Dario Bellezza, "Narciso inesprimibile e leggero"

14 maggio 2006, "AUT", n. 80, maggio 2006, pp. 30-32.

A dieci anni dalla scomparsa, esce per Stampa Alternativa Il male di Dario Bellezza. Vita e morte di un poeta, che Maurizio Gregorini dedica a un grande testimone del secondo Novecento.

E' l'occasione per un omaggio e un'intervista all'autore del libro.


"...La mia forsennata poesia sospesa

fra elaborata perizia

e sincerità programmata":

questa autoanalisi è la miglior critica dell'intera "parabola Bellezza".

Il male di Dario Bellezza è un'opera composita, imperniata su un lancinante giornale di bordo tenuto da Gregorini mentre Dario navigava a vista tra i flutti dell'aids, arricchita da un colloquio col poeta durato l'arco di sette anni, da liriche inedite e da interviste: ieri Mosca, Elio Pecora, Antonio Veneziani etc.; oggi Barbara Alberti, Adele Cambria, Luca Canali, Antonio Porta, Enzo Siciliano e la Spaziani.

Nell'intensa postfazione alla prima edizione dell'opera di Gregorini, ora interamente rimaneggiata, uscita col titolo di Morte di Bellezza. Storia di una verità nascosta (Castelvecchi, 1997), Renzo Paris notava come vita e letteratura vi erano talmente intrecciate che sulla pagina affioravano "nervi, sangue e ossa del poeta..., come in un ritratto di Francis Bacon", con uno stile "tachicardico, percussionistico", dove il dolore si tingeva di rabbia.

Per Bellezza, infatti, la vita era una metafora, un simbolo, un'isola che non c'è finché qualcuno non intoni "il canto dell'assenza", con le sue infinite sfaccettature.

La realtà apparente non gli bastava, avido com'era di mistero: caos, caso, eros, enigma, solitudine, morte, temi interamente trasfusi in Morte segreta, che Dario considerava intoccabile.

Mentre gli editori latitano e quasi tutta l'opera lirica e narrativa è assente dalle librerie, non ci resta che rimandare al prezioso volumetto di Poesie 1971-1996 (Oscar Mondadori, 2002): Elio Pecora (autorevole interprete di Penna) vi raccoglie con affettuosa devozione il fiore dei versi dell'indimenticato cantore romano.

Vi si disegna l'intera parabola del poeta, dalle elisabettiane Invettive e licenze (1971) alle più intime creazioni degli anni '80 - Libro d'amore, Io, Serpenta - per finire col raggelato congedo de L'avversario e del Proclama sul fascino, ve traspare il sofferto corpo a corpo con l'aids che l'avrebbe stroncato a soli 52 anni il 31 marzo 1996:

"una malattia subdola e stupida... che si insinua dentro di te proprio nel momento dell'estasi, senza che tu te ne accorga".

Il tarlo segreto della notte, la vita-tempesta, la vulnerabile innocenza, la luna dell'insonnia, i mostri dell'eros metropolitano, il tempo che scivola via verso eternità imprendibili, la strada che risucchia "l'anima-foglia", i disperati sforzi di memoria, i mondi solari che stanno per precipitare: ecco alcuni stilemi del suo universo.

Decantate le scorie del maledettismo, attutitasi con l'inesorabile trascorrere degli anni la teatrale chiassosità che ne aveva accompagnato la fama, della poesia di Bellezza perdurano i guizzi, i fuochi artificiali, i graffi permanenti che coagulano le parole (Spaziani).

In un video trasmesso durante la rievocazione voluta da Elio Pecora presso la libreria Bibli di Roma lo scorso marzo (2006), Bellezza osserva come il poeta detenga un'assoluta incapacità di rimuovere le cose negative e gli tocchi in sorte di vivere dolorosamente i fatti che lo riguardano e quelli della collettività, senza poter smarrire la sua identità col passar del tempo: un concetto mirabilmente espresso anche nei versi in cui egli

"dimentica il sistema della morte,

il gran risveglio rifiuta...

per nascere ancora vivo e vero

come un passero che becca il miglio d'oro",

o altrove quando racconta

"l'affamato scontro di due vite

per impietrare nella vita idiota

la promessa felice della vittoria".

Presentando la terza edizione de L'innocenza, suo romanzo d'esordio del 1970, Dario scriveva che

"il leitmotv dell'amore omosessuale tiene in piedi tutto ciò che non osa dire il suo nome":

nella disincantata passione per i ragazzi ("assonnati adolescenti odorosi di fumo") che pervade la sua lirica riecheggia potente l' odi et amo dei classici latini.

Il poeta, "protesta viscerale, senza stile, o rigore...", con una vocina di "topo purgatoriale" si concentra "a spetalare un sesso...come fosse la fine del mondo" per misurare l'angolo della sua carnale diversità, suonando

"il più bel piffero

di tanta gioventù sfuggita

e perduta nel sogno di una vita":

"fuggimmo per terrestri mondi

desiderando della giovinezza

un profumo allegro e violento...".

Altrove, intento al suo "gioco d'infinito", lo scrittore - "gattone celeste o grigio affossatore d'avventure" - con gli occhi bendati, assente, "bandito uccello della notte" avanza nel ricercato oblio di un corpo abbracciato al suo per una passeggera eternità:

"il tuo sesso è d'oro, i peli un bosco

lontano: io salgo e scendo

le scale del tuo ardore".

