Tipi intermedi tra i primitivi [Estratto]

2 settembre 2004, Sabazio n. 81, gennaio 2003. Poi: Guidemagazine n. 2, febbraio 2003.

Edward Carpenter
1914

Parte 1. L'Intermedio al servizio della religione

1. Come profeta o prete


Un fatto curioso e interessante è il rapporto tra il temperamento Uraniano e il dono della profezia e della predizione. È un fatto che, per quanto ne so, non è stato preso molto sul serio - sebbene vi abbiano accennato Elie Reclus, Westermarck, Bastian, Iwan Bloch, e altri.

Naturalmente, è ben noto quanto fosse diffusa la pratica di educare e allevare certi giovani in modo effeminato nei templi e nei culti dell'antichità e presso le razze primitive, ed è ben noto come questi giovani in generale diventassero i preti o gli uomini-medicina della loro tribù; ma difficilmente questo fatto è stato preso sul serio, a indicare qualche necessario rapporto tra le due funzioni, o qualche relazione in generale tra omosessualità e poteri psichici. Tuttavia, io credo che dobbiamo ammettere l'esistenza di una possibile relazione o rapporto del genere, visto che è ovviamente indicata dai fatti che seguono; e l'ammissione ci conduce a indagare ulteriormente su quale possa essere esattamente questo rapporto, e quale la sua logica e la sua spiegazione.

Ad esempio, tra le tribù attorno allo stretto di Behring - i Kamchadales, i Chukchi, gli Aleutini, gli Inuit, i Kadiak, e così via, l'omosessualità è comune, ed il suo rapporto con lo shamanesimo o con il sacerdozio è molto marcato e curioso. Westermarck, nel suo ben noto libro The origin and development of the moral ideas, citando il Dr. Bogoraz dice: "Accade di frequente che, sotto la soprannaturale influenza di uno dei loro shamani, o preti, un ragazzo Chukchi di sedici anni rinunci improvvisamente al suo sesso e si immagini di essere una donna. Adotta un abbigliamento da donna, si fa crescere i capelli e si dedica alle occupazioni femminili. Quel che è di più, questo rinnegato del proprio sesso si porta un marito dentro lo yurt (capanna), e fa tutti i lavori che di solito spettano alla moglie, nella più innaturale e volontaria sottomissione..."

Su questo rapporto tra stregoneria e predizione divina ha insistito particolarmente Elie Reclus nel suo Primitive folk. Parlando degli Inuit, racconta: "Un ragazzo con un volto carino ha anche un grazioso comportamento? La madre non gli permette più di frequentare i compagni della sua età, ma lo veste e lo tira su come se fosse una ragazza. Ogni forestiero verrà tratto in inganno dal suo vero sesso, e quando ha raggiunto l'età di circa quindici anni, è venduto a qualche riccone per una bella somma. I 'choupans', cioé i giovani di questo tipo, godono di un'alta considerazione presso i Konyagas". Poi, Reclus aggiunge che i 'choupans' di solito si dedicano al sacerdozio...

"Tra gli Indiani Illinois", dice Westermarck, "gli uomini effeminati sono presenti a tutti i gioghi di prestigio ed alle danze solenni in onore del calumet, la sacra pipa da tabacco per la quale gli Indiani hanno gran rispetto... ma gli è vietato sia danzare che cantare. Vengono invitati alle riunioni e nulla può essere deciso senza il loro consiglio, visto che per lo straordinario stile di vita che conducono vengono considerati dei manitou, cioè come esseri soprannaturali, e persone di grande importanza".

Costumi simili a quelli degli Indiani d'America furono osservati tra gli abitanti delle isole del Pacifico. Il capitano James Wilson, visitando le Isole del Mare del Sud nel 1796-98, ci trovò degli uomini vestiti da donna che godevano di un certo prestigio, e fu sorpreso nello scoprire che "perfino le loro donne non disprezzavano questi individui, ma c'intrecciavano dei rapporti di amicizia". Ed un altro missionario, William Ellis, nelle sue "Polynesian Researches" dice che costoro non solo godevano dell'approvazione dei preti, ma perfino del diretto esempio di una delle loro divinità...

