Cronaca di un dis-amore

19 luglio 2008

Questa è la storia d'una passione amorosa, costruita con l'originale tecnica del conto alla rovescia, partendo cioè dalla sua fine e risalendo alla sua nascita e poi alla sua evoluzione. L'aggiunta di un capitolo/racconto inedito, a partire dall'edizione del 2007, ne ha poi cambiato il finale da amaro in lieto.



Per via della struttura appena detta, questo racconto lungo (o romanzo breve che dir si voglia) non ha trama, tant'è che l'esito della vicenda è svelato fin dalla prima pagina. Il resto è rievocazione (dal punto di vista di uno dei due protagonisti, Luca), che forse ripercorre un'esperienza autobiografica dell'autore, ma certo è anche e soprattutto il frutto di un'attenta "costruzione letteraria".



Cotroneo infatti scrive molto bene. Ha una tecnica impeccabile, e conosce tutti i trucchi e tutte le regole dello scrivere. Proprio per questo si diletta nel gioco squisitamente letterario, assai di moda fra un certo giro di scrittori romani, di incastonare nel testo citazioni prese da una serie di testi letterari, oltre che dal biblico Cantico dei Cantici.

Trattandosi di un gioco, o diverte o non diverte. A me non diverte, dato che lo giudico una specie di "settimana enigmistica" della citazione letteraria ("vediamo quante riesco a riconoscerne entro la fine"), e in più è un gioco che funziona bene solo a patto di fare parte di un cerchia in cui tutti leggono le stesse cose e vedono gli stessi film e ascoltano le stesse canzonette. A giudicare dalla lista dei debiti letterari pubblicata in calce da Cotroneo, occorre avere almeno 40 anni ed essere giudiziosamente di sinistra e leggere l'Espresso e guardare Rai 3 per rientrare nella sua cerchia di estimatori di opere "eterne" della Cultura-con-la-C-maiuscola.



In più, Cotroneo ama lasciare in vista le cuciture delle sue citazioni, anzi le esibisce come elemento caratteristico del suo scrivere, un po' come certi pittori lasciano a bella posta visibile l'imprimitura della tela, utilizzandola a fini estetici. Io personalmente sono un sostenitore del rammendo invisibile, ed il mio gusto va perciò alla scrittura in cui la macchina narrativa (che esiste sempre) non si nota mai e in cui tutto scorre silenzioso senza mai né uno scricchiolio né un cigolio a tradire la presenza dalla macchina stessa.

Altri però, e fra questi Cotroneo, sono affascinati dall'esistenza stessa della macchina, che è uno dei soggetti del loro scrivere, anzi è spesso il soggetto stesso. Ciò avviene indubbiamente anche in questo romanzo, che ha per tema non la sofferenza amorosa, bensì il fare letteratura sul tema della sofferenza amorosa.

Solo capendo questo fatto si riesce ad accettare la bizzarria di uno scritto in cui la narrazione assolutamente realistica e dettagliata della sofferenza d'amore d'un uomo scivola senza preavviso negli arcaismi e nelle immagini poetiche del Cantico dei Cantici... Il protagonista se ne va solo per la città, per le strade vuote percorse in passato con Maurizio, e incontrata la ronda le chiede se abbia visto il suo Diletto... Spiazzante.



Io giudico il gioco letterario la parte più caduca del libro: entro qualche anno in gran parte queste opere "eterne" saranno passate di moda, e dimenticate, e quindi tutto questo piano di lettura del libro risulterà del tutto indecifrabile. Ma, lo ripeto, si tratta di un gioco: conosco persone, che hanno più di 40 anni e sono giudiziosamente di sinistra (e che leggono l'Espresso e guardano Rai 3), che ne sono state entusiaste: in effetti sono loro che mi hanno consigliato la lettura di Cotroneo. E a conti fatti si è trattato di un consiglio ben dato.



Cronache di un disamore è infatti uno scritto originale, nel quale i continui cambi di registro stilistico mantengono sempre viva l'attenzione del lettore, e questo nonostante la trama sia nota fin delle prime righe.

Nel mio caso, mi hanno particolarmente divertito gli inserti statistici e medici, tesi a dimostrare con impeccabile logica scientifica, dati della fisiologia alla mano, che l'innamoramento è una malattia, vuoi fisica, vuoi psichica, ma comunque una patologia.



E la novità si ha anche nei confronti di tanta produzione letteraria a tematica gay nella quale l'autocommiserazione raggiunge livelli insopportabili fin dalle prime righe. Qui c'è la descrizione di una storia e della sua fine improvvisa e non voluta, ma Luca non si piange mai addosso. Si chiede cosa sia accaduto, e perché, e cosa significhino le emozioni che sta vivendo, e perché non possa fare a meno di viverle.

