California gays [parodia, 2010]

[Nel caso i link non funzionassero si veda in alternativa qui].

Iddio esiste e punisce i malvagi.
Lo si deduce dalla punizione inflitta alla perfida casa discografica della cantante statunitense Kate Perry, che quest'estate ha lanciato il motivetto da spiaggia "California gurls" (riprendendo il titolo di una canzone da spiaggia dei Beach Boys degli anni Sessanta), accompagnandola con un videoclip assolutamente vomitevole.

Già la canzone in sé non è altro che un tipico "tormentone" estivo (e come tale ci ha rintronati praticamente ovunque, fino a che è giunto l'autunno a graziarci), ma il clip peggiora le cose, proponendo la cantante come una coniglietta mielosa affogata in una marea di dolciumi e zucchero filato. E visto che il testo parla di quanto siano carine le ragazze della California, per capire cosa "ci azzecchino" i dolciumi del video con le parole della canzone immagino ci voglia la sfera di cristallo... oppure una forte compulsione eterosessuale che spinge a vedere le donne come dolciumi da divorare.

Di fronte a questo filmato svogliato e confuso che, come si suol dire (mi scusino del linguaggio le signore -- di entrambi i sessi) "ha pisciato fuori dal vaso", uno sconosciuto regista gay poco più che ventenne, Ryan Yezak, ha dimostrato una volta di più che la crisi dell'industria musicale nasce molto più dalla carenza d'idee valide che dalla "pirateria" internettiana. Con una manciata di dollari e un gruppo di studentelli universitari gay reclutati tramite la Rete, Yezak ha infatti creato "California gays", una parodia che è decisamente più accattivante e riuscita del video ufficiale.

Va detto che il risultato è praticamente professionale, e questo si spiega con il fatto che la California è notoriamente base di un'industria del cinema attorno a cui ruota una quantità di professionisti tale, che trovarne qualcuno momentaneamente disoccupato, oppure ai primi passi e quindi alla ricerca d'occasioni per farsi conoscere, non s'è rivelata un'impresa difficile. Questo video "amatoriale" poteva contare infatti su coreografo (la brunetta scatenata col ciuffo nero), costumista, trovarobe, ballerini e quant'altro serve per realizzare un filmato "vero" (c'è stato perfino uno sponsor che ha coperto le spese!).

Insomma, la definizione di "amatoriale" in questo caso s'applica solo a metà, a differenza che in altre parodie sempre in chiave gay ispirate dalla medesima canzone, dove all'opera c'erano veri "dilettanti".
Solo qualche sbavatura evidente rivela anche ad un semplice "non addetto ai lavori" la confezione "autoprodotta": per esempio l'immagine del ragazzo che all'inizio del clip schecca contro uno sfondo di foglie è palesemente sovraesposta, i montaggi di riprese diverse in cui la luce aumenta e diminuisce di botto, oppure il fatto che il ballerino biondo alla fine del filmato sia praticamente ustionato dal sole (è color aragosta bollita), cosa che in un filmato professionale non sarebbe "passata".

Ma si tratta pur sempre d'un filmato prodotto in casa, accontentandosi di quel che si poteva fare con pochi dollari, e nella cucina casalinga anche gli avanzi non si buttano, si riciclano.

Lo scatenato gruppetto d'amici non è intervenuto sul testo della canzone: l'audio è pari pari quello della Perry (che si dice abbia gradito l'omaggio, al punto da "tweettare" ai suoi fans l'Url del video su Youtube), il che rende ancora più camp l'operazione, dato che il video gioca sul senso che girl, "ragazza", può avere nel gergo gay. Per esempio mentre la Perry si chiede cosa sarà mai a rendere le ragazze californiane tanto speciali (sarà forse qualcosa nell'acqua?), le immagini mostrano un ragazzone che esce da una piscina...

La femminilità interiore prorompe da tutto il gruppo di "ragazze" che ballano, con una tale naturalezza da farci capire che qui c'è una deliberata polemica con lo stereotipo (sì, è diventato a sua volta uno stereotipo) del gay supermacho, tenuto a "dare una buona immagine" di sé e della "categoria".

Qui si divertono tutte da pazze, quali sono, e il loro divertimento è contagioso, e si trasmette allo spettatore. I quattro milioni e mezzo di contatti registrati da questo video su Youtube nel momento in cui scrivo queste righe dimostrano che anche gli utenti hanno apprezzato il gioco.

Insomma, la godibilità del video nasce tutta da una sfacciata "checcaggine" non solo esibita, ma delibata ed ostentata, arrivando al punto da riprendere pari pari i passi dei balletti del dopoguerra con procaci ragazze in costume da bagno, fra palloni da spiaggia ed ombrelloni (qui, ovviamente, rigorosamente rainbow). La differenza è solo che qui al posto delle conigliette ci sono graziosi ragazzotti (scelti quasi tutti in base all'avvenenza fisica: notevole) che mettono in mostra la loro bellezza.

Tutto ciò ha prevedibilmente attratto le ire dei soliti catoni del mondo gay, che hanno accusato il video d'essere stereotipato e vacuo...
Critica che dimostra unicamente che al mondo, di palloni gonfiati che amano prendersi troppo sul serio, ce n'è dappertutto.
Anche fra i California gays.

P.S. Se interessa il video in cui il regista che spiega perché abbia provato l'irresistibile impulso interiore di girare questo clip, Why I made California gays, lo si trova su Youtube (ovviamente è in inglese).

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