Attraverso la Cina e il Giappone e buona parte della Malaysia, i cosiddetti bonzi, o preti Buddisti, hanno giovani o ragazzi addetti al servizio nei templi. Ogni prete istruisce un novizio a seguirlo nel rituale, e si dice che le relazioni tra i due siano spesso intime dal punto di vista fisico. Francesco Saverio, nelle sue lettere dal Giappone (1549), ne fa menzione. Dice che gli stessi bonzi permettevano questo stato di cose, e che sostenevano di non far peccato. Per loro il rapporto con la donna era un peccato mortale, o perfino punibile con la morte, ma quell'altro tipo di rapporto, ai loro occhi, non aveva nulla di esecrabile, ma era innocuo e perfino lodevole. E come era allora, la situazione sembra ancora la stessa oggi, o almeno pare che lo sia stata fino a poco tempo fa. In tutte le sette Buddiste del Giappone (fatta eccezione per lo Shintoismo) ai preti viene imposto il celibato, ma le relazioni omosessuali non sono proibite...

Così, come osserva Richard Burton, questi stessi usi in rapporto alla religione sono diffusi quasi in tutto il mondo, "adottati dalle caste sacerdotali dalla Mesopotamia al Perù".

È tutto molto strano e difficile da capire. In realtà, se i fatti non fossero così ben dimostrati e numerosi in modo così schiacciante, oggi sarebbe incredibile per molti di noi credere che il concetto di "sacralità" o di "consacrazione" possano essere onestamente collegati, nella testa di chiunque, con le cose e le persone di cui sopra. Eppure è ovvio, quando uno mette insieme tutto questo, che sebbene in qualche caso Cieza de Leon possa anche aver avuto ragione nel suggerire che la religione venne usata come un mantello ed una scusa per la licenziosità, tuttavia nella sua totalità questa spiegazione non è sufficiente. Ci dev'esser stato molto di più dietro a tutto questo: apparentemente una strana convinzione, o superstizione, se vi piace chiamarla così, che le persone omosessuali, ed anche coloro che adottavano il loro ibrido stile di vita, fossero portatrici d'inusuali poteri di divinazione e profezia. Una convinzione per di più (o superstizione) così radicata e persistente che si è diffusa quasi in tutto il mondo.

Ci possiamo chiedere se si può dare qualche spiegazione di questa strana e anomala convinzione. Probabilmente, allo stato attuale della nostra conoscenza, questo non è del tutto possibile. Ma possiamo azzardarci a dare qualche suggerimento in quella direzione. Prima di farlo, tuttavia, può essere una buona idea soffermarsi un attimo nell'ulteriore e ampiamente diffusa convinzione in un rapporto tra omosessualità e stregoneria.



2. Come mago o stregone


Oggi si è d'accordo, in linea generale, sul fatto che il credo nella magia abbia preceduto quella che noi chiamiamo religione, e che seguendo l'ordine dello sviluppo, il mago sia venuto prima del prete. E allora, forse avrei dovuto mettere questo capitolo per primo; ma per qualche ragione, l'ordine adottato fin qui sembra il migliore. Comunque, è certo che tra i popoli primitivi il profeta, il prete, il mago e lo stregone univano ampiamente le loro funzioni e non erano facilmente distinguibili l'uno dall'altro; di conseguenza, da quanto è già stato detto, è naturale che ci aspettiamo di trovare uun rapporto, un'associazione, tra omosessualità e stregoneria.

