Amore secondo noi. Un libro che parla direttamente col mondo dei ragazzi

Recensione di Gabriele Strazio

"Buona sera, avete l'ultimo libro della Vaccarello? "L'amore secondo noi", Mondadori mi pare...", "Ah, sì, venga".

La seguo. Al primo scaffale giriamo a destra, al secondo ancora a destra, al terzo giriamo a sinistra e alla fine mi indica una pigna di libri in basso: "Ecco", mi fa, "questo qui, diceva?". Io non ho avuto parole, devo essere sembrato un ebete mentre prendevo in mano il libro e annuivo come un automa: è incredibile, e io che ero stato mezz'ora a cercare per ordine alfabetico e per casa editrice... Ma dov'è questa dolce rivoluzione dei costumi, ancora sugli scaffali più nascosti nel solito labirinto delle parole scontate?

Eppure questo libro parla proprio di questo, del tirar fuori quel qualcosa di cui non si è soliti parlare se non per luoghi comuni, quel tanto rumore che si fa per quel poco che se ne sa, qualcosa che non si è stati educati a trattare adeguatamente e di cui se ne parla solo un po' ingenuamente tra ragazzi, come un consultarsi reciproco, uno sfogo.

Che poi, a ben vedere, forse è proprio quel senso d'ineffabile, d'indefinito che provano i giovani a dare quella spinta genuina di curiosità necessaria per parlare di un tema universale quale è in fin dei conti l'amore.

Ecco, l'abbiamo detto: l'amore. E' dell'amore che parla Delia Vaccarello o, meglio, i "ragazzi e ragazze alla ricerca dell'identità" ne parlano per bocca sua, ottima ascoltatrice e voce amica per chi molti spazi di discussione non ne trova.

L'amore secondo noi nasce da quella cascata di domande che ogni ragazza/o finisce prima o poi col porsi, chi prima e chi dopo.

Il punto è che, se in genere da cosa nasce cosa, in questo caso si trovano diversi ostacoli, magari piccoli ma fastidiosi, che ti impediscono di trovare una vera risposta.

Pare esserci, infatti, un imbarazzo globale senza uscite di sicurezza, come un giro di domande che entrano in un gioco al passarsi la patata bollente di turno.

A complicare il tutto sta una verità certa e purtroppo incontrovertibile: in amore non c'è mai nulla di certo. È così, ed ecco che quel sistema banale di domanda-risposta insegnato proprio a scuola, in amore non può funzionare.

E allora, alla luce di tutto questo, c'è chi ha pensato di far parlare i ragazzi a ruota libera e poi di articolare e ordinare i loro stessi discorsi, le loro esperienze.

E' un percorso che prevede più binari: trattandosi del più insondabile e irrazionale dei sentimenti umani, la riflessione finisce presto per assumere ancora più corpo, fino a intravedere persino qualcosa che assomigli a una comprensione più vasta della vita. Sapere che tutto questo arriva dai ragazzi, quindi da relativamente "pochi" anni d'esperienza è insieme consolatorio e incoraggiante...


"Come si fa a sapere se siamo veramente innamorati?", "è possibile vivere uno o più amori contemporaneamente?", "eterosessuali si nasce?" e ancora "come si fa a controllare l'amore?", " i gay credono in Dio?"&

A tutte queste domande si sarebbe tentati al massimo di montare in cattedra e improvvisare discorsi a braccio, niente di più lontano da un reale chiarimento.

Delia Vaccarello ci guida attraverso un percorso non tradizionale, un percorso che non pretende necessariamente di guidare, ma prima di tutto si propone di osservare.

I ragazzi e ragazze incontrati nelle scuole di Roma, Firenze, Bari, Milano, le loro perplessità, viene tutto quanto registrato ed elaborato.

Si raccontano storie, si riflette per deduzione, intuizione, si procede su un terreno di emozioni, si parla prima di un "sentire" e solo successivamente si arriva ad un reale "sapere". Alla fine di ogni storia narrata c'è un piccolo viaggio più concettuale, ma che non va ad inficiare in alcun modo l'aura giovanile e fresca che anima il libro.


L'amore secondo noi, infatti, non solo parla di ragazzi, ma parla ai ragazzi: è indirizzato a loro, lo si legge da subito nella premessa e lo si percepisce attraverso un linguaggio a tratti segnatamente gergale.

Ci sono storie omosessuali, gay e lesbiche, ci sono contributi eterosessuali (l'unica mancanza è una cercata e non trovata esperienza trans, ma si sa che una certa società scoraggia sempre un poco i moti dell'orgoglio, purtroppo&), in una conversazione dialettica più che costruttiva, per chi vi entra col cuore.

"Chi siamo?", quindi, si domandano i ragazzi. Per capirlo meglio e per capirci un po' tutti, si riparte dall'amore: è la seconda nascita.

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