La sua domanda non è quella della generazione degli scrittori piagnoni gay che ci ha invaso, ovvero "Visto che io sono perfetto, com'è possibile che nessuno mi ami quanto mi merito?", bensì "Visto che era una storia così importante e profonda, cosa mai è mancato per poterla far durare?" (e la risposta, che non viene mai data ma che si capisce fra le righe, è: innamorarsi di una persona e idealizzarla non implica che quella sia per davvero la persona ideale. Detta col paradosso da Cotroneo, "Forse perché nessuno lo aveva mai chiamato cretino, Luca commise l'errore di credere che nessuno lo avesse mai prima di allora amato così tanto", p. 19).



Cotroneo appartiene poi alla generazione degli scrittori che non hanno bisogno di disprezzare se stessi e gli altri omosessuali (alla Walter Siti) come "garanzia" di stare facendo "letteratura con la L maiuscola".

Questo non implica però assenza di sguardo critico verso il mondo gay: ad esempio si prendano le magistrali pagine 80-81, in cui Luca riconosce nei frequentatori dei locali gay un mondo di persone "ferite" dalla delusione amorosa quanto lo è lui. Il punto (nuovo) è che a questo riconoscimento segue la simpatia e l'identificazione in loro invece che il disprezzo e la presa di distanza, come è avvenuto troppo spesso fino ad oggi in questo tipo di letteratura. Ciò fa di questo scritto un'opera più equilibrata, e più "universale", di centinaia di altri romanzi che nel disprezzo del mondo gay cercavano la certificazione di una presunta "neutralità" verso il mondo gay, che era in realtà semplice adesione ai preconcetti della maggioranza eterosessuale dell'ennesimo "zio Tom" kapò scrittore gay.



Oltre a ciò, è gradevole in tutto lo scritto l'aspirazione ad oltrepassare impercettibilmente i confini della narrativa per entrare nel campo della poesia, senza un netto distacco. Ciò è in parte ottenuto grazie agli inserti di versi di opere poetiche altrui, e in parte grazie ad aforismi creati in proprio e disseminati per tutta l'opera, di quelli che ci sarebbe piaciuto avere a 16 anni da rubare a nostra volta per scriverli nel nostro diario scolastico o sullo zainetto, quando ancora per noi l'amore era un sogno.

Cito a caso:

  • "Luca non rispondeva. In qualche modo lo sapeva già. Non ti ho conosciuto, pensava. Ti ho solo riconosciuto" (p. 13).

  • "La stupidità è l'esser sorpresi, e l'innamorato viene sorpreso continuamente" (p.19).

  • "Anche se vivo <in questa città> da quattordici anni, sono bastati quattro mesi di te per ridisegnare le strade, le piazze, le chiese, tutta la topografia, e fare di queste quattro strade in croce il teatro del mio destino. Tutto mi ricorda te" (p. 20).

  • <Parlando della difficoltà di credere all'amore>: "Luca pensò: ogni volta che un bambino dice "Non credo alle fate", da qualche parte una fata muore" (p. 61).

  • "Se non riusciva a detestarlo nemmeno detestando il fatto di dormire con lui, doveva capire che stava facendo qualcosa da cui non sarebbe più tornato indietro. Cristo abbia pietà di tutte le cose che dormono" (p. 65).

E così via.


Con questo scritto siamo in una riflessione sulla relazione amorosa fra due uomini finalmente matura, tanto che il fatto che l'amato di Luca si chiami Maurizio invece che Maurizia è introdotto con la più assoluta nonchalance. Al tempo stesso, però, Cotroneo non finge come spesso accade che fra l'amare Marcello ed amare Marcella non ci sia alcuna differenza. Alcuni dettagli, alcuni elementi (specie la difficoltà ad accettare l'idea d'essere innamorato e dipendente da un altro), sono elementi più comuni nel mondo gay che in un quello etero. Se Luca avesse amato Marcella, forse la loro storia non sarebbe stata meno problematica, ma certo i problemi sarebbero stati di tipo differente. Cotroneo lo sa, e non finge che le cose stiano in modo diverso.


Ciliegina sulla torta: la dimensione dello scritto è saggiamente contenuta, cosicché se è lunga l'agonia amorosa del personaggio, non lo è quella del lettore.


Nonostante il tema triste scelto dello scrittore, e nonostante l'eccesso di "far letteratura" che come ho detto io giudico fastidioso, questo libro è pieno di poesia e di voglia di amore. Ne consiglio la lettura.

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