Quello che segue, è un resoconto fornitoci dal viaggiatore russo Dawydow, sui costumi prevalenti ai suoi tempi (circa 1800) tra i Konyagas dell'Alaska: "Qui (nell'isola di Kadiak), ci sono uomini con il mento dipinto, che fanno solo i lavori delle donne, che vivono sempre con le donne e che, come queste, hanno dei mariti - non raramente perfino due. Questi uomini sono chiamati achnutschik. Non vengono affatto disprezzati ma, al contrario, sono rispettati negli accampamenti, e per la maggior parte sono dei maghi. Il Konyaga che ha un achnutschik invece di una moglie, è perfino considerato fortunato.

Un fatto importante, in tutta questa storia, che da' un'aria di sincerità al fenomeno, e che d'altra parte, in una mente primitiva, lo può facilmente aver collegato alla magia o alla stregoneria, è la rapidità e decisione con la quale spesso avviene la trasformazione sessuale...

John T. Irving, nei suoi Indian sketches (1835) - una descrizione dei Pawnee e di altri Indiani d'America - ha scritto un intero capitolo sul soggetto, intitolato "La metamorfosi". Qui descrive come, in mezzo ad un gruppo di indiane occupate ad asciugare al sole il mais già sbucciato, un giorno gli capitò di vedere una donna che sembrava particolarmente alta e forte - la quale, dopo una sua domanda, risultò essere un uomo. Questa è la sua storia. Una volta era un coraggioso Otoe di grandissima fama. Poi, un giorno, dopo una battaglia disperata contro gli Osages, tornò a casa e rifiutandosi di parlare con chicchessia, si gettò nel letto per passarvi la notte. Il giorno dopo si alzò completamente diverso. "Raccolse la famiglia attorno a sé, e informò tutti che il Grande Spirito lo aveva visitato nel sonno dicendogli che, ormai, aveva raggiunto lo zenith della sua fama; che nessuna voce aveva più peso della sua nel consiglio della tribù; che nessuna arma era più pesante nel corso della battaglia. Ma da quel momento in poi doveva abbandonare ogni pretesa ai ranghi dei guerrieri ed assumere l'abito e le occupazioni delle donne". I suoi amici lo ascoltarono con dispiacere, ma non cercarono neanche di dissuaderlo "poiché sentivano il volere della divinità con una venerazione uguale alla sua". Così spezzò in due il suo arco, seppellì il tomahawk ed il fucile, si tolse i dipinti di guerra, levò la penna d'aquila dal ciuffo di capelli che aveva mantenuto sulla testa rasa, e cessò di essere contato tra i guerrieri, abbandonando tutto "per l'umile e servile lavoro delle donne".

Erano passati vari anni da quell'atto di rinuncia, dice l'autore, ma l'uomo era rimasto fedele alla sua decisione.

Questi strani cambiamenti, indotti nell'infanzia o spontaneamente adottati durante la giovinezza, e perfino nella vecchiaia, sono stati osservati tra quasi tutte le tribù degli indiani del Nord America. Wied parla di Sauks, Foxes, Mandans, Crows, Blackfeet, Dakotas, Assiniboins, ed altri. E sembra che credano frequentemente in un loro rapporto con la Luna...

Quale che possa essere la verità sui rapporti tra questi strani cambiamenti degli abiti sessuali e le apparizioni visionarie delle divinità, non possiamo fare a meno di vedere che il credo fervente in questo rapporto è una testimonianza della sincerità e della verità di queste trasformazioni, così come una parziale spiegazione del perché alle persone così trasformate vengano attribuiti poteri stregoneschi e miracolosi. In ogni caso, la massa totale dei fatti che collegano l'omosessualismo in generale con la religione e la divinazione, o con inusuali poteri psichici, e sulla stessa linea come quelli già presentati in questo e nel capitolo precedente, è enormemente grande; e non dobbiamo attardarci ulteriormente a raccoglierli. Tuttavia, possiamo avventurarci a dire alcune parole per dare una possibile spiegazione di questo rapporto...

