Bostoniani, I

3 aprile 2004

Trasponendo per lo schermo il romanzo di Henry James, Ivory sembra calare il mondo poetico ma anche a tratti semplicistico del suo precedente Gli europei in un contesto più ricco di sfumature e ambiguità, guadagnando tensione drammatica, nonostante la cura millimetrica della ricostruzione nel complesso finisca a tratti con l’essere soffocante e il film risulti spesso statico. Siamo lontani dalla perfezione dei lavori maturi del regista, ma anche dal calligrafismo laccato delle sue ultime prove. Il film si concentra tutto sull'introspezione dei personaggi della veterana del movimento femminista, Olive, e della giovane Verena, infervorata dalla causa (o almeno così crede lei). L’una e l’altra sono costantemente tenute sotto strettissima osservazione, quasi ad attendere un passo falso che metta a nudo la verità delle loro aspirazioni, e cioè che Verena in realtà non è interessata alla causa come credeva e che Olive invece ne è ormai divenuta una fanatica, perdendo per essa ogni senso del piacere di vivere. Ma anche i sentimenti non sono quello che sembrano a prima vista, poiché Olive alla fine è più attratta da Verena che dal femminismo, sebbene il suo amore per la pupilla non venga mai esplicitato. I sentimenti interferiscono dunque con la politica, per entrambe: Verena si trova contesa tra la passionale e vibrante Olive, che palpita di vita vera ma reprime i suoi sentimenti in nome di una causa in cui si sforza di esaurire la propria vita, e un mefistofelico Basil, che punta alla conquista della giovane forse solo per vero amore, forse solo per una prova di maschilismo diretta più a Olive che alla stessa Verena.

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