L'omosessualità non è un turpe vizio

29 dicembre 2005

Testo americano pubblicato in Italia per la prima volta nel 1936.

Ebbe un'ampia distribuzione nel nostro Paese, tanto che nel 1949 era giunto alla sedicesima ristampa.

Segue lo schema classico del manuale di sessuologia, con una introduzione sulla fisiologia della riproduzione e degli organi genitali, una parte centrale relativa alla psicologia della sessualità e una parte finale sull'educazione sessuale.

Offre una vasta panoramica sulla sessualità e sostiene che nel corso dell'evoluzione "l'uomo si è elevato dalla bestiale sessualità" grazie all'"affetto della sua compagna, al piacere della sua compagna, e all'amore dei figli" verso una "civiltà sessuale".

Il testo discute diffusamente di omosessualità (fenomeno "molto comune"... nei popoli primitivi) dovuta (p. 160) alla

"impossibilità di sublimare gli interessi e le attitudini erotiche della prima adolescenza.

I modelli affettivi non si sviluppano oltre questo stadio, rimanendo diretti verso lo stesso sesso, anziché subire la normale evoluzione in senso eterosessuale".

Si avverte l'influenza sull'autore delle teorie di Marañon e Mantegazza, sovente citati.

A differenza di questi due autori però, Richmond sostiene che l'omosessualità non è un "turpe vizio antisociale" perché, a p. 193:

"non è soggetta ad una scelta volontaria, non è quindi né un vizio né un delitto, ma una tendenza psicologica abnorme, che costituisce un problema medico e pedagogico, degno di studio e se possibile di cura.

Molti omosessuali sono persone con caratteri morali molto alti, e combattono tutta la vita contro la loro tendenza; quando questa poi si manifesta nelle sue forme più orribili e spudorate, gli adepti sono più degni dell'ospedale che della prigione".

Ancora a p. 194:

"è necessario che noi rinunciamo al nostro atteggiamento di timore ed orrore verso l'omosessualità; dobbiamo tendere invece a studiarla come qualsiasi altro fenomeno naturale o sociale; solo allora la società potrà avere qualche speranza di trattarla adeguatamente".

Questo approccio al fenomeno è, nell'Italia fascista, unico per l'epoca.

Nel testo, infine, non mancano critiche alla repressione della sessualità dell'occidente cattolico.

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