Dal canto mio, penso che sull'intera faccenda ci siano due teorie possibili e non irragionevoli. La prima, e più importante, è che ci sia veramente una relazione tra temperamento omosessuale e inusuali poteri divinatori o psichici. Il secondo è che (non ci sia una tale connessione, ma) che l'idea di magia o stregoneria naturalmente e comunemente spunta fuori attorno ai cerimoniali di una vecchia religione o morale quando questa viene sostituita da una nuova. Gli dei della prima diventano i diavoli della successiva [1], i riti poetici di un'era trascorsa diventano la magia nera dell'età futura. Ma nel caso delle religioni primitive della terra le loro cerimonie erano, senza dubbio, molto ampiamente sessuali, e perfino omosessuali. Di conseguenza, quando si affermano nuovi sviluppi religiosi, i riti omosessuali, che erano del tutto estranei agli ultimi bigotti e molto fastidiosi per i loro ideali, vengono associati con molta forza alla nozione di stregoneria e di poteri occulti.

Io credo che ci sia un rapporto organico tra temperamento omosessuale e inusuali poteri psichici o divinatori; ma credo pure che le cause menzionate nella seconda spiegazione in molti casi abbiano condotto ad una esagerata convinzione in questo rapporto, e gli abbiano dato un aspetto magico o demoniaco.



3. Come inventori delle arti e dei mestieri


Ho già detto di credere che ci sia un rapporto originale di qualche tipo tra omosessualità e divinazione; ma nel dire questo, naturalmente, non do' per scontato che sempre e dovunque l'una sia associata con l'altra, o che la relazione tra le due sia estremamente ben marcata; ma voglio dire che una connessione può essere rintracciata e che a priori la sua esistenza è piuttosto probabile.

E prima di tutto, per quel che riguarda la reale osservazione di un tale rapporto, il fatto della diffusa convinzione in esso, che ho già notato come esistente tra le tribù primitive della terra, e del loro fondare di tutti i tipi di costumi basati su quella convinzione, deve servire a qualcosa. Di certo, la mera esistenza di un diffuso convincimento tra i popoli primitivi e superstiziosi - come, ad esempio, del fatto che un'eclissi sia causata da un drago che divori il sole - non prova che sia vero. Ma nel caso che stiamo considerando, il problema è ben all'interno della possibilità di un'ordinaria osservazione, ed il costante rapporto tra il choupan e l'angakok, il ke'yev e lo shamon, il berdache e lo stregone, il ganimede ed il sacerdote del tempio, e le corrispondenze in tutto il mondo, il basir tra i Dyaks, il prete fanciullo nei templi del Perù, lo stesso nei templi buddisti di Ceylon, Birmania e Cina - tutti questi casi sembrano puntare a qualche fatto basilare, dell'idoneità o dell'adattamento dell'invertito alle funzioni sacerdotali o divinatorie.

Per arrivare a tempi più recenti, la frequenza con la quale accuse di omosessualità sono state lanciate contro gli ordini religiosi ed i monaci della chiesa cattolica, ed anche contro preti ed ecclesiatici ordinari, ci deve far pensare [2]. Non abbiamo bisogno di chiudere un occhio sul fatto che nella protestante Britannia il curato ed il parroco molto spesso sembrano appartenere a qualche "terzo sesso" che non è né completamente maschile né completamente femminile!

Credo che tutto ciò debba avere qualche significato. Il problema è quale potrebbe essere. Quello che segue è un suggerimento che può rispondere a parte della domanda anche se, credo, non a tutta.

