Una ribellione necessaria. Gli atti del convegno.

Negli Atti del Convegno "Una ribellione necessaria", che si è tenuto a Firenze il 6/7/8 novembre 2009 in occasione dei vent'anni di fondazione del circolo "Azione Gay e Lesbica", un racconto che si interroga e si fa pensiero.

Tre anniversari ci permettono di riflettere con attenzione, amore e intelligenza della politica gay e lesbica: nel 1969 la rivolta di Stonewall, nel 1979 a Firenze la nascita della Linea Lesbica e infine nel 1999 la nascita di "Azione Gay e Lesbica" sempre a Firenze.
Raccontare le nostre storie è un obbligo a cui non possiamo sottrarci. Come dice Elena Biagini nella prefazione: "ogni filo di memoria che si spezza, ogni narrazione che si spegne è un percorso che le generazioni successive dovranno iniziare nuovamente".

Se la cultura accademica e le Università si mostrano sorde a compiere il lavoro di raccolta dei dati e di rielaborazione della storia del nostro movimento, è evidente che toccherà a noi intraprenderlo e portarlo a termine.

Si parte dal 1969 con un saggio di Nerina Milletti che ci racconta come si è creato il mito di Stonewall.
Gli eventi accadono, ma è il racconto e il ricordo di quegli eventi che costruisce il senso dell'accaduto:

"...le narrazioni storiche influiscono sulle nostre vite, anche quando sono scritte da gay e lesbiche.

Da questo punto di vista le ricostruzioni della "ribellione di Stonewall" possono insegnarci davvero molto perciò, più che raccontare ciò che avvenne quarant'anni fa, cercherò di mostrare in quale modo questa "storia" sia stata usata, concentrandomi in particolare sulla sua funzione di mito e sulle genealogie in cui è stata inserita, sulle fonti utilizzate per scriverla, su chi vi è stato inclusa/o e sull'eredità che ci ha lasciato".

Com'è possibile che uno degli infiniti scontri con la polizia di New York in un bar malfamato sia diventato la pietra miliare del movimento lgbt?

Chi ha partecipato a quell'evento?

Come sono andate davvero le cose?

Ma soprattutto come sono state raccontate?

E che succede quando a 40 anni dai mitici riots, che hanno dato origine alla celebrazione del Pride, emergono dagli archivi della polizia e da quelli del "New York Times" nuovi documenti e nuove fotografie?

Nerina Milletti ci guida alla scoperta della costruzione di una storia: scegliendo, scartando e infine riscoprendo personaggi, racconti, movimenti sociali. Così, quasi prese per mano, andiamo a "vedere" luoghi e persone di Stonewall.

Il saggio è costruito sul continuo confronto fra la realtà, così come la raccontano le fonte orali, i documenti - comprese le ultime acquisizioni dagli archivi della Polizia newyorkese e del New York Times - e il mito che su Stonewall abbiamo costruito. E forse risultano più importanti dell'evento stesso la forza e la capacità di dargli una forma.

Così diventa essenziale, per ricostruire un pezzo di storia del nostro movimento, anzi proprio il mito fondatore, andare alla ricerca di chi in quelle notti famose fosse presente (lesbiche, neri, portoricani, travestiti, bancari gay di Wall Street?) ma anche chi, nelle continue ri-narrazioni che si sono susseguite negli ultimi 40 anni, è stato escluso per fornire una traccia in qualche modo più coerente con le istanze della politica gay che man mano emergevano, anno dopo anno, decennio dopo decennio.

La riemersione delle lesbiche e dei neri, ad esempio, presenti nelle foto e nei verbali d'arresto della Polizia, racconta di un movimento più composito, legato all'antagonismo sociale e politico che proprio alla fine degli anni '60 esplodeva in America e in Europa.

Tre le eredità importanti di Stonewall: il Pride, nella forma che conosciamo, un corteo di gente festante, una manifestazione che tende naturalmente all'inclusione, dove

si manifesta al massimo grado quello che è stato chiamato il "dono gay" di costruire la politica come una festa, ossia quel talento che consiste nel contribuire in modo originale, vitale e divertente alla politicizzazione delle relazioni sociali";

una nuova concezione di omosessualità, "Gay is good"; la visibilità, come richiesta di spazio pubblico e non solo come autorivelazione.

Facciamo un salto di dieci anni e siamo a Firenze: Liana Borghi racconta come le lesbiche si sono organizzate, hanno costruito relazioni, storie d'amore e di pensiero, costruito e disfatto gruppi, viaggiato e scritto.

E' bellissimo seguire il racconto, taccuino per taccuino, appunto per appunto, di come le lesbiche si trovano, pensano di fare qualcosa insieme, dibattono e alla fine costruiscono.

E come i fili si annodano, punto dopo punto, altrettanto facilmente la trama si può disfare, senza neppure spezzare un filo.

Liana Borghi racconta una storia che inizia nel 1979, una storia che tutta intera non è mai stata raccontata, forse perché è necessario

"attivare un campo di disponibilità anche erotica per fare una specie di autobiografia di gruppo".

Certo una chiave di lettura della storia lesbica può essere la tensione fra l'internazionalismo e il radicamento più serrato, Firenze come un paese e il resto del mondo, un continuo movimento fra l'America e i suoi gruppi, con le aperture straordinarie di quegli anni e ciò che effettivamente si può fare da noi, fra pavimenti che crollano, posti che ci accolgono e poi ci lasciano andare, un eterno nomadismo che fa sì che gli archivi di Linea Lesbica prima e dell'Amandorla poi, siano distribuiti fra cantine e solai.

