Scusi, facciamo l'amore?

24 settembre 2015

Già nel suo film di debutto come regista, Leoni al sole (1961), Vittorio Caprioli aveva portato sul grande schermo un piccolo mondo chiuso e improduttivo, i cui abitanti – un gruppo di trentenni napoletani più o meno agiati spiaggiati a Positano – sono tenuti in vita solo dall'ansia di concretizzare qualche rapida conquista e dall'assillo di evitare qualsiasi mutamento che possa compromettere il loro ozio.

In Scusi, facciamo l'amore?, suo terzo lungometraggio, Caprioli si occupa di un altro habitat altrettanto ristretto, quello delle sciure dell'alta società milanese, che combattono il tedio della loro condizione di mogli/madri/figlie comprando la compagnia di avvenenti giovanotti poco portati ad altri tipi di lavoro.

Lallo di San Marciano è uno di questi giovanotti. Ha ventidue anni, viene da Napoli e ha tutte le credenziali per essere richiestissimo: è spregiudicato, è un doppiogiochista sfacciato ed è figlio d'arte, dato che il suo defunto padre e la sua vivissima madre (Valentina Cortese) hanno goduto di una florida carriera da mantenuti. Inoltre Lallo ha la faccia da bambola assassina del tenebroso Pierre Clementi, che gli conferisce un'antipatia, un'impazienza, un'indifferenza... e una desiderabilità fuori dal comune.

Quando arriva a Milano in occasione del funerale di suo padre, Lallo ha un colloquio col Signor Tassi (Massimo Girotti), un maturo accompagnatore di signore dall'aria sempre preoccupata, che gli dà molti saggi consigli sul modo più sicuro per trovare i favori del “pubblico” milanese. Tra le sue molte ammonizioni, ne spicca una: «Guarda che per voi ragazzi oggi sono molto meglio gli uomini: sono più previdenti, più affettuosi, insomma sono più tutto».

Lallo non prende neanche in considerazione questa possibilità, ridendo dell'evenienza di finire a scambiarsi bacini della buonanotte con uomini maturi. In effetti sulle prime sembrerebbe che una sorte simile non debba toccargli: molte signore se lo contendono, alcune non riescono a mantenere il debito distacco e avvampano di gelosia; altre, più ciniche, se lo rimbalzano e mercanteggiano tra di loro.

Ma quando Lallo si infatua seriamente della figlia della contessa che manteneva suo padre, il suo amore viene sacrificato – per mezzo di una traumatica bugia – dalla contessa medesima; quest'ultima non può permettere che Lallo comprometta le imminenti e redditizie nozze di sua figlia (perché a Milano il denaro vince su tutto, come commenta un'arcigna megera impersonata da Franca Valeri). L'avvilimento induce Lallo a recuperare uno di quei signori maturi di cui pensava di non avere bisogno, il Barone Von Tummler (Amerigo Tot).

Tra le tante figure di omosessuali ritratte da Caprioli nei pochi film che ha diretto (ne troviamo in Parigi o cara, Splendori e miserie di Madame Royale e Stangata napoletana), il tetro Barone Von Tummler si segnala per il suo uso disinvolto del denaro, che gli serve a corrompere e “rapire” gli autisti bellocci delle riccone in vacanza a Cortina. Questo Von Tummler aveva già tentato di aggiudicarsi i favori di Lallo comprando all'asta, per una cifra spropositata, un paio di gemelli desiderati dal giovanotto. Nel finale, saranno proprio questi gemelli a rendere più dolci per Lallo i bacini della buonanotte del Barone.

Scusi, facciamo l'amore? è una pellicola godibile, visivamente interessante e opulenta (i costumi sono firmati da Ferdinando Scarfiotti). Caprioli è un regista ambizioso, che ruba persino qualche suggestione wellesiana, ma con discreta cognizione di causa. Il suo gusto particolare per le inquadrature ambigue dà movimento a un film costruito sull'ozio.


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