Jesus is gay [2007]. Sorprendente videoclip musicale sui gay cattolici.

Gaël è un artista francese assolutamente bizzarro (nota: non è lui il protagonista di questo video: lui è il sacerdote che appare di tanto in tanto, illuminato dalla luce a scacchi del confessionale), affezionato all'idea vecchia ma pur sempre feconda secondo cui un artista deve saper "scioccare i borghesotti". Quindi gli va a fagiolo trattare spesso e volentieri la tematica gay nelle sue canzoni...

Certo, questo suo video intitolato "Jesus is gay" ("Gesù è gay") è destinato a scioccare non solo i borghesotti, ma anche e soprattutto le chierichecche, ma tant'è: in fondo anche "scioccare le chierichecche borghesotte" appartiene doppiamente alla missione dell'artista...

In realtà l'accostamento fra le parole "Gesù" e "gay" è tutt'altro che originale, al punto che come precedenti canzonettistici posso citare:

  • 1998 - Rythm activism, "Jesus was gay";
  • 2000 - Corporate avenger, "Jesus Christ homosexual", in: The new Testament;
  • 2003 - Prochecked, "Jesus was gay";
  • 2004 - Brian McPhearson - "What if Jesus was gay" (l'unica un po' sensata);
  • 2006 - Satan's Revenge on Mankind, "Jesus loves you because he is gay", in: Goreblast;
  • 2006 - XPQ-21 - "Jesus was gay", in: Alive;
  • e perfino il raccapricciante Gianni Bella nostrano, con il suo repellente "Jesus Christ" (..."che ballavi nelle balere / come un Jesus Christ; / ti truccavi tutte le sere / come un vero gay (sic) / ...ma donna non sei"),

-- e questo elenco non è completo!

Ciò detto, il regista (Jodel Saint-Marc) ha saputo andare al di là della ricerca dello scandalo facile e scontato, con un video che suona molto più come critica al mondo omosessuale che al cristianesimo e alla sua omofobia - e questo in parte anche grazie al testo, scombiccherato e privo di logica, ma nel suo modo contorto e lunatico intenzionato a muovere proprio questo tipo di critica.

Il video ha per protagonista un ragazzo che è la quintessenza del sogno dell'angelo efebico, a quanto pare (dalla scena iniziale) letteralmente evaso da una stanza (di seminario...?) in cui consumava il tempo studiando ossessivamente Gesù.
Attraverso la finestra aperta è fuggito nel quartiere gay di Parigi, il Marais, ben riconoscibile dalle targhe delle vie (e il regista si diverte a scegliere quelle con assonanze cristiane, per esempio rue Sainte-Croix de la Bretonnerie -- cioè "Santa Croce dei Bretoni") e dei locali.

Nel testo, che è un delirio di frasi francesi e inglesi mischiate probabilmente sotto l'influsso di un acido decisamente potente, emerge il parallelo fra dolore e piacere ("Innocente, brutta piccola cosa / indecente / sexual addict / lei discende, feticcio di Higher Street / uniforme: spina-bikini / solo un chiodo, arrossire di piacere / il dolore, la frusta, ed il cuoio"), ma anche la confusione fra sesso gay e martirio di Gesù (un brevissimo flash mostra in effetti il biondo protagonista in un bar gay, circondato dagli avventori nelle pose dell'"Ultima Cena").
Il protagonista infatti "come una cagna / dominata sulla croce, ama se stessa / (...) / Salomè / nelle paludi...", dove "paludi" (marecages) suona esattamente (lo sottolinea un eco su "cages") come "Marais-cages", "le gabbie del Marais".
E nel video il modello (strepitosamente bello, quasi un pornoattore del buonanima Cadinot) esplicita il concetto aggirandosi per il Marais (-cage..), dividendosi equamente fra chiese e locali gay, entrando in un bar gay, nel quale sogna il bacio di un atletico nero che lo spoglia, per concludere in un'orgia per strada dove tre persone lo appoggiano a un muro e finalmente fanno di lui una vera donna... o qualcosa del genere.

In questa scena il ragazzo alza a poco a poco le braccia, fino a trovarsi "crocifisso" contro il muro proprio nel momento in cui il terzetto di amanti è occupato a, e preoccupato di, fargli vedere il Paradiso.

Non penso che il parallelo fra sesso e crocifissione esprima il pensiero del cantante: penso illustri piuttosto il "vissuto" dell'angelica chierichecchina, che per raddoppiare il piacere prima gode a godere, e poi gode a confessare masochisticamente al parroco l'intensissima sofferenza spirituale che l'eicaulazione pirotecnica ha provocato alla sua anima tanto spirituale e sublime... La solita furbastra.
In tale lettura del video sono confortato dal fatto che il regista utilizza e cita, all'inizio e nella conclusione, un'opera d'arte intitolata "Christ on the finger cross" (Cristo sulla croce di dita"), in cui il corpo di Gesù è delineato da dita - che lo toccano. E l'inquadratura conclusiva mostra proprio la mano che tocca (e copre) il sesso del Crocifisso.

Non posso che esprimere ammirazione per il modo in cui il regista ha saputo evitare la tentazione di sfruttare lo scandalo a buon mercato dell'abusato accostamento Gesù/gay per smerciare la canzone. Per qualche minuto ho temuto infatti di vedere un Gesù che frullava la lingua sul velopéndulo di san Giovanni, scena di cui sentivo il bisogno quanto di un ascesso infiammato sul popò.
Al suo posto ho trovato una riflessione non banale (anche se eccessivamente ambigua) sul modo in cui le chieri-checche vivono la loro omosessualità, lacerate fra sensi di colpa, frenesie erotiche senza limiti e senso, e demenziali tentativi di "omosessualizzare" il cristianesimo (una religione che non sa cosa farsene di loro da quando il costo del petrolio è sufficientemente basso da evitare di bruciare vivi i froci per riscaldare le chiese).

Aggiungerò che il video vanta maggiore coerenza narrativa della canzone stessa, il cui testo scombinato non riesce ad esprimere un concetto di senso compiuto che sia uno (ciò che implica che è moooooolto "artistica", suppongo), della serie: "Stella gay, vita gay, vita gay, universo gay, / rock gay, cazzo gay, gay sull'asfalto / miele gay, bono gay, gay in un monaco / (...) / Re gay, gay nella notte... / Gesù è gay."
Come dire: l'omosessualità di Gesù è un elemento a cui si arriva attraverso un'argomentazione assolutamente stringente...

Resta ancora da dire della musica, che è ballabile, estremamente orecchiabile e ben arrangiata, in stile un po' electro-pop.
Il motivetto è gradevole e accattivante, anche se nella sua semplicità difficilmente avrebbe attratto l'attenzione di chicchessia (me compreso) se non fosse stato per il titolo e per il ritornello che insistono sul fatto che: "Jesus is gay".
Ma il fatto che il regista abbia saputo valorizzare, attraverso un video azzeccato, una canzone non memorabile, non mi pare decisamente sia un torto. La canzone non ci dice nulla né sull'omosessualità né su Gesù, mentre il video, nel suo piccolo, qualche emozione ce la concede.

Decisamente da vedere, o su Youtube, o sulla pagina Myspace del regista.

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