Citizen gay. Tra omofobia, diritti negati, famiglie e salute mentale

Abbiamo già avuto modo di apprezzare la competenza e la lucidità di Vittorio Lingiardi, docente di psicologia alla Sapienza di Roma, oltre che per le posizioni assunte pubblicamente sull'omosessualità, per il suo esaustivo saggio "L'omosessualità in psicoanalisi" pubblicato in Gay e lesbiche in psicoterapia (di Paolo Rigliano e Margherita Graglia, Raffaello Cortina, 2006).

In questo libro l'autore si muove sul piano della divulgazione, rivolgendosi a un pubblico più diversificato e cercando di inquadrare il discorso psicologico in un più ampio contesto sociale e politico; ecco dunque il ricorso agli episodi di cronaca, i riferimenti legislativi e letterari, nonchè le testimonianze di persone gay e lesbiche, sconosciute o famose, che arricchiscono la narrazione con la vivacità della vita reale.

La tesi di fondo parte da un assunto fondamentale che viene esplicitato nell'articolo dell'"Economist" riportato nel libro: "Per la società, la scelta è tra matrimonio omosessuale e alienazione omosessuale".
Ne consegue che "uno Stato i cui cittadini sono più felici è uno Stato più forte".

Da qui prende il via l'analisi delle implicazioni che l'omofobia, in tutte le sue sfaccettature individuali e collettive, comporta per la vita delle persone omosessuali: a cominciare da quella interiorizzata, che impedisce alle persone di sviluppare un buon senso di sé e di superare la pesantezza dello stigma sociale.

Interessante a questo proposito la citazione della Modern homofobia scale di Raja e Stokes, una scala psicologica usata dai ricercatori per misurare il grado di omofobia individuale; del resto, rileva l'autore, se è stato possibile "costruire" una malattia e chiamarla omosessualità, è altrettanto possibile costruirne un'altra e chiamarla omofobia. E che sia ormai una piaga sociale lo dimostra il dilagare del bullismo omofobico che in Italia ha avuto le conseguenze tragiche che tutte/i conosciamo.

È invece dimostrato che in quei paesi dove sono state approvate norme a tutela dei diritti di gay e lesbiche, oltre a un miglioramento della salute mentale dei soggetti interessati, c'è stata una percepibile diminuzione dell'omofobia .

Risulta dunque fondamentale quel percorso di consapevolezza per cui dirsi lesbiche e gay

"vuol dire riconoscere e implicitamente comunicare di:
a- essere omosessuale;
b- non aver problemi a esserlo;
c- sentirsi un soggetto di diritto
".

Da qui l'importanza di una comunità di riferimento messa un po' in ombra forse, nel libro, dall'approccio prevalentemente terapeutico.

Del resto anche coloro che, come chi scrive, nutrono delle perplessità rispetto all'Istituzione del matrimonio in sé, possono concordare con ciò che Lingiardi scrive citando Judith Butler rispetto al "dono ambivalente della legittimazione" e cioè che "serve a tutelare un diritto, non a sancire un obbligo".

Ben venga allora il "riconoscimento critico" di cui parla Butler nell'intervista al "Manifesto" in occasione della sua visita in Italia, purché si rimanga consapevoli delò fatto che

"se ci sta a cuore chi non riesce a ottenere un riconoscimento dalle norme esistenti, o da un loro ampliamento, dobbiamo elaborare nuove forme sociali, ed anche nuove norme".

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