaggi che la circondano.

Anche in questo caso Vidal ha un bersaglio preciso in mente, quello del critico Parker Tyler, il cui stile personalissimo e la cui vena camp mette in burla facendone il dichiarato oggetto di finta ammirazione di Myra, decisa a terminare un giorno il volume che Myron ha lasciato incompiuto e il cui titolo, già da solo, è di una perfidia sadica: Parker Tyler and the Films of the Forties; or, the Transcendental Pantheon. Tyler non apprezzò i velenosi "omaggi" di Vidal e tra i due nacque un'inimicizia mai sanata.


Due anni dopo la pubblicazione del romanzo ne è stato tratto un film con Raquel Welch nei panni di Myra, Farrah Fawcett in quelli di Mary-Ann e una rediviva Mae West (ritirata da quasi trent'anni) in quelli di Letitia. Vidal ha detto di non averlo mai visto, ma di sapere che è stato un disastro perché il suo romanzo ha poi smesso di vendere per dieci anni...

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03/03/2008

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