Fenomenale quel ragazzo di zucchero

13 ottobre 2005, "La stampa", 6 ottobre 2005

Recensione di Gianni Farinetti.

Riedito per gentile concessione dell'autore.


A differenza degli Stati Uniti, in Italia (in Europa?) non esiste una vera letteratura gay militante, se così si può dire. Gli autori italiani, e non solo loro, si sentono a disagio quando si chiede loro se sono autori gay.
A questa domanda, David Leavitt rispose una volta un po' seccato:

"Come autore se esce un mio romanzo lo trovo fra le novità, come autore gay lo devo andare a scovare in qualche periferico scaffale destinato al genere".

Non gli si può dare torto, anche se proprio Leavitt è stato il capofila, in qualche modo l¹inventore moderno del "genere". E in più non è che in Italia abbondino gli scaffali specializzati, se non in qualche specifica libreria o presso alcune Feltrinelli e Fnac. Eppure - sarà la forza dell'organizzazione - l'America sa proporre, e non da ieri, una scuola di letteratura (alta e/o bassa) nella quale storie e personaggi omosessuali sono trattati in modo centrale ed efficace.

Edmund White afferma con sicurezza di essere un autore gay, così Michael Cunningham, tanto per citare scrittori che coniugano alla perfezione qualità e successo commerciale.

A colmare un vuoto, a parte altri casi fondamentali come la serie Men on men negli Oscar Mondadori curata da Daniele Scalise, quella presso lo stesso editore di Principesse azzurre, o uscite trasversali presso tutti gli editori, si muove la Playground romana, diretta da Andrea Bergamini, con una sequenza di collane dai nomi suggestivi: "Liberi e audaci", "Madrelingua gay", "High school", "Riserva indiana" (quest'ultima dedicata a narrativa non di argomento omosessuale, scommessa generosa per un editore gay).

Nella collana "Liberi e audaci" è appena uscita una raccolta di racconti che definisco fenomenali: Ragazzo di zucchero di Ken Harvey.

L'autore, che non è più un ragazzino (classe 1958), vive a Boston e insegna scrittura creativa a Cambridge, Massachusetts. Non ha mai scritto prima altri racconti (o almeno non ne abbiamo notizie) ma questi gli hanno valso un fiume di premi, fra cui l'autorevolissimo Pushcart Prize.

Ritroviamo nei racconti la freschezza e la grazia del primo Leavitt, quello di Ballo di famiglia, con due temi ricorrenti: la scoperta della propria omosessualità e la morte della madre.

Ma le similitudini con Leavitt finiscono qui. Harvey elabora un suo personalissimo stile attinto dal primo Capote o, guardando indietro, dai grandi veristi novecenteschi Faulkner e Steinbeck che ha ben studiato, con in più (sarà l'aria di Boston?) una base di humor assolutamente anglosassone che mi ha fatto rammentare alcuni brani "neri" del poco ricordato Ambroise Bierce.

L'America di provincia regna sovrana in Ragazzo di zucchero: piazze che sono poi il parcheggio del centro commerciale locale, genitori vetero contestatori (da morire il racconto "Signor Bolle, ti amo"), padri in fuga da mogli invadenti, figli adolescenti mollati lì alle prese con i primi turbamenti.

E non è da tutti (è da pochissimi) rendere irresistibile la scena dello spargimento delle ceneri della propria madre nelle acque dell'Atlantico.

Gli americani (quelli bravi) mi stupiscono sempre: hanno così pochi sfondi, così pochi elementi e sempre i medesimi: strade notturne vuote, grattacieli, supermercati, mai una rovina, mai un monastero del 1000, mai una quadreria rinascimentale.
Eppure può succedere che diano il peggio proprio quando approdano in Europa e vengono presi dalla smania di scrivere come Forster. Mi piacerebbe, invece, sentire Harvey che racconta Parigi (come sa farlo White, ad esempio, cioè benissimo).

Per adesso, alle prese con casa sua, questo nuovo autore è veramente formidabile: asciutto ma schioppettante dialogo dopo dialogo, con un "io" sempre divertito dietro il quale si nascondono note dolenti di chi sa come gira la vita.

Anche un autore - caso rarissimo - che sa prendersi in giro, depistando se stesso, i propri demoni, attraverso personaggi che compongono un'ideale comunità globale: ragazzi innamorati di altri ragazzi (o di adulti indifferenti), padri e figli imbarazzati fra loro, madri tremende. I temi di sempre, di tutti.
Dunque un libro nel quale (grazie!) si ride, si piange, si pensa.

Harvey sta preparando un romanzo che Playground pubblicherà l'anno prossimo.

Fra le scoperte dell'editore romano da segnalare anche i sorprendenti racconti di Vadim Kalinin (Un chilogrammo di esplosivo e un vagone di cocaina), un giovane e crudele pietroburghese che non assomiglia a nessuno letto fin qui, e lo spassossimo Rainbow boys di Alex Sanchez, la dimostrazione (finalmente!) che si possono scrivere novelle di vita scolastica di ragazzi gay come da sempre si fa per i ragazzi alle prese con la compagna di banco. Con tutto il bazaar classico di tenerezza e disagio, e qualcosa in più.

Il sito Playground è: www.playgroundlibri.it

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