S'ode l'eco di certi maestri della poesia giocosa, ma anche di alcune Rime michelangiolesche o dei Sonnets di Shakespeare nel crudo manierismo di molti versi, come in "Libro d'amore" (1982):

"Per risvegliar mattina la mia

inedia salto su a cazzo dritto verso

il mondo; ripenso al tuo bel

sole lasciato a pezzi, ieri sera e rimoio

sconsolato in cieco carcere".

E come dimenticare poi la leopardiana natura che ossessiona molte pagine di Bellezza, tutto uno zoo d'animali benigni e pietosi dove dominano ineffabili e sornioni i felini:

"Gatti, occhi

che m'accogliete al mio ritorno

...

dove l'universo scioglie

un'ultima canzone d'amore".

Gli amati gatti, "ancora di salvezza", vigilano oggi sulla sua tomba nel cimitero degli Inglesi: qui, all'ombra della Piramide, Dario eternamente dorme con Keats e Shelley, Gramsci, Gadda e Amelia Rosselli (cari al suo amato Pasolini), Luce D'Eramo e Gregory Corso.


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Incontro Maurizio per meglio comprendere il suo lavoro e il rapporto con Bellezza.

Quali autori italiani e stranieri hanno influito sulla tua formazione poetica?

Citerei David Maria Turoldo, il Pasolini non politico (Poesia in forma di rosa), il Bellezza più viscerale, il Penna meno alessandrino e più solare nella sua attrazione per gli adolescenti.

E poi Emily Dickinson, Auden, Pessoa, Lorca, Cvetaeva, Whitman, il Kavafis 'erotico'...

Come hai incontrato Bellezza?

Si è trattato di un destino... poetico: lui aveva recensito i miei libri, presentandone alcuni qui a Roma, e nel 1988 il mio Discriminazioni era apparso in una collana da lui diretta.

Cosa ti ha spinto a rimanere accanto a Bellezza nei suoi ultimi mesi di vita quando molti, per paura o insensibilità, lo avevano abbandonato?

Mi si chiese di tenergli compagnia la notte per alleviarne le sofferenze e la solitudine: e che fai, dici di no?

Le condizioni di Dario erano le tipiche disfunzioni dei malati terminali di aids.

La cosa più raccapricciante era il senso d'angoscia e d'abbandono provate da Dario di fronte alla morte imminente.

Non dimentichiamo che vent'anni fa le persone sieropositive erano isolate come appestati nell'indifferenza e nella latitanza delle istituzioni politiche e sanitarie, i gay venivano criminalizzati come untori (ndr.: invece di stigmatizzare i comportamenti a rischio comuni a tutti i gruppi sociali, indipendentemente dall'orientamento sessuale): e la sindrome conclamata era - nella realtà delle cose e nella percezione dell'opinione pubblica e dei malati - assai più devastante, con un decorso molto più breve rispetto ad oggi.

L'esperienza di accompagnare verso la fine una persona con aids o con un tumore può arricchire la propria individualità, anche la propria sensibilità poetica: è stato questo il mio caso.

Ora, se fino a due secoli fa la morte di una persona non era un fatto privato, intimo, ma un accadimento da condividere col prossimo, nel mondo contemporaneo viene relegata ad un fatto clinico, asettico, che non ci dovrebbe totalmente coinvolgere: è forse questa la ragione per cui molti si son sottratti agli ultimi momenti dell'avventura terrena di Bellezza.

Così facendo, hanno perso i momenti più significativi della sua poesia e della sua fragile, disarmante umanità.

Con quali criteri hai scelto le persone da intervistare nel 1997 e nel 2006?

Ho scelto tra chi è stato accanto a Dario nell'ultimo periodo o tra chi, come Mosca e Pecora, gli è stato legato da amicizia disinteressata e profondo affetto.

Con le testimonianze aggiunte a questa nuova edizione ho voluto, infine, scrutare anche gli angoli più in ombra del poeta.

Che fine hanno fatto le tante ore di conversazione e gli appunti da te registrati nell'ultima fase della vita di Bellezza? In questa nuova edizione hai riversato tutto, o rimane ancora qualcosa?

Queste conversazioni costituiscono l'ossatura del "Diario Bellezza" (ndr.: gioco di parole tra il nome del poeta e il giornale intimo tenuto da Gregorini) e del "Colloquio col poeta".

Va da sé che ho scelto autonomamente di censurare parte del materiale: molti dei giudizi e delle espressioni di Dario sui suoi intimi e su altri intellettuali erano di una stupefacente crudeltà.


Quello che volevo realizzare era un ricordo di Dario, non un florilegio di accuse postume verso scrittori e amici che lo hanno accompagnato durante il corso della sua esistenza.

Il mio volume "Morte di Bellezza" (1997) venne concepito come un'autodifesa in una causa ingiustamente intentatami da persone che non erano stati presenti gli ultimi mesi della sua vita: al di là di tutti gli ampliamenti, il nuovo libro differisce da quell'antica versione perché ora sono più disposto a comprendere la fine di Bellezza come un evento naturale e non come una controversia giudiziaria.

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Ricordo di Dario BellezzaFrancesco Gnerre23/04/2006