La morte della bellezza

22 maggio 2013

La morte della bellezza è un romanzo strano e atipico: fu scritto in un periodo in cui la letteratura d'argomento gay anche in Italia si era liberata (o si stava liberando) dalla patina doloristica e melodrammatica e del carattere di racconto cifrato che aveva posseduto in precedenza, ma di solito per abbracciare pose rivoluzionarie e temi di attualità; Patroni Griffi pubblicò invece nel 1987 un'opera ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, composta con moduli narrativi volutamente classicistici e caratterizzata da una lingua sovrabbondante, barocca, densa d'impasti dotti e di suggestioni dialettali e di metafore ardite o inattese, giusto il contrario del periodare cachettico di moda in quegli anni nel tentativo, per lo più vano, d'imitare certa secchezza espressiva della prosa letteraria americana. Il classicismo di Patroni Griffi emerge anche nella scelta di non evitare, anzi, di sfruttare consapevolmente luoghi comuni come la giovinezza e la bellezza quasi oltraggiosa dei due protagonisti, le loro storie familiari complicate e tragiche, la presenza incombente d'una società ostile, le schermaglie e le violenze iniziali dei due innamorati: d'altronde il romanzo aveva carattere di novità già solo per il fatto di esistere: i lettori viziati dall'odierno sovrabbondare librario in subiecta materia, che oggi rimproverano a Patroni Griffi lo sfruttamento di cliché, dovrebbero considerare che un quarto di secolo fa un romanzo gay ambientato in Italia e scritto in italiano, coi cliché o senza, era già di per sé qualcosa di originale.
E quella di Lilandt ed Eugenio è una storia bellissima, piena di ardore dionisiaco, di rapimenti estatici, di durezze e di tenerezze infinite: è l'eros virile in tutte le sue declinazioni, con quel dolce e quell'amaro che già vi descrissero con la loro consueta felicità icastica i poeti greci quando dipingevano il dio Amore ora come ragazzo spensierato che gioca a palla e a dadi, ora come nume terribile o dispettoso che gode ad aprire ferite nel corpo degli amanti. La loro storia nasce nel tempo di guerra, tempo di sospensione delle leggi e di morte incombente: quando la fine di tutto è in agguato ad ogni istante, la volgarità dei piccoli uomini e delle donnicciole sciocche, la moraluccia d'una società ipocrita, meschina, tutta dedita alle pessime cose di pessimo gusto, pur non rimanendo sconfitte restano quasi attonite, disarmate: e in quella Napoli spettrale, densa di terrori e macerie, coi verzieri lussureggianti di rose sfatte che dormono fra i vecchi palazzi slabbrati, dove le stanze torride d'estate o fresche d'ombra invitano all'oblio lontano dalle brutture del mondo, l'amore più violento può avvampare finalmente libero, con l'energia, la sfrenatezza e la levità della danza d'una menade.
Il linguaggio è lussureggiante d'immagini, e anche i dialoghi rifuggono da ogni mimetismo del parlato quotidiano: l'amore è esaltazione dei sensi e dell'animo, è vissuto in un mondo che trascende le miserie degli uomini comuni, sicché nemmeno può servirsi del loro idioma volgare; anche gli atti sessuali sono descritti con passaggi di perifrasi peraltro non solo trasparenti pur nella ricerca dell'anamorfosi e della torsione, ma anche capaci di moltiplicare l'afflato erotico a guisa di gallerie di specchi. Molte metafore s'ispirano al mare e alle sue creature, alla natura rigogliosa di forme, a colori luminosi e pieni di vita: quel mare, quel cielo che, prima della bruttura edilizia recente, allargavano e rendevano leggero il cuore anche all'ultimo dei lazzari di Napoli, e lo facevano sentire un re. Il barocchismo stilistico di Patroni Griffi è sbrigliato e perdutamente noncurante di ritegni moralistici (ché esiste anche un moralismo estetico), proprio come l'ardore dei suoi eroi. E questo legame orgoglioso rimane invincibile, totalizzante, anche nell'ora dell'oscurità, di una separazione di cui s'ignora la durata; una separazione che forse sarà per sempre. Ma quest'amore orgoglioso, bellissimo e folle sarà eterno: a dispetto del mondo e della sorte.
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Altre recensioni per Morte della bellezza, La

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Morte della bellezza, La. Erotismo gay nella Napoli in guerraGiovanni Dall'Orto
16/02/2005

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