Ragazzo prodigio. I turbamenti della Provincia senza turbamenti

26 luglio 2005, "Aut", n. 72, agosto-settembre 2005

Un misterioso, affascinante "barbone" (Leonardo Guerra) piomba in un'asfittica cittadina di provincia, porta scompiglio all'interno delle coppie e del potere costituito, riapre nel grigio bancario Renato "una ferita cicatrizzata da tempo".

Questo ospite inatteso arriva a catalizzare i desideri e le paure che la piccola comunità nutre verso "il diverso": in tal caso un artista giramondo, anticonformista e refrattario alla normalizzazione borghese che tutto e tutti soffoca come uno spaventoso blob.

Dopo un "esordio rissoso", Leonardo decide di "reinserirsi" e farsi accettare in paese: in verità è tutto organizzato da Antonio, suo protettore e boss di una tv, che l'asseconda nell'idea (poi abortita) di un reality incentrato su il ritorno di un figliol prodigo dei nostri tempi e sulle relative reazioni - solidali o razziste - della gente.

Nel frattempo, Renato si ritira in campagna per scrivere una lunga lettera a Leonardo in cui rievoca la memoria di un loro giovanile viaggio a Parigi, allorché un irresistibile spogliarello dell'amico, nato come scherzo "innocente", aveva scatenato "un groviglio di desideri" in Renato.

Privo de "l'energia, la leggerezza, il gusto del gioco" e della libertà di Leonardo (che fin dall'adolescenza aveva sperimentato il sesso con uomini e donne) Renato soffocherà impaurito per il resto della sua spenta esistenza gli effetti di quella fulminante seduzione, rimuovendo la propria sopita omosessualità.

La lettera, suggellata dalla coscienza che

"la giovinezza non è un dato anagrafico, è una sorta di grazia che alcuni non ricevono"

non verrà mai consegnata al destinatario.

Altri tasselli completeranno il puzzle quando Antonio confesserà che Leonardo, con la sua

"fisicità solare, guidata da un'intelligenza del corpo, in grado di ignorare o rimuovere ogni ostacolo alle sue esigenze vitali",

è in fondo restato, nonostante l'implacabile scorrere della clessidra, un "ragazzo prodigio" per quella sua "sessualità capricciosa e tenera, senza remore", un bambino "perverso polimorfo" perso per sempre in un irraggiungibile paese dei balocchi.

Con la sua partenza, tutti gli attori di questo "sacro mistero" ripiomberanno nel grigiore e nell'ipocrita perbenismo di sempre.

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