Piccoli gay crescono

11 dicembre 2005, AUT, n. 73, ottobre 2005, pp. 40-43.

In “Men on Men 4”, curata come al solito impeccabilmente da Daniele Scalise, molti autori rendono protagonisti o ‘deus ex machina’ delle loro storie i ragazzini e gli adolescenti: alle prese con la scuola e le proprie pulsioni segrete, o precocemente iniziati alla vita dalla strada.

In “Goal” di Gabbanelli (suo lo sbalorditivo romanzo “Perduti in un vagare adriatico”- peQuod 2003, e il lacerante “Shabbat” in “Men on Men 3”), in un’atmosfera da ribaldo “Cuore” contemporaneo, il goleador Adriano, insospettabile super-macho, fa il suo clamoroso ‘coming out’ nello svolgimento di un tema in classe: vi denuncia la sessuofobia imperante a scuola e rivela i suoi veri desideri. Come il resto del ‘branco’, egli s’era abituato per pigrizia, ignoranza e vigliaccheria a scaricare su Francesco – il ‘frocio del villaggio’del liceo Fermi – paure e pregiudizi, intrisi di disprezzo e atroce scherno. Ma “le parole tagliano, sfregiano, inghiottono”: quello stupido odio piano piano ha ferito nel profondo anche Adriano, scavando cicatrici difficilmente rimarginabili.

Per una provvidenziale legge del contrappasso, durante una vacanza-studio in Inghilterra proprio ad Adriano tocca far coppia in stanza con Francesco, che gli rivela: “Essere ebreo è come essere frocio, sotto certi aspetti: non si sceglie, lo si è e basta” (cfr.le intense pagine di Giartosio in “Perché non possiamo non dirci”). Il protagonista – che ha in effetti origini ebraiche - arriverà così ad aprirsi al mite e paziente ‘alter ego’ finocchio e a confessargli il suo vecchio amore per un coetaneo, riconoscendo la difficoltà di “crescere in un mondo fatto su misura per gli altri”. In “Gay Pride (L’ora di educazione fisica)” di Antonio Cecchi, un adolescente viene messo in croce per la sua ‘recchionaggine’; poi, complice il giornalino di classe, le aggressioni si stemperano nella curiosità e prevale la tempesta ormonale del desiderio tra maschi. Alla fine della scuola media, raggiunta una caletta con Alessio, uno dei tanti bulli che lo tormentavano, il protagonista coronerà su un gommone i suoi sogni di ‘fraternizzazione’ con una liberatoria scopata, giungendo persino a sperare che il pischello ex-omofobo marci con lui per il fatidico Word Pride Roma 2000! Fabio Bo in “Satè Ayam” ci immerge nel quotidiano e rodato ménage di Eric e Diego, che convivono da anni “come un’entità unica dissolta negli altri, loro due insieme assorbiti l’uno nell’altro”. La loro ospitale dimora, segno tangibile di un legame che sfida “lo sgretolarsi del tempo”, è il crocevia di una varia umanità gaya, con i suoi sfoghi, le sue “scompaginate rivelazioni” e le “ingombranti confidenze”. Il titolo allude ad una esotica prelibatezza che si accinge a cucinare lo squinternato e “arrugginito”amico Samuele: ma ancor più piccante si rivelerà il giovanissimo e spregiudicato Velio, che vorrebbe, come i suoi ospiti, “condividere una vita intera, una casa, il futuro, svegliarsi ogni mattina col proprio compagno a fianco, regalare se stessi e difendere contro tutto e tutti la tenerezza”. In "Sasso di mare"di Gerardo Pepe, vengono sottilmente descritti i turbamenti di un giovane maresciallo dei carabinieri, la cui figlia Marta fila col bel diciottenne Lorenzo, che in realtà…tenta di sedurre anche il padre. “Che bella pietra…chissà per quanto tempo è rimasta in fondo al mare” gli dice un giorno il ragazzo porgendogliela come pegno di un amore che non sarà corrisposto. Rimossa la sua attrazione omoerotica, anni dopo il carabiniere dovrà riconoscere che “a volte abbiamo paura delle cose belle…preferiamo lasciarle sul fondo”.Vecchiotti, in "Una pioggerellina fine fine", esilarante plot alla IN & OUT, ritrae un maschietto che tutti – dal fratello frocio alla mamma impicciona, fino all’analista porcone – cercano di convincere di essere gay; in "Maionese" inscena poi gli sbattimenti di un giovane che di nascosto infilza il ‘torello da monta’ di una donna algida: la mogliettina dovrà rassegnarsi a far buon viso a cattivo gioco. Di straordinaria fattura è la malinconica storia di Coppola, Il corridore: l’agrodolce degli anonimi incontri e la fatica di vivere sono mitigati dalla presenza della madre. Tummolini ci ipnotizza con due ‘miraggi’, cesellati con rara maestria: in Brad Pitt a Torvajanica, la fauna di Capocotta entra in fibrillazione quando un ragazzino diffonde la miracolosa notizia che il superbono dello schermo è stato intercettato tra le dune; in With Rainer at the Movies, ci si immagina al cinema con un redivivo e caustico Fassbinder per la prima di un film di Almodovar! Con “Il silenzio” Ialeggio plasma un crudo capolavoro, che di Bergman condivide il titolo d’un celebre film e un’atmosfera di irrimediabile desolazione. L’attacco di questa novella hard-boiled è d’una bellezza mozzafiato: “Succede ogni notte, molto tardi: la città fa un respiro. E’ un respiro placido, rigido e fatto di un silenzioso ronzare come una TV appena spenta. Dura così poco in quel sottile interstizio tra la veglia delle ultime guardie notturne e l’umido tepore che si schiude tra le coperte di chi si sveglia…Ascolto il silenzio e mi fermo a pensare alle stanze vuote, a tutte le stanze vuote di questa città. Inorridisco se ci penso troppo a lungo. Mi domando se continuino a esistere anche se non c’è nessuno a guardarle, annusarle, respirarle, quelle stanze”. Con abile montaggio e stranianti flashback, l’autore ci sbalza in una stanza vuota dove un ‘sacro mistero’ sta per essere officiato da uno stallone siciliano di 22 anni, escort per notti di sesso duro: ma il collaudato meccanismo ad orologeria del gioco sadomaso all’improvviso s’inceppa, e il marchettaro ‘filosofo’ si tramuta in un’inarrestabile furia omicida allorché l’occasionale cliente confessa la sua complicità nella morte dell’ “angelo” albanese da lui amato, così firmando la propria condanna. Priori in “L’ultima genesi”, centrata su un altro ‘omocidio’, da la parola al morto (come in VIALE DEL TRAMONTO): siamo immersi in “…un cerchio di solitudini perfette e taglienti, assolutamente interscambiabili nei ruoli del martire e dell’assassino”, e ripercorriamo l’intera esistenza della vittima a partire dal trauma iniziale della morte del suo ragazzo sotto i bombardamenti.

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