Goditi il problema

5 giugno 2014

A me i libri un po’ fatui e disimpegnati di solito piacciono molto. Questo romanzo di Sebastiano Mauri, velocissimo e scoppiettante, appartiene in pieno alla categoria. Martino Sepe, il protagonista, viene da una famiglia bislacca di ricchi lombardi “alternativi”, perfetti figli della contestazione e degli anni Settanta, che vivono in una grande villa piena di animali e di gente stramba, fricchettoni, ex-matti ed ex-tossici, ma anche con una governante vecchia e saggia che parla solo in milanese, in mezzo alla più grigia e piatta provincia insubrica; studia cinema a New York, e lì lavora per anni come assistente d’un produttore algido, perfido e senza cuore, e parallelamente scopre la propria omosessualità fra buffe acrobazie dei sentimenti e una selva di luoghi comuni sulla scena gay e sulla vita newyorkese non solo profusi e piene mani nella storia, ma anche esibiti con allegra sfacciataggine. Il limite maggiore del libro è che vuole far colpo e divertire non ad ogni pagina, bensì ad ogni riga: e dopo un po’ l’imbranataggine del protagonista (anche in fatto di sesso: i lettori che si sono lamentati del “troppo sesso” che s’incontra qua devono avere scambiato Goditi il problema con qualcos’altro: neanche fosse la sceneggiatura di Shortbus), l’ironia piaciona e le facezie a dosi da cavallo, in tutta onestà, vengono a noia. Il testo si salva dal naufragio solo perché Mauri possiede un innato senso del ritmo narrativo: e così come lettura da spiaggia, da treno o da fine settimana di tutto riposo, alla fine, il suo romanzo d’esordio funziona: un po’ si sorride, un po’ si va avanti per vedere come va a parare, un po’ si procede per inerzia, e, senz’accorgersene, si è già arrivati in fondo. Poi, magari, il giorno dopo ci si è già dimenticati tutto: ma questo, tutto sommato, non è un gran problema.
P.S.: Mauri è un altro che fa dello spirito sull'Immacolata Concezione senza sapere che cos'è. E pensare che oggi non è più necessario ripassare il catechismo o domandare lumi al curato: c'è Wikipedia...
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