Scusi, lei è normale?

18 settembre 2015

Scusi, lei è normale? appartiene alla folta cerchia dei film ignorabili, ma rientra anche in quel sottoinsieme di pellicole che risaltano rispetto alle proprie più grigie sorelle, dal momento che sono tanto onestamente consapevoli della propria stupidità e tanto generosamente offensive da risultare quasi accattivanti.

Diretta sbrigativamente da Sua Delicatezza Umberto Lenzi, ex-re del poliziottesco, Scusi, lei è normale? è una commediaccia erotica fondata su una trama a base di equivoci di ordinaria amministrazione; l'unica componente insolita è l'abnorme densità di presenze omosessuali, quasi tutte votate al travestitismo e quasi tutte provviste di ciò che costituisce il coronamento di ogni ridanciana figurina di checca nel cinema degli anni '70, ovverosia uno sfavillante accento toscano.

Renzo Montagnani è il solito pretore/censore moralista sessuofobo e allupato. Mentre, con gli occhi sgranati, visiona alcuni film porno, chiede al cancelliere: «Ma non sente anche lei un profondo senso di disgusto?». Ed è pure un po' razzista, visto che nega a un suo subordinato il permesso di coprire con una pecetta la parte incriminata di un manifesto su cui campeggia il seno di una donna nera, adducendo la seguente giustificazione: «È esotismo, non è mica erotismo!». E come potrebbe non essere anche un omofobo fier de l'être? Seguendo l'esempio dell'Ayatollah Khomeini, i froci li manderebbe tutti al muro.

Peccato che suo nipote Franco (Ray Lovelock) – habitué delle maratone di ballo in peccaminosissime discoteche – viva more uxorio col travestito Nicole (Enzo Cerusico), il quale, come primo contributo al film, simula un suicidio in ossequio alla teatralità connaturata agli invertiti.

Ciò causa l'inizio delle disgrazie di Franco: il commissario a cui si rivolge (Aldo Maccione) comincia a perseguitarlo, sperando di accusarlo dell'omicidio dell'amante («Questa è la volta buona: incastro un frocio e mi becco una promozione»). Ogni volta che Nicole sparisce, il commissario si presenta, pronto a sbattere in galera Franco; appena il commissario se ne va, Nicole si rifà vivo, magari indossando una benda sull'occhio memore di Bette Davis ne L'anniversario (riferimento camp standardizzato).

A complicare le cose arriva Anna Maria Immacolata (Anna Maria Rizzoli), la bonazza di turno che giunge appositamente per redimere il film e il suo protagonista, l'unico omosessuale non effeminato e quindi naturalmente ansioso di provare di essere “ambidestro” (tanto “ambidestro” che, per trovare la forza di baciare la fanciulla, deve attaccarsi a una bottiglia di J&B, sponsor ufficiale di questo e di mille altri film "di genere"). Anna Maria Immacolata è la figlia di un onorevolissimo amico di Montagnani, il quale la vorrebbe come consorte per il nipote Franco, ma è anche l'imprendibile porno-attrice Ninì Pompon a cui Montagnani dà la caccia da tempo...

La pellicola finisce in gloria, con la creazione di una novella armonia: Montagnani è in procinto di coronare il suo amore con Nicole (ignorandone ovviamente il sesso biologico), mentre Anna Maria Immacolata e Franco sono pronti a festeggiare con un amplesso la conversione di quest'ultimo, a proposito del quale la scettica ragazza aveva inizialmente sentenziato: «Tu mi fai l'effetto dei cantanti tristi: canti alle donne ma pensi ai chitarristi».

Finora abbiamo enumerato solo un omosessuale e mezzo, ma Lenzi e soci si mostrano estremamente generosi con un ricco condimento di leziose figure ancillari: marchettari truffatori che vendono il Colosseo a stranieri sprovveduti («Tra bucaioli si scherzava», si giustificano con cadenza fiorentina), monsignori insinuanti dalle vocine flautate, promoter di sfilate di moda femminile con indossatori di sesso maschile (Vinicio Diamanti) e, infine, uno squillante regista di porno soft (Enzo Andronico) che tratta le grazie delle proprie attrici con la stessa analiticità di un macellaio di fronte a quarti di bue.

Scusi, lei è normale? è in definitiva un film guardabile (con giusto una puntina di imbarazzo), che tenta persino di contrabbandare una moralina da cui il titolo è dedotto: quando Franco chiede ad Anna Maria Immacolata se non ce l'ha davvero coi “diversi”, lei risponde con aria conciliante «E perché dovrei? In fondo lo sono anch'io».

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