Il prezzo della libertà

29 agosto 2004

Tim Robbins tenta di imitare lo stile di Altman nel mettere insieme un film corale con diverse storie che si intrecciano fra di loro. Il risultato però è molto deludente. Le storie risultano troppo abbozzate per coinvolgere lo spettatore, molti personaggi sono caratterizzati in maniera così superficiale da risultare quasi superflui se non fastidiosi: sia quando tendono al ridicolo, come il personaggio di Orson Welles, sia quando tendono al patetico, come il ventriloquo comunista interpretato da Bill Murray.

Curioso è poi il fatto che malgrado il personaggio di Marc Blitzstein dovrebbe essere uno dei personaggi centrali della vicenda, Robbins ne ridimensioni l'importanza fino quasi a trasformarlo in uno spaesato e timido autore pieno di insicurezze, quasi non consapevole dell'importanza e del valore rivoluzionario della sua opera, cosa molto lontata dalla realtà.

Il film non brilla nemmeno per ciò che riguarda la rappresentazione dell'omosessualità: Blitzstein in una battuta dichiara che la sua omosessualità in teoria non gli permette di considerarsi comunista, ma la cosa viene dimenticata quasi subito (tanto che per tutto il film continua a pensare alla moglie morta pochi anni prima); ovviamente a Robbins non interessa l'argomento, se non come polemica verso l'omofobia della dottrina comunista dell'epoca (stesso discorso vale anche per i due ventriloqui gay e amanti).

Il film delude anche per ciò che riguarda la ricostruzione del primo allestimento di The Craddle Will Rock: viene rappresentata solo una versione condensatissima del primo atto senza che lo spettatore possa ascoltare per intero nemmeno un numero musicale. Di peggio aveva fatto solo Le schiave della città.

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