La distribuzione dei documenti un po' a casa dell'una e un po' a casa dell'altra mi sembra un'immagine molto interessante di questa cultura materiale che non vogliamo perdere: ognuna se ne deve tenere un pezzetto; la forza per trovare il modo di conservarla tutta insieme sembra infatti impossibile da ritrovare, ma i ricordi e le agende e la libreria di Liana custodiscono tesori.

Se per visibilità intendiamo la rivendicazione di uno spazio politico, il 1983 sembra segnare il momento di fondazione della comunità lesbica.

Una comunità che si riconosce per opposizione, come sempre succede.

La pubblicazione del Sottosopra intitolato "Più donne che uomini", scritto dalle donne della Libreria di Milano, costringe le lesbiche a fare i conti con il rifiuto delle donne eterosessuali o, molto spesso, pseudo tali.

"Da quel momento ci siamo trovate a difendere la visibilità della sessualità e identità lesbica, le differenze nella differenza, e il possibile accesso delle lesbiche al simbolico pur continuando a discutere delle nostre questioni fuori dalla retorica della Libreria di Milano".

Gli anni e gli impegni si susseguono, gli scritti e gli incontri, i viaggi all'estero e la piccola realtà, così ben inserita però nella realtà internazionale, fino ad arrivare al '91 e al seminario itinerante "Lavori in corso" inaugurato da Teresa de Lauretis, che in quegli stessi anni negli Stati Uniti stava costruendo la definizione di queer.

Passano altri dieci anni, un'altra generazione, ed Elena Biagini ci racconta un percorso tutto concreto, la ricerca di una sede per Azione Gay e Lesbica, una sede che sia uno spazio liberato per lesbiche e gay.

Liana Borghi ci ha raccontato di soffitti pericolanti, di materassi trasformati in divani con dei bei drappi blu, Elena ci parla delle traversie, ma soprattutto del senso e delle enormi difficoltà di avere un luogo tutto per noi, sì, ma un luogo pubblico, un luogo politico.

E ci racconta anche di una diversa modalità di rapporto con le istituzioni, un rapporto non subalterno, neppure in una città, una provincia, una regione da sempre di sinistra.
Da via del Leone, nel quartiere popolare di San Frediano, all'utopia dell'ex cravattificio di via San Zenobi (uno spazio grande, un vero e proprio loft) un paradiso agognato e presto perduto che lascia segni profondi nell'economia emotiva del gruppo, fino al luogo della sosta, una sosta lunga ben sei anni, nella casa del S.M.S. "Andrea del Sarto" per poi tornare a San Frediano, una sede più grande e una relazione sempre forte e non subalterna con l'Amministrazione Comunale.

Il centro polivalente, nel grande loft al centro di Firenze, venne chiamato "Finisterrae, un luogo estremo, nel senso di imprevisto nel mondo dell'eterosessualità obbligatoria, ma comunque nel mondo, non nell'Iperuranio". Proprio perché nel mondo, "Finisterrae pagò con la vita le difficoltà dell'autogestione, la fatica di tenere aperto un posto ogni giorno, le problematiche della visibilità"...

Ma le difficoltà principali furono quelle legate al mercato immobiliare e alle logiche di mercato in generale.

"Non fu facile per noi lasciare, abbandonare il sogno, un progetto che era stato caratterizzante del nostro politico per anni; in seguito è stato per noi molto difficile ritrovare un senso alla costruzione di un percorso, dopo che per dieci anni ne avevamo costruito uno che era finito in meno di dodici mesi, lasciando strascichi di fatica, problemi infiniti, conflittualità".

E' difficile tornare su ciò che non ha funzionato, rimane sempre del dolore e di questo rimane traccia, anche dopo dieci anni, nelle parole di Elena.

Ma un gruppo per r/esistere deve saper passare attraverso questo dolore, per risorgere in modo diverso:

"La sede di oggi non è Finisterrae, non è il nostro sogno primigenio, però è un luogo molto importante, sulla strada, aperto, dove cerchiamo di costruire quello che riusciamo".

Sono queste parole "quello che riusciamo" che segna la linea di demarcazione fra i gruppi r/esistono e quelli che muoiono di sogni.

Enzo Cucco del Fuori fa il punto della situazione, tirando le somme fra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati:

"Io ritengo che si debba, da laici quali siamo, essere consapevoli che visibilità e ambizioni personali hanno segnato il nostro movimento oltre un limite accettabile".

E Porpora Marcasciano ci ricorda un'energia che forse non si è persa è solo sopita:

"Una sessualità che investiva l'esperienza nella sua totalità, al punto che la sessualizzazione dei rapporti era una pratica riconosciuta e.. apprezzata, per spianare la strada della rivoluzione che, si tenga presente, non doveva arrivare, ma era in atto!"

Gli Atti si avvalgono inoltre dei contributi, tutti alquanto interessanti, di John Gilbert, sui movimenti degli anni '60, di Elena Petricola, sul contesto storico degli anni '60 e '70, di Bruno Casini sui movimenti artistici nello scenario gay a Firenze, di Franca Gianoni sul lesbofemminismo nei primi anni '80, di Giovanna Olivieri, sulle riviste lesbiche, di Daniela Danna sulla presenza delle lesbiche in Italia, di Marco Ravaioli sullo straordinario inizio del gruppo fiorentino all'interno del movimento universitario della Pantera e il suo incontro con le lesbofemministe, di Riccardo Bettini, di Valeria Santini e di Graziella Bertozzo sulle contaminazioni politiche di Azione Gay e Lesbica all'interno del Social Forum.

Gli Atti sono dedicati ad Alessia Ballini, Assessora della Provincia di Firenze, "amica, compagna, pioniera con molte e molti di noi" mancata all'inizio del 2011.

Richiedere il libro a:
info@azionegayelesbica.it
scrivendo in oggetto:
UNA RIBELLIONE NECESSARIA
Costo: 13 euro.

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