Cani selvaggi

Sei persone ferme al margine del bosco. Ogni sera s'incontrano e chiamano i loro cani. I cani che li hanno abbondati o che sono stati cacciati da casa.


Siamo in Canada, in una cittadina che fino a pochi anni prima traeva vita, fame e futuro da una fabbrica di mobili di lusso. La fabbrica ha chiuso e il mondo intorno si è sbriciolato. E lì, al limitar del bosco, i sei s'incontrano ogni sera a narrare la storia dei propri cani.


Fra loro Alice, a lungo voce narrante del libro, che lì per la prima volta incontra l'amore, un amore forte e dilaniante, come quei cani ormai diventati selvaggi, un amore che "se ti salta addosso, non molla la presa".

Selvaggia si sente Alice, ma molto molto più selvaggia di lei è la misteriosa etologa, studiosa dei lupi e del branco.


"Cani selvaggi" racconta, con una metafora audace, la storia di questo amore senza parole: l'amore fra una donna-lupo e una donna-cane, ma un cane sempre pronto a ritornare nella foresta.

E insieme racconta anche la vita degli altri protagonisti, della lunga e inutile attesa ai margini del bosco, relitti lasciati sulle rive dall'abbandono della fabbrica, relitti che trovano la forza per rinascere solo nella stravagante solidarietà che si creerà fra di loro.

La storia d'amore fra le due donne è intrisa di una passione che può solo bruciare.

E' un libro che piacerà alle lesbiche che hanno amato Perché questo è il brutto dell'amore e Scritto sul corpo, storie di amori impossibili che lasciano un'impronta nell'anima, una ferita che sempre si può riaprire.

Helen Humphreys tiene con mano ferma una trama che sembra sempre cadere, eppur non cade mai, nel racconto sentimentale.

I cani sono veri, reali, con il loro pelo arruffato, la fame, la loro corsa veloce fino al limitare del bosco, eppure sono anche metafora dell'amore che non riconosce più chi ha tanto amato.

"Qual è la cosa peggiore che sarebbe potuta accadere, se mi avessi permesso di amarti?" Forse è la domanda che tutte ci dovremmo fare.

Ma l'amore è come i cani che non sono più nostri: "quella che sembrava mansuetudine era semplice opportunismo. Un riparo. Cibo. Un posto caldo dove dormire".

Helen Humphreys, poetessa e scrittrice canadese, vincitrice di numerosi premi letterari nel suo paese, testimonia il difficile rapporto fra una natura non ancora del tutto umanizzata e gli umani, che cercano di mantenere un contatto e un legame ambiguo fra di loro e il mondo selvaggio, di cui ancora si sentono parte.

Un libro che non avrebbe mai potuto essere scritto nell'Europa di oggi, dove non c'è più posto per il mondo selvaggio.

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