Festa per il compleanno del caro amico Harold

27 giugno 2005, "A qualcuno piace gay" ("La libreria di Babilonia, 1995)

E' una delle opere fondamentali nella storia del cinema omosessuale che, per quanto fonte di molte critiche nello stesso ambiente gay americano (per protesta si arrivò a picchettare i cinema) e pur con i suoi limiti, è servita moltissimo per un cinema più esplicito e, in ultima analisi, più bendisposto verso l'omosessualità.

I sette personaggi (Alan e la bellissima marchetta meritano un discorso a parte) sono figli di quella liberazione sessuale - a cui risalgono molti comportamenti attuali - che portò tante coppie gay a vivere finalmente con una certa libertà, a provare molte esperienze sessuali, raccontate poi senza problemi al proprio compagno o agli amici. Tutti discorsi che spiazzano lo sprovveduto Alan (che fino all'ultimo non riesce a capire come Hank abbia potuto lasciare la moglie e viva felicemente con Larry) e, più che mai, scandalizzarono il pubblico, sorpreso non tanto dallo scontato Emory ma proprio dai "virili" Larry ed Hank, innamorati che credono in un rapporto fondato sul rispetto, sulla libertà e sulla sincerità.

Ciò che invece dette fastidio agli ambienti gay fu la tetraggine dei personaggi un po' stereotipati, e, quel che è peggio, cattivi ed infelici; del resto, lo stesso Michael, il più roso dai sensi di colpa, ammette che è impossibile trovare un gay felice.

E' Alan che ha il compito, con la sua estraneità al contesto, di far esplodere quelle tensioni latenti che esistono all'interno del gruppo che, forte nel suo insieme, è però capace di stritolare i singoli. Tutti si mostrano cinici, accusandosi a vicenda sulle diverse scelte di vita, a dimostrazione di una libertà conquistata solo in parte e di una diversità non del tutto cancellata dalla società.

Tratto da un testo teatrale dell'off Broadway, a cui è molto fedele, gli attori, decisamente bravissimi, sono gli stessi che l'hanno portato in scena. Come spesso accade, l'articolazione teatrale di base finisce col limitare inevitabilmente il film - girato quasi totalmente in un solo interno - ad onta del gran movimento della macchina da presa. Perciò sono più belli i primi venti minuti, segnati da un ritmo cinematografico più efficace mentre poi si cade in monologhi di stampo psicanalitico.

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