Nelle società primitive, gli uomini (quelli normali) sono guerrieri e cacciatori. Le donne (quelle normali) attendono ai lavori domestici e all'agricoltura, e passano i loro giorni in queste attività. Ma nell'evoluzione della società, ci sono molte più funzioni da essere rappresentate che quelle semplici appena menzionate. Siamo portati a pensare che, non fosse stato per l'emergere di tipi intermedi, cioè l'uomo più o meno femminile e la donna più o meno maschile, forse la vita sociale non sarebbe mai avanzata al di la' delle sua fase più primitiva. Ma quando arrivò l'uomo che non voleva combattere, che forse aveva più la tendenza a svignarsela, e che non amava così tanto la caccia, questi scoprì necessariamente altri interessi e occupazioni, componendo canzoni o osservando la qualità delle erbe o il susseguirsi delle stelle. Gli uomini non-guerrieri e le donne non-domestiche cercarono nuovi sfoghi per le loro energie. Cercarono occupazioni diverse da quelle dell'uomo ordinario, come fanno oggi. E così divennero gli iniziatori di nuove attività: studiosi della vita e della natura, inventori e insegnanti delle arti e dei mestieri, maghi (come volevano essere considerati) e stregoni. Divennero indovini e vedenti, o rivelatori di dei e di religioni. Divennero uomini-medicina e guaritori, profeti e così, alla fin fine, misero le fondamenta del sacerdozio, della scienza, della letteratura, dell'arte.

In molti modi possiamo vedere la probabilità di questa tesi.

Primo, non completamente appartenendo ad una delle due grandi branche progenitrici della razza umana, la sua natura non trovava completa soddisfazione nelle attività di nessuna delle due, e dovette per necessità crearsi una nuova sfera di qualche tipo per se stesso.

Secondo, vedendosi diverso dalla grande maggioranza, ricercato dagli uni e disprezzato dagli altri, si trovò costretto a pensare. La sua mente piegata all'interno di se stesso si trovò costretta ad affrontare il problema della sua natura, dopodiché il problema del mondo e poi del resto della natura. Diventò uno dei primi pensatori, sognatori, scopritori.

Terzo, alcuni degli Intermedi (sebbene certamente non tutti), combinando l'emozionalità del femminile con la praticità del maschile, e molte altre qualità e poteri di tutte e due i sessi, così come della loro esperienza, si trovarono ad essere molto superiori in abilità al resto della loro tribù, facendo progressi nel mondo del pensiero e dell'immaginazione, diventarono inventori, insegnanti, musicisti, uomini-medicina, e preti; mentre la loro prima scienza e arte - previsione della pioggia, determinazione delle stagioni, osservazione delle stelle, studio delle erbe, creazione di canti e canzoni, grossolano disegnare, e così via - venne considerato quasi magico e divinatorio...

Quarto, credo che a questo punto uscì fuori un elemento di quanto potrebbe veramente essere chiamato divinazione. Credo che il mescolarsi di temperamenti maschili e femminili in certi casi produca persone le cui percezioni sono così sottili e complesse e rapide da essere definite geniali, persone dalla mente intuitiva che percepiscono le cose senza sapere il come, e seguono lontane concatenazioni di cause ed eventi senza preoccuparsi del perché - divinatori e profeti nel vero senso della parola.

La doppia vita e doppia natura certamente, in parecchi casi che riguardano invertiti osservati oggi, sembra dar loro una straordinaria umanità e simpatia, insieme con un rimarchevole potere di trattare con gli esseri umani. Puo' anche, probabilmente, puntare ad un ulteriore grado di evoluzione di quello usualmente raggiunto, ed un altissimo ordine di coscienza, molto imperfettamente realizzato, naturalmente, ma indicato. Infatti, questa interazione tra il maschile e il femminile, questa mutua illuminazione di logica e intuizione, questa combinazione di azione e meditazione, può solo far sorgere e aumentare il potere di ognuna di queste facoltà, ma può dare alla mente una nuova qualità, ed un nuovo potere di percezione corrispondente al mescolamento di soggetto e oggetto nella consapevolezza. Può condurre alla sviluppo di quel terzo ordine di percezione che è stato chiamato di coscienza cosmica, e che può anche essere chiamato divinazione...


[2] In realtà, le "accuse di omosessualità" hanno accompagnato la Chiesa cristiana fin dalle sue origini. [Ndt]

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