L'attimo che rovina l'opera lenta di mesi

22 aprile 2013

Questo è il secondo romanzo di Paul Russell che leggo e, al pari di Sea of Tranquillity, mi ha favorevolmente colpito per la qualità della scrittura; visto anzi che in Italia si traduce un po' di tutto, compresa parecchia roba che non servirebbe affatto tradurre, sono sempre più meravigliato del fatto che di quest'autore non sia stato pubblicato niente nella nostra lingua. The Salt Point è il punto in cui l'estuario d'un fiume sfocia nel mare: punto sempre mobile, fluido, inafferrabile che funge da cifra delle complesse combinazioni di sentimenti che formano quasi scambievoli correnti fra i quattro personaggi principali della storia: sfugge sempre la chiara coscienza di quale sia l'istante in cui una conversazione sbocca nell'amicizia, in cui una simpatia si fa innamoramento, in cui un'incrinatura diventa una rottura, in cui una separazione diviene un addio. D'altronde, i rapporti umani qui sembrano stagliarsi soprattutto per l'intrinseca fragilità: un piccolo gruppo di amici all'inizio si diverte con la spensieratezza tipica dei vent'anni, quella che ti fa ridere e uscire di testa con niente; nel giro di pochi mesi, tutto questo gioire un po' fatuo è travolto dall'incomprensione e dal tradimento. Russell non intende però denunciare una presunta ipocrisia insita nei rapporti umani. Gli uomini non si fanno del male a vicenda perché malvagi che si fingono buoni, ma perché nemmeno loro si rendono conto di quanto un piccolo gesto, una minima bugia, uno svagato e momentaneo indulgere a un istinto possano ferire gli altri e uccidere un'amicizia. Perfino il personaggio più innocente di tutta la vicenda, Anatole, il parrucchiere gay tenero e romantico, presenta il suo lato oscuro; anche la sua innocenza può inconsapevolmente rovinare le vite degli altri. Così l'idea del giovane fauno bellissimo e irresponsabile, Leigh, che irrompe nelle vite del gruppo di amici e le rovina per sempre, sebbene non originale (chi sa se Russell conosce Teorema di Pasolini!) prende un'aria nuova perché Leigh, quantunque sia un ragazzino senza cervello, non si mostra fondamentalmente peggiore di Anatole, Lydia e Chris. L'uomo è sciocco e malvagio senza volerlo, e non se ne rende conto che a cose fatte. Il bello del romanzo però è che questa visione sfiduciata dei rapporti sociali s'impone senza rabbia, in modo placido e sornione. La prosa di Russell anzi possiede qualcosa di stanco, di ovattato e nebbioso, sia nei passi narrativi sia nei dialoghi, che si presentano strutturalmente complessi e insinuanti perfino quando sono in realtà secchi e nervosi. La scrittura, lessicalmente ricca, è spossata come a voler ricordare che purtroppo si sa sempre come andrà a finire; anche se poi ognuno di noi deve per forza attraversare il deserto delle disillusioni e delle sconfitte per continuare a vivere.
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autoretitologenereanno
Paul RussellComing Storm, Theromanzo2000
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