Sesso e volentieri

26 febbraio 2019

Del trittico sessuocentrico diretto da Dino Risi, comprendente Vedo nudo del 1969, Sessomatto del 1973 e Sesso e volentieri del 1982, quest'ultimo è sicuramente il meno istruttivo e il più prevedibile. Stranamente è anche il più “abbottonato”: i brevissimi episodi sono giusto un po' più scabrosi dei Caroselli (l'episodio più increscioso è L'avventura, riguardante una presunta ninfomane, in cui comunque fa un cameo soltanto un seno su due di Laura Antonelli).

Messo a confronto con i prestigiosi capocomici dei film precedenti, Nino Manfredi e Giancarlo Giannini, il valoroso Johnny Dorelli ne esce a testa alta: riesce ad essere sempre “distinto”, come gli dice nel secondo episodio Laura Antonelli, anche nei frangenti più “pericolosi”, come il famigerato episodio Lady Jane, in cui la moglie di un ministro (Margaret Lee), affetta da un'incontrollabile petomania, porta aria di tregenda in un lussuosissimo ristorante.

Scegliere l'episodio meno memorabile non è cosa semplice (lo stesso L'avventura se la batte con l'estenuante Rasoio all'antica), ma anche individuare il migliore è un'impresa ardua, perché le scenette sono livellate verso il basso e il tocco di Dino Risi non è avvertibile a occhio nudo. Volendo ancora una volta adoperare l'ottica del guilty pleasure, si può forse candidare Il macho, tra l'altro lo sketch più pertinente in questa sede.

In questo episodio, un impettito e borghesissimo impiegato (naturalmente Dorelli) subisce la pressante corte di un virilissimo omosessuale baffuto (Yorgo Voyagis), con tanto di massiccio fuoristrada che usa per tamponare allusivamente la sua preda.

Questo corteggiamento induce l'impiegato a dei ripensamenti: era entrato in scena con incrollabili certezze, biasimando “lo sfacelo della moralità” («Guarda, ci sono due ragazzi che si baciano!» «Ma no, sono due ragazze»), e ne esce provvisoriamente in preda al dubbio, abbandonando il tetto coniugale per “ritrovare la propria identità”. Lo ritroviamo al supermercato mentre – liberatosi dai vincoli del perbenismo e del familismo – gioca col suo nuovo compagno, il Macho, tra lo sdegno dei presenti, mentre l'altoparlante avvisa che «al banco ortofrutticolo sono arrivati i nuovi finocchi». Un apologo libertario? Un conte philosophique? Macché, tuttalpiù un'innocente barzelletta.

Altrettanto innocente e sciocchino è Luna di miele, in cui un architetto e sua moglie (la simpatica Gloria Guida) barattano la propria virtù con un sedicente nababbo arabo che ha finto di voler commissionare all'architetto stesso la costruzione di una moschea (una situazione abbastanza simile a quella “subita” da Renato Pozzetto in Ricchi, ricchissimi... praticamente in mutande, dove però lo sceicco di turno era rigorosamente omosessuale).

In un'intervista rilasciata a Michele Anselmi de l'Unità, Johnny Dorelli ha affermato di aver richiesto e ottenuto la rimozione, in fase di montaggio, di un episodio che riteneva troppo volgare, in cui interpretava un cantante gay. È sicuramente apprezzabile la delicatezza di Dorelli, ma magari quello sketch avrebbe strappato il film al suo torpore donandogli un turpe momento stracult.

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