49 gol spettacolari

18 ottobre 2013

«E io cos’ero? Ero uno che stava cercando la sua strada, come gli altri. Con la differenza che io partivo dall’azione cattolica e dovevo arrivare al gay pride. Ma questo ancora non lo sapevo. O forse sì: il fatto è che ho solo centosessanta pagine e nove mesi da raccontare». Il romanzo di Davide Martini è un tipico “romanzo di formazione” che vede il protagonista alle prese con i problemi dell’ultimo anno di liceo; ma non è poi così tipico se si considera che il protagonista è gay e lo scoprirà, si accetterà e si innamorerà proprio durante i nove mesi narrati. L’autore riesce a catalizzare l’attenzione con capacità sorprendente, rapisce di fatto il lettore e rende il romanzo, più che un romanzo rosa, un vero e proprio giallo con avvincenti colpi di scena. Con grande abilità Davide Martini racconta la realtà omosessuale dei ragazzi che da adolescenti entrano nell’età adulta: la paura di non esser capiti, più che quella di non essere accettati, dai genitori e la paura di restar soli non riconoscendosi nel prototipo omosessuale, che il protagonista del romanzo così caratterizza: «i gay sono sempre soli e si fanno compagnia tra di loro. Alla fin fine gli etero se la cavano meglio». Il merito dell’autore è però proprio quello di scrivere un “romanzo di formazione” gay italiano dallo stile e dal taglio aggiornato ai nostri tempi, dando un punto di riferimento ai giovani gay che ne sono totalmente sprovvisti dalla letteratura corrente, nella quale non ci sono (quasi) mai personaggi omosessuali, mai comunque protagonisti, e che di regola sono immersi in una situazione psicologica negativa, triste; sperando di non far provare quella depressione a cui giunge il protagonista quando inizia a capire la sua omosessualità. La critica agli adulti è forte e a mio parere giusta e giustificata: siano essi genitori, spesso assenti, ciechi e incapaci di comunicare con i figli, proprio perché la comunicazione da parte di un genitore deve iniziare dall’ascolto e dalla comprensione e non dal tentativo di inculcare in un figlio le sue proprie convinzioni e i suoi propri desideri, o siano essi adulti che nascondono, reprimono e negano la loro omosessualità durante il giorno e la svelano solo la notte per occasionali incontri in luoghi isolati. Sarà Riccardo, solo di un anno più grande del protagonista, Lorenzo, ma più navigato, a salvare quest’ultimo da uno di questi incontri, facendo iniziare il loro rapporto, una vera storia d’amore. Forse l’autore vuole anche porre l’accento sul dovere, per le persone omosessuali, di instaurare e mettere in pratica una certa “solidarietà gay”, l’aiuto verso un omosessuale meno emancipato che magari viva in un piccolo paesino di provincia e che quindi non ha mai avuto contatti con la realtà gay o anche solamente con un gay, perché in questa Italia tutto è taciuto – solidarietà e aiuto che realizzino una paidèia 2.0.

Ma è proprio la domanda “E io cos’ero?” che sintetizza meglio il romanzo e la capacità di Davide Martini di descrivere i sentimenti di Lorenzo senza mai renderli melensi o infantili, anzi mostrandone tutta la profondità, la forza e del resto anche l'universalità: quando si arrabbia con gli insegnanti («Come ci si può illudere che mentre tu abbrustolisci al sole di Sharm el Sheik qualcuno, che tra le altre cose ha meno di diciotto anni, sia chino sui libri a studiare la poetica dell’Alfieri?»); quando è confuso, depresso e fortemente impaurito («Non ne posso più dei froci. […] Mi consolo pensando che è solo una fantasia») ma affronta la realtà con coraggio e dopo il primo bacio con Riccardo inizia a trovare la sua strada («Ogni movimento, parola e pensiero della mia vita non era stato altro che un inconsapevole percorso a tentoni per arrivare fino a lì»). E infine la leggerezza che si prova quando finalmente si accetta («Era questa la felicità? Questa sensazione di pienezza e sollievo, la sorpresa e la meraviglia di essere esattamente dove bisognava essere senza sapere come ci fossi arrivato e senza volerlo sapere?»): perché in fondo il primo e il più importante coming out è con se stessi.

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