Cronaca di un disamore

10 gennaio 2006, Pride, gennaio 2006

Fare l’amore per Luca era sempre stato “rotolarsi a letto fino a non poterne più, poi correre in bagno, recuperare velocemente un preservativo, magari un asciugamano, tutto in fretta, tutto veloce, con il cazzo dritto che rendeva i movimenti ridicoli”.

Con l’arrivo di Maurizio tutto era cambiato, perché Maurizio era “preciso e sistematico” o meglio “organizzato”, come diceva lui, e spesso Luca se lo vedeva accanto al letto, “reggendo già in mano un preservativo chiuso nella sua bustina, la bottiglia azzurra del lubrificante e una salvietta profumata che aveva portato via dall’ultimo aereo su cui aveva volato”.

Una volta Maurizio aveva voluto rasarlo e Luca lo aveva visto accanto a sé, inginocchiato davanti alla vasca, lavorare con precisione col tagliabasette sul suo petto e sulla sua pancia e osservare fisso i peli che si raccoglievano in mucchietti scuri e cadevano rotolando piano sullo smalto bianco. Emozionato e turbato, Luca era stato fiero di quell’attenzione, di quella richiesta. “Sembrava che Maurizio gli dicesse: ti voglio così per me, solo per me”.

La prima volta che avevano dormito insieme, Maurizio lo aveva avvertito che nel rapporto sessuale lui poteva svolgere solamente il ruolo attivo, ma poi qualche giorno dopo, aveva scoperto l’emozione e la bellezza di essere scopato da lui, e Luca felice aveva pensato ”ti ho insegnato come trema la pelle quando nasce l’amore”.

Ora che la storia è finita, solo perché le cose finiscono o perché l’amore, quando irrompe con tanta forza, fa paura e determina la fuga dell’altro, Luca attraversa la città e fa l’inventario dei posti che lo hanno visto insieme a Maurizio. Va sul ponte dove una volta hanno litigato, in un bar dove Maurizio aveva preso la sua mano e se l’era portata al volto quasi a voler esibire il loro amore, al binario sedici della stazione dove lo ha aspettato una certa sera d’estate, sul luogo del loro primo incontro quando il sorriso di Maurizio gli aveva rovesciato addosso sole e vita, perché lì, dove si sono visti la prima volta forse è il mistero dell’amore, perché è in quel momento che tutto appare possibile, perfino la felicità.

Alternando un po’ disordinatamente i momenti della pienezza dell’essere in due con quelli dell’assenza e della solitudine, Ivan Cotroneo ha scritto un romanzo d’amore e sull’amore “indecente” e coraggioso.

Indecente perché, come ha scritto Roland Barthes “ciò che è indecente non è più la sessualità, ma la sentimentalità” e qui tutto, anche le scene di sesso tra i due uomini (che ci sono, esplicite ed emozionanti) è in funzione dell’amore e dei sentimenti.

Coraggioso, perché a parlare d’amore e di pene d’amore si corre sempre il rischio di apparire banali, scontati, patetici o reticenti, soprattutto quando si tratta dell’amore di due uomini, uno di 36 anni e l’altro di 41, che vivono in Italia, dove c’è sempre una madre che nasconde santini sotto il materasso pregando che al figlio piacciano finalmente le ragazze e dove i modelli di storie d’amore gay sono davvero pochi.

Già autore del romanzo Il re del mondo (Bompiani 2003), traduttore degli ultimi libri di Michael Cunningham, oltre che scrittore per il cinema e la televisione (è uno dei responsabili del programma di Serena Dandini Parla con me), Cotroneo evita questo rischio utilizzando una prosa di grande suggestione fatta anche di citazioni, rimandi e suggerimenti da poesie, libri, film, canzoni.

Il lettore ha così l’impressione di aver già vissuto quell’ emozione, quell’assenza, quella gelosia o quel rimpianto, perché legge parole d’amore nuove che pure in qualche modo gli sono familiari e che hanno la semplicità e la forza delle parole di Shakespeare, di Rilke, del Cantico dei Cantici, di Roland Barthes, di Platone, di Tondelli o anche di Jacques Brel, di Saffo o di Loredana Berté.

Nei Frammenti di un discorso amoroso, un libro che è, più degli altri, alla base di questa Cronaca di un disamore, Roland Barthes scrive :” L’innamorato potrebbe definirsi un bambino con il membro eretto: tale era il giovane Eros”; e il protagonista del romanzo, parafrasando Barthes, ricorda come era dolce, nel tempo dell’amore, sentirsi potente, capace di attirare l’attenzione dell’amato, di “essere un bambino, un Eros con il cazzo dritto”.

E’ anche da questa eccitazione che percorre il romanzo mettendo in moto tutta una logica del desiderio sfrondata di ogni convenzione, che nasce, credo, la bellezza della storia d’amore raccontata da Cotroneo.

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