Brokeback Mountain

24 settembre 2005

Brokeback Mountain è un gran bel film.

Storia di orizzonti sterminati e di piccoli uomini schiacciati dai pregiudizi e dalla paura, ricalca sostanzialmente il canovaccio della novella di E. Annie Proulx dalla quale è tratto (tradotta in italiano come Gente del Wyoming), arricchendo la prosa prosciugata dell'autrice con maggiori concessioni all'immaginario hollywoodiano (i due protagonisti Heath Ledger e Jake Gyllenhaal sono decisamente più appetibili di quelli descritti dal testo!), a tutto vantaggio dell'efficacia dell'intreccio.

Jack Twist ed Ennis del Mar non hanno ancora vent'anni, nel 1963, quando vengono spediti sulle montagne del Wyoming a badare alle pecore del rude Aguirre. Complici la solitudine e le difficoltà della vita all'aria aperta, si scrutano e si piacciono, finché, una notte, Jack non seduce Ennis.

È solo sesso, certo, "io non sono come quelli...", la faccenda sembra chiudersi lì.

Figli entrambi di povere famiglie di mandriani e coltivatori dai modi spicci, i due cowboy non sono abituati a dare un nome alle proprie emozioni. Però, due uomini che stanno insieme& no, non è accettabile. Non negli anni sessanta, non nel Wyoming.

E allora eccoli fuggire a gambe levate uno dall'altro, sposarsi, fare figli, cambiare lavoro.

Ma la passione riesplode dopo quattro anni: solo sesso? O amore, chissà?! Vorrebbero fare progetti, mettere su un ranch insieme. Il destino sembra non essere dello stesso avviso...

La regia di Ang Lee c'è ma non si vede, lasciando spazio (è il caso di dirlo) a suggestive inquadrature di montagne innevate e fiumi argentini e tramonti infuocati. Nel solco dell'iconografia del cinema statunitense, più quella di Terrence Malick o Gus van Sant, piuttosto che di John Ford o Sam PecKinpah.

Questo per dire che col genere western tradizionale (duelli all'alba, assalti alla diligenza, cacciatori di scalpi, stranieri senza nome ecc), Brokeback mountain non ha nulla a che vedere, così come sono strumentali le polemiche che hanno voluto vedere nel film di Lee una qualche pretesa di rinnovare il filone per antonomasia del cinema a stelle e strisce.

Brokeback Mountain è solo una (tragica) storia d'amore, e abile è stato il regista a procedere

per contrasti: tra gli spazi aperti della natura incontaminata e quelli chiusi delle catapecchie in cui vivono i due protagonisti; tra la brutale franchezza della vita animale (preda/cacciatore) e le lambiccate contraddizioni delle creature umane innamorate (e spaventate).

Specie quelle che non vogliono fare gli eroi, ma solo trovarsi un posto dove stare tranquilli.

Lontani da gente come il padre di Ennis, che portava il figlio novenne in gita davanti al cadavere del vecchio Earl, quel frocio finito nel fosso dopo aver messo su un ranch assieme al proprio innamorato...

Apprezzabile il lavoro degli attori, soprattutto Heath Ledger, che si è sforzato di rendere la tormentata laconicità di Ennis con un efficace bisbiglio biascicato (non so se il doppiaggio italiano saprà renderlo con egual forza). Ma anche Gyllenhaal se la cava: gli occhioni azzurri dalle ciglia lunghe recitano per lui un personaggio meno complesso, più affabile, molto sexy.

Preparate i fazzoletti.


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